PRODUTTORI, TECNICHE E METODI ITALIANI NELLA PRODUZIONE CARTARIA IN SPAGNA

 

José Carlos Balmaceda

 

Introduzione

Sebbene sia vero che le nazioni europee nell’uso della carta siano debitrici alle civiltà arabe, la carta fu inventata in Cina, ed è altrettanto vero che la trasformazione delle tecniche usate dai cartai italiani nel XIII secolo fece diventare la carta elemento sostitutivo di altri mezzi di comunicazione di massa.  Comunque, durante quasi tutto il periodo in questione, la carta ispanico-araba non ebbe concorrenti nei mercati stranieri.  Ci sono molti documenti che certificano l’uso, la vendita e la distribuzione della carta non solo nel regno Aragonese, ma anche nel resto dei regni spagnoli, soprattutto a Napoli, in Sicilia [1] e in Oriente. Secondo cronisti arabi, la carta in al-Andalus veniva prodotta nelle città di Cordoba, [2] Toledo [3] e Granada, [4] dove l’industria della carta si sviluppò rapidamente, poiché a quel tempo il Califfato di Omeya diventa una civiltà brillante e generosa a partire dall’anno 912. [5]  Xàtiva, documentata e lodata per la qualità della sua produzione dal geografo al-Idrisi nell’anno 1154, [6] seguita ad essere il ben noto e prestigioso centro di produzione della carta del tempo.  I manoscritti studiati negli archivi della Corona di Aragona, [7] della cattedrale di Leon, [8] del regno di Maiorca, [9] e del regno della città di Valencia, [10] tra le altre raccolte, sono la prova di tale produzione. Inoltre, gli studi tecnici rivelano che le fibre e le colle usate per legare, processo di fabbricazione attribuito agli arabi, ci permettono di tracciare un diagramma dei tempi della carta “xativi”, della sua espansione e decadenza causata da vari fattori sociali e politici.

 

La produzione della carta in questa città come in altri luoghi di Valencia fu trasmessa ai cristiani nel 1244, quando la zona fu conquistata da Giacomo I.  Questo sovrano, come i suoi successori, protesse, regolamentò e ne favorì la produzione.  Un secolo più tardi, nel 1338, Pedro El Ceremonioso prese il controllo e stabilì che il formato della carta non doveva essere ridotto dai produttori di Valencia, ed anche da quelli di Xativa.  Il re Pedro IV esige che sia fabbricata secondo i vecchi metodi nella struttura, dimensioni, peso e nel 1341 e ancora 1352 insiste sulla composizione, sebbene a quel tempo la cattiva qualità della carta sia già evidente, causata forse, tra le altre cose, dalla preparazione della pasta, anche se, la causa principale è data dalla competitività del nuovo prodotto, che veniva nel frattempo fabbricato e dalle sue prestazioni più idonee all’uso e alla conservazione.  D’altra parte la conquista della Sardegna (1323) permetterà rapporti più fluidi con l’Italia facilitando l’importazione della carta italiana.  Per quanto riguarda il secolo XIV e XV, la carta italiana entrò nel mercato spagnolo, non particolarmente curato dai re di Aragona e Castiglia, che incoraggiarono le importazioni italiane nei loro territori.  Ciò nonostante, Xativa continuò a produrre carta in settori specialistici diretti da Mori convertiti, fino alla loro espulsione nel 1609.

 

