LE PRINCIPALI FONTI DOCUMENTARIE FABRIANESI PER LA STORIA DELLA CARTA DAL XIV AL XV SECOLO

 

Giancarlo Castagnari

 

Sul processo di acculturazione che introduce nell’area fabrianese la lavorazione della carta si formulano diverse teorie senza per altro pervenire a conclusioni storicamente attendibili.  Per la consistenza della produzione, per il numero degli addetti al settore e per l’evoluzione tecnica raggiunti nella seconda metà del XIII secolo è altresì accettabile l’ipotesi secondo la quale le origini della manifattura cartaria a Fabriano risalgono ad epoca anteriore e cioè ai primi anni del Duecento; origini che, tuttavia, si perdono in quell’incerto e ancora oscuro periodo arabo-italico contraddistinto dal passaggio della fabbricazione della carta coi sistemi arabi o di imitazione araba a quelli introdotti dai Fabrianesi con le innovazioni ad essi attribuite: utilizzazione delle pile a magli multipli, collatura con gelatina animale, foglio filigranato. (1)  Anche se i primi nomi di cartai fabrianesi appaiono negli atti del notaio Berretta datati 1283, soltanto nel 1326 risulta ufficialmente costituita l’Arte della carta bambagina. (2)  Lo attesta un documento membranaceo del 30 giugno 1326 nel quale il nome di Masscius Bene Vite (arte cartariorum bambacis) figura fra i quattro Priori eletti per il mese di luglio dello stesso anno.  È questo un punto di riferimento che conferma la presenza attiva della corporazione dei cartai nei primi decenni del XIV secolo e, nello stesso tempo, attesta, unitamente ad altre fonti documentarie coeve, la vivace articolazione sociale del giovane Comune appenninico che si consolida in un territorio strategicamente importante per i collegamenti tra l’Umbria e le Marche, che partecipa alle intrigate vicende politiche e militari dell’epoca, alle lotte fra guelfi e ghibellini, localmente guidati gli uni dai Fidismidi e gli altri dai Chiavelli.

 

Un Comune che, per la sua intraprendenza, dovuta in gran parte al potenziale umano di cui dispone e ai fermenti che si sprigionano dalla sua fiorente economia manifatturiera, raggiunge un alto livello di civiltà chiaramente riscontrabile negli statuti comunali e delle Arti, nelle floride istituzioni cittadine, nella difesa della propria autonomia e dei propri interessi, nelle forme urbane, nell’uso delle risorse naturali, nei prodotti dell’artigianato, nelle arti figurative, nella vita religiosa. (3)  Nella prima metà del Trecento l’economia fabrianese è in piena espansione, la giurisdizione comunale si estende fino a Cerreto d’Esi, a Genga e a tutti i castelli del contado, inglobando un territorio di quasi 36.000 ettari che nel 1436 conta 3.600 fuochi. (4)  I primi documenti cartacei fabrianesi con i «segni» o filigrane delle lettere «I» e «O», di due piccoli cerchi tangenti esternamente e di linee in croce terminate da circoli, risalgono al 1293 e si trovano nel fascicolo n. 3 delle «rivendicazioni comunali». (5)  Sono gli stessi «segni» ai quali si riferisce Aurelio Zonghi quando, nel presentare le «antiche carte fabrianesi all’esposizione generale italiana di Torino nel 1884», accenna ad un’arte «già di molto avanzata» in quest’epoca e comunque derivante da un tipo di lavorazione diversa da quella araba. (6)

 

