IN CLASSE SI APPRENDE

 

Giuseppe Valitutti

Ispettore Tecnico Sovrintendenza Scolastica di Ancona

giuvalitut@libero.it

 

L’apprendimento è uno sport al quale si partecipa in prima persona e non da semplice spettatore.  Lo studente non apprende, se sta in classe ad ascoltare passivamente.  Egli dovrà riflettere su ciò che sta apprendendo e per farlo ha bisogno di tempo.  Non basta l’ascolto; al termine di una lezione, perché ci sia apprendimento, lo studente deve essere in grado di:

1.    trascrivere il proprio pensiero critico (riflessione scritta) su quanto ascoltato;

2.    correlare quanto ascoltato alle passate esperienze;

3.    applicare quanto appreso in contesti diversi;

4.    far diventare quanto appreso parte del proprio bagaglio culturale.

 

Per raggiungere questi obiettivi come si lavora in classe? La strategia più interessante è la seguente:

1.    si dedicano 10 minuti alla spiegazione del o dei concetti;

2.    seguono 4 o 5 quesiti a scelta multipla sull’argomento (2 minuti al massimo per quesito);

3.    se gli allievi dimostrano di aver compreso, rispondendo correttamente ai quesiti (si controlla per alzata di mano), si passa a un altro concetto o gruppo di concetti;

4.    se le risposte non sono convincenti, si rivede il concetto o l’idea e si controlla, con altri quesiti, il grado di comprensione;

5.    al termine della lezione gli allievi riassumono sul proprio quaderno brevemente, in 4 o 5 minuti, quello che hanno compreso;

6.     l’insegnante assegna per casa i seguenti compiti: per tutti i quesiti a scelta multipla, risolti in classe, gli allievi dovranno spiegare le ragioni della scelta fatta (è il momento della riflessione critica, indispensabile per consolidare la comprensione e rendere duraturo l’apprendimento);

7.    sulla base dei criteri concordati con l’insegnante (indicatori, pesi, livelli, punteggio grezzo) gli studenti si assegnano da soli il voto;

8.    la lezione successiva, oppure il giorno concordato con l’insegnante, consegneranno i fogli con i riassunti della lezione e le spiegazioni delle risposte date nei quesiti a scelta multipla. Il docente li esaminerà, li siglerà e li restituirà agli allievi (senza dare il suo voto!).

9.    ogni 10 o 15 giorni si procede alla verifica con voto, che sarà costituita da quesiti simili in struttura e difficoltà a quelli utilizzati nelle valutazioni formative.  Sulla base degli stessi criteri, già usati dagli allievi nelle ripetute auto valutazioni, si attribuiscono i voti. Solitamente, per i quesiti a scelta multipla con spiegazione delle ragioni della risposta, gli indicatori utilizzati sono: chiarezza della risposta, correttezza della spiegazione, argomentazione logica.

10.  Se ci sono allievi che hanno avuto valutazioni negative, sono possibili integrazioni del voto sulla base delle auto valutazioni, che hanno preceduto la prova, che gli allievi mostreranno al docente.

 

Appare evidente che le prove di valutazione con voto difficilmente avranno un esito negativo, se sono state applicate coerentemente le regole descritte.  Anche la valutazione con voto, in effetti, si trasformerà in un momento di apprendimento e di conquista della comprensione – competenza.

Riassumendo, la valutazione continua è il processo che si basa sulle pronte risposte che gli allievi ricevono su quello che stanno facendo.  Tale strategia consente di raggiungere il successo in gran parte delle prestazioni e si basa su multipli criteri di valutazione:

1.    gli studenti si scambiano le valutazioni;

2.    gli studenti si auto valutano;

3.     l’insegnante valuta gli studenti.

 

Con gli studenti bisogna giocare a carte scoperte, facendo notare che la strategia della valutazione continua conviene: 1) perché migliora l’apprendimento; 2) perché premia il lavoro in classe e a casa, in quanto il voto delle prove può essere migliorato, tenendo conto di tutti i risultati di auto valutazione.  La motivazione ad apprendere, che questa strategia fa nascere, facilita enormemente il lavoro in classe dell’insegnante.

Ma non sono tutte rose e fiori.  Ci sono alcuni nodi da sciogliere, prima di impiantare il metodo.  E’ necessaria, in primo luogo, l’azione coordinata di tutti o della maggioranza dei docenti della classe perché, come si dice, una rondine non fa primavera.  Altro problema è la programmazione attenta delle lezioni e la scelta dei quesiti.  La programmazione può essere inizialmente faticosa, ma lo sforzo di un anno semplifica notevolmente la vita in classe degli anni successivi: è un investimento che da frutti copiosi nel tempo.  Per i quesiti non ci dovrebbero essere grosse difficoltà, perché i libri con struttura modulare più moderni offrono un vasto eserciziario, dal quale attingere. Anche Internet può venire in soccorso.  E’ sufficiente scegliere un motore di ricerca e far eseguire una ricerca sul tema: chemistry quiz.

Il progetto può disporre anche di un complesso programma, elaborato dall’Ispettore Antonino Giambò, che consente l’archivio dei migliori o di tutti i quesiti con spiegazione della risposta. I quesiti archiviati si possono richiamare per argomento oppure secondo la competenza che si vuole accertare e valutare.  L’archivio, suddiviso per materie, può interessare una sola classe oppure più classi.  Tale programma si può scaricare da Internet, facendone richiesta all’Ispettore Giambò.