La propagazione della carta italiana in Spagna

L’importazione in Italia della carta araba e la sua produzione più tardi, in vari centri, porteranno una serie di innovazioni a metà del XIII secolo.  Le cartiere fabrianesi adattarono il processo di battitura degli stracci e sostituirono la macina araba con magli a movimento alterno.  La comparsa della forma rigida con fili metallici e l’inclusione della filigrana, la sostituzione della colla amidacea con colla di gelatina animale, e nondimeno l’importante standardizzazione della sua composizione a Bologna, danno inizio all’era della carta occidentale italiana, con caratteristiche proprie. [11]  Dopo di che, l’emigrazione dei maestri cartai fabrianesi favorirà lo sviluppo di centri di produzione della carta in Lombardia, Piemonte e Genova solo per menzionare alcuni di quelli che influenzarono più tardi le cartiere spagnole.  L’esistenza di filigrane in documenti del XIV secolo nei regni della penisola spagnola ne prova la coesistenza durante questi decenni e la sostituzione con questo nuovo tipo a svantaggio della carta ispano-araba.  Al riguardo, l’apporto dato da Giovanna Derenzini [12] in Italia e Carmen Sistach in Spagna, sono importanti contributi tra quelli di altri ricercatori.  La Sistach ha esaminato la carta ispanico-araba e la carta italiana, [13] o carta con senyal, un nome che si trova in documenti di vendita di carta al Consejo di Valencia verso l’inizio del XIV secolo, [14] che rivela l’eccellenza di quest’ultimo tipo e la decadenza del primo fino a quando fu quasi definitivamente sostituito dalla Corona di Aragona a metà del XIV secolo e più tardi in Castiglia. [15]

 

Inoltre, l’esame delle filigrane descritte o riprodotte nella raccolta spagnola ci porta senza ombra di dubbio alle cartiere di Fabriano e dintorni dove venivano prodotte filigrane analoghe.  Ne è la conferma anche le vendite registrate, soprattutto negli uffici dei Branco della compagnia Datini sulle coste mediterranee. [16]  D’altro canto, le cartiere spagnole insieme ad altre novità tecnologiche avevano già incluso la filigrana nelle loro produzioni secondo la documentazione della seconda metà del XIV secolo e durante il XV con gli stemmi di Castiglia, Aragona, Xativa, Barcellona e di altre località. [17]

 

Filigrana dello Stemma della citta di Xàtiva. ARV. 1401.

 

 

Filigrana dello Stemma dei re del casato di Barcellona ARV. 1404.

 

Filigrana dello Stemma con la Corona della città di Valencia. AMCP. 1416.

 

Inoltre, le compagnie esportatrici di Ancona spedivano notevoli quantità di carta.  La maggior parte dei carichi raggiungeva Barcellona, Maiorca e Valencia dai porti di Pisa e Genova, sebbene sia molto probabile che quasi tutta la carta prodotta a Fabriano e dintorni viaggiasse via Ancona-Venezia.  La spedizione veniva effettuata sin dall’inizio del secolo e la vendita della carta era fatta dall’associazione dei mercanti di Firenze. [18]  Gli uffici delle filiali Datini di Barcellona, Valencia e Maiorca, [19] insieme ai loro rappresentanti nella Murcia e a Nazari che dettavano legge a Granada, ricevevano numerose balle di carta e ancora esistono documenti sulla qualità, prezzo e filigrana.

 

Contemporaneamente le navi catalane arrivavano al porto di Ancona da Maiorca, Barcellona e Tolosa con carichi di lana e ritornavano con risme di carta.  La prova di questo importante commercio è l’esistenza di un consolato catalano nella città di Ancona, che vi rimase fino alla fine del XV secolo. [20]  Tuttavia sarà all’inizio del secolo seguente che il nome di “carta Genova” diverrà ben noto, includendo altre regioni italiane come la Lombardia, il Veneto, la Toscana o le città di Fabriano, Camerino, Bologna, Padova, ecc., poiché tutta, o quasi tutta la carta per l’Ovest, partiva dal porto di Genova o era commerciata da mercanti genovesi.  Si deve ricordare che prima della sua apparizione come filigrana, lo stemma di Genova apparve sulle balle della carta, come è registrato in molti documenti catalani di metà del XV secolo.  È inconfutabile la frequente comparsa di questo tipo in Spagna, Sicilia e Napoli. Comunque, merci da Venezia, Napoli, Germania, paesi fiamminghi e terre Basche, raggiungevano i porti con i loro carichi per i porti spagnoli, ed anche se solo occasionalmente portavano carta, fornitori abituali venivano da Genova, Lombardia, Firenze, Francia e Savoia. [21]

 