D’altro canto i campioni di carta fabbricata tra il 1283 e il 1293, analizzati dal Brun e dal Briquet, confermano che i Fabrianesi usano canapa e lino e praticano la collatura alla gelatina animale e che i documenti risalenti a quegli anni, conservati negli archivi locali, si presentano tutti con le stesse caratteristiche tecniche, ma lasciano agevolmente intravedere l’evoluzione qualitativa della produzione verificatasi in poco più di un decennio. (7)  Del resto è assodato – in sede storiografica lo ribadiscono Ramelli, Zonghi, Briquet, Gasparinetti, Emery ed altri – che a Fabriano nella seconda metà del Duecento la carta compie un salto di qualità dovuto ai nuovi processi di lavorazione.  Si spiega così la ragione della larga diffusione del prodotto nei mercati europei e la favorevole accoglienza dei cartai fabrianesi in alcune città delle Marche, dell’Umbria, della Toscana, dell’Emilia, del Veneto, della Liguria, dell’Abruzzo e della Campania. (8)  Si giustificano così i motivi, difficilmente confutabili con prove concrete, che inducono a definire Fabriano «culla della carta in Europa» o a sostenere che le più antiche cartiere d’Europa di impianto non arabo sono sorte in territorio fabrianese o – in termini più riduttivi – a confermare la rilevante importanza di questo centro marchigiano nella storia della carta.  Gli archivi fabrianesi sono ricchi di documenti cartacei filigranati della prima metà del XIV secolo e di atti che si riferiscono all’Arte della carta e ai suoi adepti operanti nello stesso periodo.  A questo proposito il Baravelli ricorda che gli strumenti notarili repertoriati dal 1297 al 1347 a Fabriano «sono tutti vergati su carte locali, provenienti da cartiere diverse, fabbricate con lino». (9)  Le fonti principali si rintracciano nell’Archivio Storico Comunale, nei fondi dell’Ospedale del Buon Gesù (o Brefotrofio) e Zonghi-Moscatelli dello stesso archivio, nell’Archivio Notarile presso la Sezione fabrianese dell’Archivio di Stato.  Altra testimonianza di enorme valore storico sono la raccolta di filigrane del canonico Aurelio Zonghi, depositata presso la Biblioteca Comunale di Fabriano, e quella – ora di proprietà privata – del fratello prof. Augusto.

 

Aurelio, bibliotecario e archivista di elevata professionalità, noto per aver riordinato gli archivi comunali di Fabriano, Fano, Jesi e Osimo, stimato ed onorato dal Monaci, dal Mazzatinti, dal Briquet, dal Geriux, dal Blanchet, dal Kirchner, colleziona circa 300 fogli filigranati, prelevati da documenti degli archivi fabrianesi, datati dal 1293 al 1599 e suddivisi in 135 voci.  Augusto, a sua volta, riunisce 1.900 «segni» ripartiti in 152 voci, ottenendo un campionario che per le sue peculiarità è giudicato «una delle pietre fondamentali della storia delle filigrane e quindi della carta». (10)  Il risultato di questo lavoro protrattosi per anni è noto su scala internazionale grazie all’editore olandese Labarre, che nel terzo volume della collana «Monumentha Chartae Papyraceae Historiam Illustrantia» intitolato Zonghi's Watermarks, stampato ad Hilversum nel 1953, riproduce i disegni delle filigrane, raccolte e catalogate dagli Zonghi, eseguite con maestria dal fabrianese Carlo Canavari. (11)  Sulle marche delle carte fabrianesi, sulle filigrane, sulla loro origine e importanza, sulla loro utilizzazione, per rintracciare la data di un documento che ne è privo, si dilungano a sufficienza i due studiosi fabrianesi nelle loro opere attualissime che costituiscono uno dei maggiori contributi italiani alla cultura storica della carta e alla fìligranologia europea. (12)  In questa sede è invece opportuno approfondire le principali indicazioni che si possono ricavare dalla collezione conservata presso l’istituto bibliotecario fabrianese.  Intanto va sottolineata la correttezza di Aurelio Zonghi che, nella sua qualifica di Bibliotecario comunale e conservatore dell’Archivio Storico, in data 21 febbraio 1881 comunica al Sindaco della sua città la realizzazione di «una collezione di fogli filigranati» provenienti dai fondi archivistici e chiede il permesso di presentare la raccolta alla «Esposizione industriale di Milano avendo speranza che nell'interesse della storia e della scienza le sarà fatto buon viso». (11)  Nel giro di ventiquattro ore il Sindaco Amorosetti autorizza l’invio del materiale a Milano rivolgendo allo Zonghi l’unanime plauso della Giunta Municipale per l’idea che – si tiene a precisare nella risposta del Sindaco – «torna a decoro del Paese». (14)

 

