UN METODO PER INDIVIDUARE INNOVAZIONI NELLA DIDATTICA CHIMICA: LA “CONTENT ANALYSIS”

 

Stefania Ciajolo Bastianini1, Gianni Michelon2, Fausta Carasso Mozzi3, Maria Grazia Tollot4

 

1ITG Sperimentale "Massari", Mestre, VE; 2Facoltà di Chimica industriale dell'Università, VE; 3IPSIA "Volta", Marghera, VE; 4Liceo Scientifico, Mirano, VE: Gruppo di Didattica delle Scienze, Università di Venezia.

 

Attualmente la ricerca in didattica chimica vede il formarsi di un numero sempre maggiore di gruppi comprendenti docenti universitari e di Scuola secondaria, con promettenti prospettive per quell’avvio del processo di cambiamento che si richiede ormai con urgenza.  A nostro avviso però le proposte di innovazione sia nei metodi che nei contenuti non tengono conto sufficientemente di quanto è già in atto nella realtà della scuola.  Infatti si potrebbero realizzare proposte più articolate e più costruttive qualora si tenesse conto dell’esperienza che migliaia di insegnanti hanno fatto, sia nelle scuole normali, cercando di sviluppare, malgrado la rigida normativa del programma ministeriale, i contenuti e i metodi giudicati più qualificanti, sia elaborando programmi nuovi nelle scuole sperimentali.  Perché non vada disperso questo patrimonio di esperienze e riflessioni, sarebbe opportuno realizzare dei canali di raccolta in modo da dare vita a un processo di cambiamento che prenda in considerazione tutte le risorse intellettuali.  Qualsiasi tentativo di innovazione, infatti, è destinato a restare improduttivo se non prevede l’intreccio fra ricerca da una parte e valorizzazione di competenze didattiche esistenti nella scuola dall'altra.

 

Esistono tecniche di descrizione statistica che permettono di ottenere i desiderati flussi di informazione in tempi relativamente brevi con l’attendibilità e la completezza di un processo scientifico.  A queste si potrebbe ricorrere per effettuare un lavoro di indagine su tutto il territorio.  Ci sembra perciò particolarmente interessante segnalare la tecnica della "Content Analysis", che già da molti anni viene utilizzata all’estero.  Nata come tecnica di indagine nel campo delle scienze umane (psicologia, antropologia, sociologia, linguistica), è oggi applicata in vari altri settori e costituisce, in Italia, una novità sperimentale: una interessante utilizzazione nell'ambito di un programma di ricerca per la sociologia della scienza è stata effettuata dall’Istituto di Sociologia dell’Università di Roma [1].  La Content Analysis è caratterizzata da un proprio specifico approccio all’analisi dei dati.  Per avere un "modello della realtà" sulla quale si sta indagando, a differenza delle scienze sperimentali che devono partire da dati strutturati, questa tecnica può utilizzare come «dati» una qualsiasi espressione del contesto (comunicazioni orali, relazioni, registrazione di interventi, pubblicazioni, ecc.).  In altre parole non è il ricercatore che stabilisce a priori quali "dati" rilevare, ma è il contesto che, offrendogli tutta la sua ricchezza di informazioni, gli permette di operare una scelta all’"interno" di un’ampia massa di dati, in modo da conseguire gli obiettivi che il ricercatore si era prefisso all’inizio dell'indagine.  Per di più, il bagaglio completo e intatto di dati rimane a disposizione del ricercatore o di altri, per successive possibili indagini.  Descriveremo dapprima gli aspetti generali della tecnica e li chiariremo poi con la descrizione di un’applicazione pratica realizzata negli USA.  Passeremo infine alla formulazione di una ipotesi di utilizzazione per offrire prospettive alla risoluzione del problema già accennato all’inizio.

 

 

Aspetti generali della tecnica

La Content Analysis comprende tre stadi logicamente distinti [2]:

·   progetto o "disegno della ricerca";

·   esecuzione;

·   produzione di "inferenze".