Il contributo dei maestri cartai italiani all'industria della carta spagnola

Come vedremo in seguito, l’arrivo e la permanenza di maestri cartai italiani nella penisola iberica fu costante dal XV fino al XVIII secolo (vedi C. 2, 3, 4, 5, 6, 7).  Destinatari diretti o indiretti delle tecniche attribuite ai maestri fabrianesi, inizialmente la produzione di carta in Spagna può essere attribuita a maestri che hanno appreso l’arte da maestri marchigiani come a Valencia e Saragozza, ma arrivarono anche maestri francesi, fiamminghi, e soprattutto genovesi, questi ultimi essendo portatori delle nuove tecniche che sarebbero state perfezionate in seguito (C. 1).  Sebbene nel XVI secolo [22] ci fossero cartiere distribuite in tutta la Spagna, la produzione della carta era insufficiente a far fronte agli immensi bisogni della Corona, dell’amministrazione e della conversione religiosa nelle colonie.  È quanto si afferma nei documenti e manoscritti: c’è soprattutto la continua richiesta da parte delle autorità e degli stampatori [23] di migliorare la qualità della carta spagnola e le richieste fatte ai maestri stranieri, principalmente ai Genovesi, di insegnare le loro tecniche produttive agli artigiani locali fino al secolo XVIII.  Accadde la stessa cosa con la distribuzione e la vendita di carta che nel XVI secolo era già un prodotto portato in Spagna quasi esclusivamente da mercanti genovesi, un privilegio concesso dai monarchi spagnoli a causa della loro dipendenza finanziaria da mercanti e banchieri liguri. [24]  Comunque nella prima metà del secolo XV, malgrado il monopolio commerciale di questi ultimi nella penisola iberica, sono i mercanti fiorentini e marchigiani che detengono la fornitura per il Comune di Valencia sebbene la carta fosse alternativamente trasportata dai liguri a causa dei conflitti tra Firenze e il re Alfonso V [25]

 

C-l. Distribuzione delle tecniche cartarie fabrianesi nella penisola spagnola

 

 

All’inizio del secolo, i fornitori di carta chiamata “tosca” [26] erano i mercanti fiorentini: Guido de Matheu (1402), Lorenzo de Juan (1447) e Lorenzo Romani (1439), un cognome che fino al XVIII secolo sarà associato all'alta qualità della carta catalana.  Per la regione della Marca [27] si registravano quelli di Francisco Marquesano (1427, 1429 e 1442), Agustìn Marquesano (1437 al 1440), Francisca e il suo sposo (1449), Venanzo Marquesano (1447) e Cofre Marquesano (1451).  Il cognome Marquesano di questi mercanti, non sta a significare che appartenessero tutti alla stessa famiglia, è un cognome che indubbiamente indica le loro origini, come nel caso di Cofre Marquesano chiamato Francisco de Cofre nella documentazione, o il caso più interessante per noi in questo periodo, quello del “mercante Agostino di Giovanni, di Fabria, Ancona”.  Era conosciuto come Agosti o Agustin Marquesano e nel 1442 gli fu concesso il diritto di dare inizio alla sua attività e di esercitarla per dieci anni in città.  Sebbene questo fosse un periodo di tempo concesso abitualmente, Agustin visse nella città di Valencia per 19 anni, e da come si è visto sopra, sua moglie divenne fornitrice di carta per il Comune di Valencia. [28]

 