Pochi mesi dopo Briquet da Ginevra invia allo Zonghi una lettera, datata 28 dicembre 1881, con la quale si congratula per lo studio «tres interessant» su Le marche principali delle carte fabrianesi dal 1293 al 1599 – resoconto sulla collezione inviata a Milano – definito «un vero monumento elevato alla Città di Fabriano». (15)  Così prima fra i due studiosi e poi anche con Augusto Zonghi si stringono rapporti di amicizia e di collaborazione, comprovati da una serie di lettere di rilevante interesse per lo scambio di notizie relative ai risultati delle ricerche condotte fra il 1881 e il 1887. (16)  Lettere, che, se ci sarà data l’opportunità, vorremmo pubblicare, in appendice allo studio sui rapporti fra gli Zonghi e gli studiosi di filigranologia.  Da queste fonti si apprende che il Briquet fa analizzare i campioni prelevati dai fogli di carta lavorata dai Fabrianesi fra il 1293 e i primi anni del ‘300 dal prof. Brun dell’Università di Ginevra.  Al microscopio risulta che sono tutti fabbricati con stracci di canapa e lino e trattati con colla di gelatina animale.  Recentemente l’analisi eseguita, in attrezzati laboratori, sulla medesima campionatura, fornita al Briquet da Aurelio Zonghi, ha dato gli identici risultati ottenuti un secolo fa dagli analisti dell’Ateneo svizzero.  In un'altra serie di lettere scambiate tra Augusto Zonghi e l’ing. Ernest Kirchner di Francoforte sul Meno, filigranologo e industriale della carta, negli anni 1886-87, si ricava un’affermazione di rilievo storico.  Scrive lo Zonghi il 22 marzo 1886: «Il lavoro di mio fratello prova con documenti non dubbi che il consumo delle carte fabrianesi non era limitato alla sola Italia ma che si estendeva largamente anche all’estero specialmente nei secoli XIV e XV.  Quindi non dubito che le filigrane da lei raccolte siano di carte fabrianesi e non mi sarà difficile di dichiararlo giovandomi della mia raccolta». (17)

 

Successivamente, dopo aver preso visione dei campioni inviatigli dal Kirchner, lo Zonghi non ha difficoltà a dichiarare che i fogli filigranati dell’archivio di Francoforte provengono alcuni da cartiere fabrianesi altri da quelle venete. (18)  Del resto lo Zonghi si dimostra particolarmente interessato allo studio delle filigrane del XIV e XV secolo quando confida al suo corrispondente tedesco che «scopo pricipuo è stato quello di portare un qualche sussidio alla paleografìa ed alla bibliografia per la determinazione della data dei codici e delle edizioni che ne mancano». (19)  Coerentemente ai propri interessi egli correda la sua raccolta, che nel 1884 invia all’Esposizione Generale Italiana di Torino, di 562 filigrane del ‘300 e di 793 del ‘400, mentre il fratello Aurelio nel 1881 totalizza, relativamente agli stessi secoli, 123 e 128 esemplari. (20)  In diverse occasioni Augusto esprime soddisfazione per aver potuto con la sua collezione «determinare l’età dei codici che mancano di tale indicazione e non solo per quelli di archivi nazionali ma anche per quelli esteri poiché la carta fabrianese nel secolo XIV è nota in tutti i mercati d’Europa, ed è facile persuadersene se si esaminano accuratamente qualche codice specialmente del secolo XIV». (21)  Per l’attuale disponibilità alla consultazione la raccolta di Aurelio Zonghi, anche se meno ricca di esemplari rispetto a quella del fratello Augusto, è la principale fonte fabrianese che, in sede storica, assume rilevanza europea, un sussidio prezioso per approfondire la conoscenza della diffusione della carta in Italia e in Occidente e, in particolare, ricercare la provenienza dei fogli utilizzati dai tipografi della seconda metà del ‘400. (22)

 