 

Nella fase iniziale il ricercatore esegue questa serie di operazioni (figura): 1) stabilisce gli obiettivi (target); 2) sceglie quegli elementi del contesto reale che considera dati importanti; 3) dissocia i dati dalla fonte; 4) li colloca in un contesto da lui costruito; 5) disponendo delle relazioni stabili tra dati e contesto e conoscendo i fattori che esercitano una funzione di contributo, costruisce una teoria operazionale (costrutto analitico) che gli permette di trarre inferenze sensibili al contesto dei dati.  L’esecuzione della Content Analysis, realizzata sulla base del disegno della ricerca, porta alla produzione di un modello del contesto: i dati che, in partenza, si presentavano come un insieme disarticolato, sono stati ricostruiti e si presentano ora come un complesso organizzato.  Su questo insieme è possibile fare tutte le deduzioni (inferenze) volute e arrivare ad autentiche scoperte arricchendo, in tal modo, il contenuto della conoscenza.  Delineata la metodologia, ci sembra risulti chiaro che la fase progettuale deve essere portata avanti da ricercatori che abbiano una buona conoscenza della realtà indagata.  È qui, infatti, che devono essere risolti tutti i problemi concettuali e vengono previste tutte le operazioni attraverso la realizzazione di un costrutto analitico che costituisce il ponte logico tra i dati disponibili e l’obiettivo che si vuole raggiungere.  La fase esecutiva invece può essere delegata a un’organizzazione che non ha conoscenza del contesto, ma competenze nel campo dell’approccio sistemico dei dati.  Questa differenziazione delle competenze emerge anche dall’esempio di applicazione della Content Analysis che riportiamo.

 

Esempio di applicazione pratica

Nel 1976, negli USA [3], venne approvato il programma nazionale per l’istituzione dei Teacher Center e vennero stanziati i fondi per l’attuazione.  Dalle agenzie educative locali vennero inviati progetti per la realizzazione dei Teacher Center.  Lo staff direttivo, esaminando singolarmente le proposte, per decidere in merito al finanziamento, si accorse che esse rappresentavano una sorgente ineguagliabile di informazioni sulla reazione del paese alla legislazione e regolamentazione dei programmi e inoltre sulla disponibilità dei possibili utenti a rendere attivi i centri.  Nell’insieme le proposte rappresentavano migliaia di ore di discussione contenute in 100 000 pagine.  Lo staff decise quindi che fosse importante fare una Content Analysis per ricavare preziosi elementi di informazione sullo scenario nazionale.  C’erano molte domande importanti alle quali si sperava che la Content Analysis potesse dare una risposta.  Ci fu uno sforzo sistematico per produrre informazioni che non potevano essere esplorate dal punto di vista di ogni singola proposta, ma che potevano emergere dall’intero gruppo di proposte.  Il lavoro comportò, in sintesi, quattro fasi distinte: 1) sviluppo di una scheda di descrizione della proposta; 2) addestramento degli analisti a usare questo strumento; 3) traduzione della descrizione in codice per il computer, 4) addestramento dei codificatori e codificazione.

 

Nella prima fase 15 esperti si impegnarono nel lavoro di isolare le variabili per l’analisi e di avviare il progetto; svilupparono poi una scheda di descrizione della proposta.  Per la seconda fase furono addestrati 11 analisti di varia estrazione culturale, in modo da raggiungere un buon accordo sui risultati.  Nella terza intervennero esperti di informatica.  Nella quarta, infine, furono selezionati 15 studenti di una Scuola superiore locale.  In questo modo le 100 000 pagine iniziali si ridussero a schede di descrizione e successivamente a circa 300 item.  Al termine del lavoro di elaborazione dei dati furono possibili molte importanti generalizzazioni attraverso non solo l’evidenza delle analogie, ma anche eseguendo delle comparazioni tra un gruppo di progetti ritenuti "peggiori" e un eguale numero di progetti ritenuti "migliori", in modo che la scelta delle variabili fosse governata dai dati e non da criteri esterni.  La grande quantità di informazioni ricavate attraverso questo processo, oltre a offrire la definizione del modello di Teacher Center, ha costituito un processo di feedback sulla normativa che aveva generato l’insieme dei progetti considerati.  Inoltre, poiché la Content Analysis è stata fatta nel primo anno di funzionamento del National Teacher Centers Program, ha fornito importanti informazioni a chi doveva provvedere all’assistenza tecnica ai centri operativi.  Nei casi in cui interrogativi non hanno trovato risposta sono stati evidenziati quegli ambiti per i quali era necessaria una ulteriore indagine.