Questo è il primo produttore straniero documentato in Spagna fino a questo momento.  Era proprietario di una cartiera conosciuta come “la cartiera povera”, situata nella zona di Campanar, ed era, secondo i documenti del tempo, “un centro attivo per la fabbricazione della carta” ed “è di grande beneficio ed onore per la città”, [29] come attestato dai privilegi e guiajes elargiti ai vari produttori di carta che vi vennero a lavorare.  Ora conosciuto come Agustin Marquesano, avrebbe ottenuto da Re Alfonso V un permesso per quattro maestri genovesi ed uno da Caller (Cagliari-Cerdena), per lavorare nella sua cartiera.  È sorprendente che egli scegliesse cartai genovesi anche se crediamo che ciò fosse determinato dall’impossibilità per i maestri cartai marchigiani di emigrare, proprio per le numerose proibizioni imposte a quel tempo di esportare le conoscenze tecnologiche al di là dei limiti territoriali di Fabriano.  D’altra parte tutto ciò ci porta a supporre che i fabbricanti di carta di Voltri avessero raggiunto un alto grado di specializzazione.  Francisco de Johanni del Porto (Italia) fu il primo maestro ad arrivare nel 1448 e sarebbe rimasto nelle cartiere fabrianesi per quattro mesi, [30] poi il suo permesso fu rinnovato per altri quattro anni e mezzo. [31]  Questa considerazione proverebbe che l'introduzione di questo maestro avrebbe cambiato le cose nella produzione, in quanto un anno più tardi, su iniziativa di Agustin Marquesano, i maestri Thomas Andrach, Hodi Anfos, Berthon Oler e Johan Viu dei territori di Genova, si sarebbero fermati alla cartiera per sei anni e otto mesi a iniziare dal 1453. [32]  Un anno più tardi, il mercante di carta Luca de Pre, da Savona, otterrà un salvacondotto per quattro anni che includeva la sua famiglia, gli utensili, la merce e i dipendenti che sarebbero arrivati per lavorare alla cartiera [33] (C.2).  Il ricercatore G. Gayoso Carreira ha fornito un documento [34] sulla fabbricazione della carta alla fine del XV secolo a Tarascona, Saragoza, intestato al mercante di carta Jaime Perez de Fano, che allude all’attivo porto della provincia di Ancona nella regione della Marca e che avrebbe dato un diretto contributo tecnico a questa zona del centro cartario dove Perez fu attivo fino al 1533 e la cui produzione fu continuata da uno dei suoi figli (C. 3).

 

Conclusione

Nonostante non vi siano informazioni disponibili sulla fabbricazione della carta a Valencia nel XV secolo, i primi documenti sono datati all’inizio del XVI secolo in un inventario delle cartiere di Aragona, Catalogna e Castiglia [35] in cui è possibile assicurarsi che con variazioni minime, venivano usate le tecniche e i metodi occidentali: la ruota idraulica, pile con magli con chiodi e magli anche senza chiodi per raffinare la carta.  Gli stracci sono selezionati, tagliati e fatti fermentare.  Il lavoro viene eseguito con un paio di forme filigranatrici per ogni formato, teli di iuta vengono inseriti e i fogli di carta sono collati e pressati.  La carta è lucidata sul marmo e con pietra dello stesso tipo.  Le vasche e i tini sono di legno come i tavoli, diablo o sacudidor, le caldaie sono di metallo e si usa il legno per il resto degli utensili, legno e sparto.  Si fa riferimento anche allo stenditoio anche se non gli si dà una chiara collocazione.  Comunque, l’edificio che ospita la produzione in quegli anni è in generale ad un unico piano dove sono distribuiti i macchinari e le varie attività.  In alcune cartiere la carta veniva asciugata esternamente all’edificio.  L’inventario di un mulino a Palomera, Cuenca, riporta che “tutto il corpo dell’edificio era fiancheggiato da grosse corde che raggiungevano la parte chiusa”, che sta ad indicare che questa cartiera non aveva il ballatoio, o almeno quello del tipo del XVII secolo, che era più precisamente uno spazio per asciugare i fogli di carta dove venivano usate le correnti d’aria che entravano dalla porta d’ingresso e dalle finestre dell’edificio.

 

 

Fogli di carta ad asciugare all'aperto. Xilografia Catalana del XVIII secolo.

 

Nel 1531 si può trovare delle proposte di conservazione dell’ambiente da parte di Jeronimo Fabiano, di non mandare l’acqua usata nelle vasche a contaminare l’acqua che tornava al fiume, una ragione per non permettere l’installazione di cartiere.  Fabiano progettò di costruire una grande vasca o pozzi e furono usati degli scarichi dove si poteva convogliare l’acqua per essere filtrata.  Indica anche come dovevano essere installati i filtri, un doppio pezzo di seta all’uscita dell’acqua dalle vasche.  Nel secolo seguente, con l’arrivo di altri maestri, iniziò la costruzione di altre cartiere chiamate “cartiere su nuovo progetto” con una concezione moderna e funzionale dell’edificio.  La famiglia Ottonel installò una cartiera nel 1613, costruita da Santiago Ottonel, che già mostra la sostituzione delle tavole di legno con quelle di troglios o pile di pietra, chiamate anche “scatole di pietra”, come descritto da Gian Domenico Peri (1651), [36] per la fermentazione degli stracci e l’immagazzinamento della pasta.  Le pile vennero anche protette da lamine di metallo e in alcuni casi le vasche di legno furono sostituite da quelle in pietra o in muratura che saranno frequentemente usate a partire da questo periodo.