L’utilità della raccolta si riscontra inoltre nella seriazione dei «segni» secondo l’andamento diacronico che scandisce l’epoca di fabbricazione e nell’indicazione puntuale dell’acronimo relativo all’archivio dal quale proviene il documento: AB = Archivio Brefotrofio, AC = Archivio Comunale, AN = Archivio Notarile.  Risalendo ai numerosi documenti disponibili vanno distintamente esaminati i cartacei, che consentono l’analisi della materia scrittoria e la lettura dei «segni» mediante la speratura dei fogli e la definizione delle varietà, della qualità, del tipo, della dimensione delle carte per qualificare e quantificare la produzione delle gualchiere medievali fabrianesi e quindi la presenza dei loro prodotti in altri paesi, da quelli cartacei e pergamenacei nei quali si riscontrano nomi di cartai e atti vari attinenti all’esercizio dell’arte della carta e del suo commercio.  Sui primi hanno lavorato i fratelli Zonghi, ma ancora molto c’è da indagare su questo materiale cartaceo assai variegato e costituito da quaderni di fogli di diversa fattura e dimensione quasi sempre filigranati con marche che mutano, a volte da un anno all’altro e a volte nello stesso anno, nel simbolo-soggetto o soltanto nei particolari, nelle dimensioni e nei contorni, di modo che due filigrane dello stesso segno, ripetuto in tempi diversi, seppure provenienti dallo stesso tino, messe a confronto non risultano mai identiche.  Da questa massa di documenti si può ricostruire l’evoluzione della tecnica cartaria dalla fine del ‘200 agli inizi del ‘500 e l’influenza esercitata dai metodi di lavorazione fabrianesi e quindi dai cartai locali nelle fabbriche sorte, durante questi due secoli, in Italia e in Europa, ove di frequente si registrano presenze di artieri fabrianesi e marchigiani. (23)  

 

Inoltre si possono predisporre i termini di paragone o di confronto con documenti di altri archivi per conoscere la provenienza del supporto cartaceo, per stabilire il luogo ove quel dato tipo di carta è stato fabbricato e quindi inoltrarsi nella difficile impresa di ricostruire i dati qualitativi e quantitativi del prodotto fabrianese esportato e i luoghi e i tempi della sua utilizzazione e del suo maggiore consumo. Infine si può verificare quanto sia esatta l'affermazione di Aurelio Zonghi che scrive: «Se a Fabriano non si può dare per ora la gloria di aver lavorato la prima carta di lino, non le si può certo togliere quella di averne fabbricata tanta fin dal principio del secolo XIV e così via via, da riempirne l’Italia e provvederne in abbondanza le altre nazioni, in ispecie la Svizzera e la Francia». (24)  Quindi si può ribadire con il Salvioni che le filigrane «col loro numero accennano alle molte fabbriche od alle molte qualità di produzione del paese in cui vengono raccolte.  Così pure, il trovare altrove documenti in gran numero con quelle marche che si sanno essere o vi si sospettano di appartenere ad una data località, può far giudicare dell’indole e dell’estensione del suo commercio». (25)  Del resto anche Basanoff sostiene che «il disegno delle varie filigrane ci permette di conoscere le peregrinazioni e le origini di un dato tipo di carta, e alcuni di tali itinerari nell’Europa medievale, rinascimentale e post-rinascimentale offrono il modo di capire abbastanza chiaramente i problemi che l’industria cartaria dovette affrontare nel corso della sua diffusione». (26)  Della seconda categoria di documenti si deve prendere in considerazione il primo protocollo del notaio Berretta nel quale si citano i nomi di alcuni cartai in cinque atti, il più antico dei quali, datato 1283, si riferisce alla vendita di una casa da parte di tal mastro Pietro a Jacoputius Madi cartaio. (27)  Fanno seguito gli atti, rogati nel febbraio 1306 dal notaio Giovanni di maestro Compagno da Cerreto, collegati alla storia di un’antica gualchiera «a cincis» posseduta dal monastero di San Vittore delle Chiuse e ceduta in affitto. (28)  In molti di essi si precisa che il rappresentante del monastero si impegna di costruire unam domum ad spandendum cartas. (29)

 