 

Prospettive per una utilizzazione

La nostra proposta è quella di utilizzare la Content Analysis per rilevare le innovazioni didattiche attuate dagli insegnanti nelle loro scuole.  Alcuni interrogativi si pongono immediatamente sul tipo di materiale da analizzare e su chi deve condurre tale analisi.  Per quanto precedentemente esposto, il materiale oggetto di analisi dovrebbe essere il meno strutturato possibile e per poter essere rappresentativo della realtà delle nostre scuole dovrebbe provenire da aree di campionamento le più estese possibile e non solo da quelle legate a centri di didattica.  La gestione comporta anche la valutazione dei seguenti fattori: risorse, costi, personale, fattibilità.  Esistono due strutture che operano nel campo della ricerca didattica:

 

1) la Divisione Didattica della SCI per la parte attinente al rinnovamento dell’insegnamento della chimica; la Società può contare sia sulla sensibilità, cultura e competenza di molti operatori di istituti universitari, sia sul contributo di esperienza di alcuni insegnanti della Scuola media superiore;

2) l’IRRSAE, che si muove nell'ambito più allargato del rinnovamento generale della scuola e che, per assolvere a tale compito istituzionale, può attingere a risorse economiche e di personale e ha la possibilità di reperire esperti anche in campo sociologico e statistico.  Sappiamo che l’IRRSAE Veneto ha elaborato un piano programmatico rivolto a realizzare i seguenti punti [4]:

 

·   progetti di innovazione dei curricula scolastici, secondo aree disciplinari e livelli scolastici;

·   ricerche-intervento sulle tipologie di formazione continua degli insegnanti in servizio;

·   interventi di analisi e valutazione della nuova professionalità docente;

·   assunzione in proprio di progetti formulati da istituzione scolastiche;

·   assunzione in proprio di progetti formulati da enti e associazioni.

 

Si potrebbe realizzare una Content Analysis secondo le alternative illustrate di seguito.

1) Le due istituzioni potrebbero arrivare a convenzioni paritetiche per la realizzazione di interessi comuni (progetti rivolti all'innovazione di curricula scolastici relativamente alla disciplina chimica).  La SCI potrebbe fornire i seguenti contributi:

·   disegno della ricerca basato sulla propria conoscenza del contesto (prestabilire obiettivi, identificare e scegliere le unità di analisi, scegliere le unità tematiche);

·   estrazione di quelle informazioni che possono costituire le "reali scoperte" che i dati dell’analisi, solo considerati nel loro insieme, possono fornire.

2)         Le due istituzioni potrebbero lavorare in modo autonomo limitandosi a uno scambio di informazioni utili circa i risultati.  In questo caso la SCI, gestendo in proprio l’intera operazione, dovrebbe definire:

·   le aree di campionamento adatte,

·   e incentivazioni indispensabili per acquisire il numero più elevato possibile di risposte dai singoli insegnanti e/o scuole sulla problematica dell'ordinamento didattico (curricula, piani di studio, organizzazione dei contenuti programmatici, "orari").  Comunque la ricerca venga fatta, riteniamo irrinunciabile questa operazione, volta a ricomporre e utilizzare tutto il materiale esistente.

 

Infatti il lavoro della Divisione Didattica della SCI potrebbe essere ottimizzato e i lavori dei centri di ricerca didattica potrebbero ottenere un maggiore arricchimento se su queste strutture convergesse l’apporto del patrimonio di conoscenze, esperienze e cultura maturati nelle scuole per merito dei docenti che in esse operano.  Questo rientra nell’ottica della ricerca scientifica che non considera mai i suoi prodotti "finiti", ma sempre suscettibili di modifiche qualora vengano acquisiti nuovi dati.

N.B. – Questo articolo, cui ha collaborato la prof. Flavia Urbani, del Seminario di Pedagogia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia, è basato su un precedente lavoro elaborato dagli Autori con la prof. Giuliana Righi Cavaggioni, docente di Fisica presso il Liceo Scientifico "G. Bruno" di Mestre (Venezia).

 

Bibliografia

1. Barbano, Scienza e cultura; Teorie e programmi di ricerca sociale, Franco Angeli, Milano, 1983.

2. Krippendorff, Analisi del contenuto, ERI, Torino, 1983.

3. Yarger, Mertens, A Content Analysis of the first Teacher Centers. Program Proposals, ERIC, Washington (USA), 1980.

4. IRRSAE Veneto, Bollettino informazioni, anno I, n. 1, 1983.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1985, 7, 39-41.  Riprodotto con l’autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.