 

D’altro canto, queste fabbriche si sarebbero specializzate quasi esclusivamente nella carta bianca di qualità.  Comunque la qualità della carta dipendeva sempre dalle capacità dei maestri, dalla purezza dell’acqua e dalla qualità degli stracci.  Nel periodo in esame il miglioramento della qualità dipendeva sempre dai diversi privilegi nella contrattazione per l’acquisto di questi ultimi. [37]  Le installazioni costituivano un piccolo complesso industriale con diversi edifici per la produzione, come avvenne a Palomera (Cuenca), ad Arroyo de la Miei (Malaga) e in Galizia dove la struttura è simile alla cartiera di Voltri, inaugurata da Fabbriche en Voltri.  L’edificio aveva tre piani, in cui al piano terra avveniva la lavorazione, la così detta “zona di produzione”, il primo piano era per la residenza dei supervisori e un settore era per la collatura dei fogli; il secondo e il terzo piano erano destinati all’asciugatura della carta con un sistema accuratamente studiato di controllo del flusso dell’aria.  Gli impianti erano completati dalla casa padronale, gli alloggi per gli operai, una chiesa o una cappella e appezzamenti di terreno destinati soprattutto alle attività agricole.  Si deve a questi produttori la creazione di chiuse per creare riserve idriche che in periodi di siccità permettevano alla fabbrica di continuare la sua attività produttiva, aumentando o conservando la produttività nelle cartiere durante i periodi di secca.

 

 

Cartiera della società Manuel Centurion costruita verso la fine del XVII secolo a Maro (Malaga), fotografia fornita da JCB.

 

L’assenza di una mazza per la satinatura o maglio idraulico nei primi inventari, è un altro elemento che conferma che questo procedimento fu creato secondo la maniera genovese e l’elemento fu incluso molto più tardi [38] per sostituire la pietra levigata usata per lisciare la carta.  Tutti gli uomini e le donne che accompagnavano il maestro erano messi in grado di svolgere tutte le operazioni per la fabbricazione della carta; il carpentiere, lo spogliatore, l’inseritore, il sollevatore, il lavorente, il capo fabbrica, chi era rispettivamente addetto alla produzione e alla manutenzione dei macchinari, alla preparazione della pasta, alla preparazione dei fogli di carta e alla collatura; gli altri incarichi venivano eseguiti da donne e bambini, come documentato nelle sempre più frequenti cartiere costruite in Spagna.

 

C-2 Valencia

 

Data doc.

Fabbricante di carta

Da

Destinazione

1448

Agostino di Giovanni

Fabriano - Ancona

Valencia (Campanar)

1448

Francisco de Johani del Porto

Cagliari (Sardegna)

Valencia (Campanar)

1453

Tomas Andrach

Genova

Valencia (Campanar)

1453

Hodi Anfós

Genova

Valencia (Campanar)

1453

Bertràn Oler

Genova

Valencia (Campanar)

1453

Johan Viu

Genova

Valencia (Campanar)

1454

Luca de Pre

Savona (Genova)

Valencia (Campanar)

1690

Giacomo Pellerano

Genova

Alicante

1780

Antonio Barbarrosa

Genova

Alicante (Alcoy)

 

C-3 Aragona

 

Data doc.

Fabbricante di carta

Da

Destinazione

Fin s-XV

Jaime Perez

Fano (Ancona)

Saragoza (Tarascona)

Fin s-XV

Jaime Perez

Fano (Ancona)

Saragoza (Tarascona)

 

C-4 Catalogna

 

Data doc.

Fabbricante di carta

Da

Destinazione

1477

Tomàs Guerci

Genova

Catalogna

1477

Francesco Guergo

Genova

Catalogna

1477

Marchio Labert

Genova

Catalogna

1522

Tomàs Golo (Angulo)

Genova

Catalogna

1525

Tàlamo o terrino de Fabiane

Genova

Barcellona (Reixac)

1527

Jacques de Piamont

Piemonte

Catalogna

1531

Bautista Melibe

Genova

Barcellona (Reixac)

1538

Benito Bosan (Bozzano)

Genova

Barcellona (Reixac)

1538

Stefhano Patron (Patrone)

Genova

Barcellona (Reixac)

1541

Thàlamo de Fabian

Genova

Barcellona (Reixac)

1541

Tomas Golo

Genova

Barcellona (Reixac)

1533

Johannes Bathista Mayner

Genova

Barcellona

1544

Beneto Borsa

Genova

Barcellona (Moncada)

1556

Bartolomeo Lipora

Genova

Barcellona (Jonqueres)

1570

Francesco Pinyo

Voltri (Genova)

Catalogna

1571

Simo de Agramonte

Genova

Barcellona (Moncada)

1574

Laurencio Bosa (Bozzano)

Genova

Barcellona (Reixac)

1592

Pascuale Pollerà

Voltri (Genova)

Barcellona (Reixac)

1597

Marti Timo

Genova

Catalogna

1608

Pere Murtra (Muratore)

Genova

Catalogna

 

C-5 Andalusia

 

Data doc.

Fabbricante di carta

Da

Destinazione

1531

Xeronimo de Fabian

Genova

Granada

1581

Merlo de Scote

Italia

Jaén (Arbuniel)

1730

Gian Giacomo Bonicelli

Voltri (Genova)

Granada

1781

Felix Solesio

Finale Ligure

Màlaga (Torremolinos)

1784

Felix Solesio

Finale Ligure

Màlaga (Arroyo de la Miei)

1787

José Arado

Genova

Màlaga (Arroyo de la Miei)

1787

Domenico Guighiotti

Genova

Màlaga (Arroyo de la Miei)

1800

Francisco y Giuseppe Guighiotti

Genova

Màlaga (Mijas)

1820

Francisco Guighiotti

Genova

Màlaga (Torremolinos)

 

C-6 Castiglia

 

Data doc.

Fabbricante di carta

Da

Destinazione

1515

Juan Thomas Favario

Milano

Segovia

1536

Pedro de Escarzela e hijo

Torino

Cuenca (Hoz del Huetar)

1538

Nicolas Veneciano

Venezia

Cuenca (Hoz del Huetar)

1613

Juan y Agustin de Ottonel

Voltri (Genova)

Cuenca (Palomera)

1638

Giovanni y Antonio Picone

Voltri (Genova)

Cuenca (Palomera)

1625

Giambattista Fravega

Genova

Segovia

1685

Familia Fragas

Genova

Segovia

1685

Cristóbal Steardo

Mele (Genova)

Segovia

1685

Antonio Carbone

Mele (Genova)

Segovia

1685

Manuel Varón

Mele (Genova)

Segovia

1683

Manuelo y Niceto Rovereto

Genova

Segovia

1714

Genova

Âvila

1774

Felix Solesio

Finale Ligure (Genova)

Âvila (La Adrada)

 

C-7 Galizia

 

Data doc.

Fabbricante di carta

Da

Destinazione

1710

Bartolomeo Piombino

Genova

La Coruna (Faramello)

1710

Giuseppe Gambino

Genova

La Coruna (Faramello)

 

Bibliografia

1. J. M. Madurell, I Marimon (1972), El papel a les terres Catalanes. Ed. S. V. Casajuana, Barcelona. Burns scopre un contratto nell'archivio della cattedrale di Barcellona che contiene l’elenco del carico che partì per la Sicilia e altri luoghi verso la fine del 1267 dove in una annotazione si afferma che la “carta proviene da Murcia” il che potrebbe essere la prova dell’esistenza di industrie cartarie sussidiarie. R. I. Burns, S. I., El papel de Xàtiva, Municipio di Xàtiva, Spagna, 1999, p. 28.

2. Il geografo Muqaddsi, allude alla produzione della carta in al-Andalus durante il X secolo. O. Remie Constable, Comercio y comerciantes en la Espana Musulmana. Ed. Omega, Barcellona, Spagna. 1997, p. 231. E. Màrmol Bernal, Cordoba, la ciudad de los libros. Atti del Quinto Congresso della Storia della carta in Spagna. AHHR Sarrià de Ter. Cataluna 2003, pp. 89-91.

3. Judah Ha-Levi attorno al 1125 spedì 500 fogli di carta da Toledo al suo amico Halfon b. Nethanel in Egitto. Pedro el Venerable nel 1142 menziona dei libri ebraici prodotti con carta straccia. O. Remie Constable, op. cit., p. 231. La produzione del Breviarium et misale mozarabicum conservato nel Monastero di Silos si crede che sia stata fatta con questo tipo di carta.

4. Goitein evidenzia la qualità della carta andalusa affermando in una lettera a Granada datata 1130 che fu scritta sulla “migliore carta che io abbia mai visto nella Geniza. È quasi completamente bianca, resistente e gradevolmente liscia”, citato da O. Remie Constable, op. cit., p. 231. C. Sistach,  El papel àrabe en la Corona de Aragón, Actas del II Congreso Nacional de Historia del Papel en Espana. AHHP, Cuenca, p. 75-76, in cui sono studiate dieci lettere colorate inviate dal Re di Granada a Giacomo II di Aragona, datate tra il 1306 e il 1310,

5. Osma Mujta Al-Cabbadi, Las artes del libro en al-Andalus y el Magreb (Siglos IVH/X d C-VIII H/XV d C), Ed. El Viso, Madrid 2005.

6. Idrisi, Geografia de Espana, edizioni Anubar, Valencia 1974.

7. C. Sistach, op. cit.; (2003) Microscopio y reactivos son espejo del papel. Actas del V Congreso Nacional de Historia del Papel en E spana, AHHP. Sarriá de Ter. Cataluna 1997, pp. 45-50.

8. T. Burón Castro, Papel hispano-àrabe en el Archivo de la Catedral de Leon. Actas del V Congreso Nacional de Historia del Papel en España, AHHP. Sarriá de Ter. Cataluna 2003, pp. 97-101.

9. A. Mut Calafell (1999), Existieron molinos de papel en la Mayurqa Musulmana? Actas del III Congreso Nacional de Historia del Papel en España. Asociación Hispánica de Historiadores del Papel (AHHP). Banyeres de Mariola, Alicante 1999, pp. 39-55.

10. R. I. Burns, El papel de Xàtiva, Ayuntamiento de Xàtiva, España 1999. J. Alonso Llorca (2001), La fabrìcación de papel en Xàtiva. Actas del IV Congreso Nacional de Historia del Papel en Espana. (AHHP), Cordoba 1999, pp. 89-95.

11. G. Castagnari, L'arte della carta nel secolo di Federico II, in C. D. Fonseca (a cura), Federico II e le Marche, Roma 1994.

12. G. Derenzini, La carta occidentale nei manoscritti greci datati del XIII e XIV secolo, in G. Castagnari (a cura), Contributi italiani alla diffusione della carta in occidente tra XIV e XV secolo, Fabriano 1990, pp. 101-135.

13. C. Sistach, El papel àrabe, op. cit., pp. 71-78; Aportación al estudio del papel sin filigranas en la documentación de la Corona de Aragón. Actas del IV Congreso Nacional de Historia del Papel en España. AHHP, Cordoba 1997, pp. 97-105.

14. “Senyal del carro”, “Senyal de la campana o real”

15. T. Burón Castro, Registri della carta ispanico-araba dal 1270 al 1468, 1982, p. 95.

16. E. Ashtor, Il commercio Anconetano con il Mediterraneo Occidentale nel basso Medioevo. Ancona 1982. E. Di Stefano, La carta marchigiana sul mercato europeo e il caso di Camerino nei secoli XIV-XV, in «Proposte e ricerche», n. 54, Ancona 2005, pp. 194-221.

17. M. C. Hidalgo Brinquis, Spanish Watermarks in Le papier au Moyen Âge: histoire et techniques. Bibliologia 19. Brepols 1999, pp. 212-3

18. C. Bastianoni, G. Catoni, Impressum Senis (Storie di tipografi, incunaboli e librai), Accademia Senese degli Intronati, Siena 1998.

19. E. Ashtor (1982), op. cit., E. Di Stefano (2005), op. cit.

20. E. Ashtor, op. cit.

21. J. Hinojosa Montalvo, Sobre mercaderes extrapeninsulares en la Valencia del siglo XV, revista Saitibi, n. 26. Valencia 1976, pp. 59-92. E. Salvador, La economía Valenciana en el siglo XVI, Universidad de Valencia 1972.

22. G. Gayoso Carreira, Historia del papel en España, Diputación Provincial de Vigo. T. I. II III. 1995. O. Valls, I. Subirà, op. cit. J. M. Madurell, I. Marimon, op. cit. M. Gutiérrez, I. Poch (1999), Full a Full. La Indùstria Papelera de L'Anoia (1700-1998), l’Abadia de Monserrat, Barcellona 1999. J. C. Balmaceda, La contribución genovesa al desarrollo de la manufactura papelera española, CAHIP, Spagna 2005, pp. 84-92.

23. J. C. Balmaceda, op. cit., pp. 65-84.

24. Ibid., pp. 21-36.

25. I mercanti fiorentini furono espulsi dalla Corona di Aragona e la loro merce fu bandita fino a quando fu regolamentata con la firma a Napoli della riconciliazione tra Venezia, Milano e Firenze nel 1455.

26. Nei registri per la carta del 1400 era aggiunta la parola “tosca” o “toscha”.

27. Le cartiere di Fabriano, Fermignano, Camerino e Pioraco erano situate in questa regione.

28. Archivo Municipal de Valencia (AMV). Claveria comuna, 0-25, f. 194r. M. D. Cabanes Pecourt, El Consejo valenciano y la compra de papel en la primera mitad del siglo XV, Actas IV Congreso Nacional de Historia del Papel en España, AHHP, Cordoba 2001, pp. 143-148.

29. “se fahia novament paper, co qui era una notable introduccio en haches regne e molt de gran benefici e honor de la dita ciutat e cosa publica de aquella, car ans darà a qui per tot lo temps pasta era necessari y ne fos portat d'altres parts stranyes a les cuals redundava lo propit e utilitat...”

30. Archivo del Reino de Valencia (ARV). Bailfa general e Intendencia, libro n° 1151 f. 498r e 499v.

31. ARV. Bailfa general e Intendencia, libro n° 1150 f. 407v.

32. ARV. Bailfa general e Intendencia, libro n° 1151 f. 647r.v.

33. ARV. Bailfa general e Intendencia, libro n° 1152 f. 848v - 849v. Documentos publicados por Ma J. Carbonell Boria, Ma I. Manclùs Cunat, Papeleros italianos en Valencia. Actas III Congreso Nacional de Historia del Papel en España, AHHP, Cuenca 1999.

34. APZ. Esc. Juan Arruelo, Leg. 9. E3, folio 206. G. Gayoso Carreira, op. cit., p. 60.

35. I mulini di Villanueva de Gallego, Tarascona, Saragoza (1515) e Cuenca.

36. I frutti di Albaro, Genova 1651, Italia.

37. J. C. Balmaceda, Los fabricantes del papel del molino de Maro, Investigación y tècnica del papel, n. 145, 2000, pp. 342-362.

38. Questo elemento è usato a Voltri dal 1660. M. Calegari, F. Fossati, Le cartiere genovesi: un po' di storia, Cuad. 14, Genova 1988.

 

 

Pubblicato originariamente in L’impiego delle tecniche e dell’opera dei cartai fabrianesi in Italia e in Europa, a cura di Giancarlo Castagnari.  © Cartiere Miliani Fabriano – Fedrigoni Group, p. 109-119.