In questo periodo, precisamente fra il 1305 e il 1312, sono 15 i maestri che esercitano a Fabriano l'industria della carta con i nomi riportati nei fogli filigranati fabbricati nelle loro rispettive gualchiere. (30)  Un bellissimo esemplare del 1309, appartenente alla raccolta Zonghi, riporta il nome di Cresci con a fianco l’iniziale M che probabilmente indica un Michele Cresci rintracciabile poi nel protocollo di Matteo di Mercatuccio contenente gli atti rogati fra il 1320 e il 1321 (31).  Nel giro di un anno sono 19 i contratti stipulati fra cartai e si contano 36 nomi di addetti a questa attività produttiva. (32)  Prevalgono i contratti di lavoro ad operandum et studendum artem chartarum bombicinarum, di locazione di gualchiere «a cincis», di società ad artem chartarum bombicinarum exercendam; si contraggono anche prestiti di denaro e si effettuano acquisti di risme di carta.  Significativo l’acquisto di 100 risme di carta da parte di Egidius Massii de Fabriano presso il cartaio Zutius che vende il suo pregiato prodotto cum ugnale dirti Zutii, ossia con il proprio marchio in filigrana. (33)  Dagli atti di Matteo di Mercatuccio si intravedono l’efficienza e la consistenza di una manifattura locale specializzata e organizzata in corporazione molto prima di quanto si riscontra nei documenti comunali del 1326 riguardanti l’elezione al priorato di un rappresentante dell’arte cartariorum.  Utile sussidio per ricostruire il formulario notarile medioevale del luogo relativo ai contratti di società, di compravendita, di prestazione d’opera, di donazione, che divengono altrettante esemplificazioni per la storia del diritto privato, questa documentazione fornisce dettagli strettamente connessi alla storia della carta quali il diffuso e acquisito impiego della pila a cincis pistandis e delle «marche», i patti e le condizioni per esercitare correttamente l’arte della carta secundum consuetudinem et usum diete artis, il costo della manodopera, il prezzo unitario delle risme, la localizzazione delle gualchiere extra portam plani in contrada ynsule juxta viam.

 

In realtà è la prova più consistente e più antica del mondo cartaro cittadino che svela la vivacità, l’intraprendenza, il senso degli affari, l’abilità contrattuale di un artigianato che è anche una componente economica e politica della fiorente istituzione comunale e dell’emergente borghesia imprenditoriale, cioè della classe sociale che si contrappone alla nobiltà feudale per la ripartizione del potere.  Soltanto con la produzione e il commercio della carta agli inizi del XIV secolo Fabriano esce dall'isolamento al quale sembrerebbe essere relegata a causa della sua posizione geografica; stringe rapporti con le maggiori città italiane e si inserisce nei principali mercati europei.  È del 1347 una spedizione a Venezia di 622 risme di carta bambagina «grossa» insieme ad altra partita di 72 risme di diversa qualità. (34)  Il primo a rilevare questa peculiarità fabrianese è Bartolo da Sassoferrato nel suo trattato di diritto pubblico De insignis et armis. (35)  Il grande giurista intorno al quinto decennio del ‘300 riconosce che spesso si deve a un mestiere raffinato la rinomanza del luogo; a questo proposito porta per esempio Fabriano: ...«in Marchia Anchonitana est nobile castrum, cuius nomen Fabrianum ubi artificium faciendi chartas (...) principaliter viget; ibique sunt aedificia multa ad hoc et ex quibusdam artificiis meliores chartae veniunt, licet etiam in aliis faciat multum bonitas operantis, et ut videmus hic, quodlibet folium chartae habet suum signum, per quod significatur cuius aedifici est charta». (36) 

Egli, annotando che i Fabrianesi contraddistinguono i fogli con una marca di fabbrica, riconosce e conferma che Fabriano è la città dove si esercita principalmente il mestiere di cartaio e che la sua fama si deve a quel genere di attività e alla qualità dei suoi prodotti.

 

La testimonianza resa da Bartolo ribadisce l’apprezzamento positivo dato alla carta fabrianese anche da illustri studiosi e accademici che – per ovvie ragioni – hanno frequenti occasioni di usare e quindi di giudicare la qualità dei fogli e di conoscere bene la materia scrittoria degli amanuensi che forniscono i testi a professori e studenti dei vari atenei.  Si deve inoltre ricordare che Bartolo elargisce la sua scienza giuridica nello «Studio» di Perugia, la città umbra che fra Tre e Quattrocento è uno dei principali empori di carta fabrianese.  Continuando l’analisi delle fonti è obbligo segnalare alcune pergamene del fondo Ospedale del Buon Gesù (o Brefotrofio) depositato presso l’Archivio Storico Comunale.  A cominciare dal 1348 si individuano alcuni atti che ripropongono i consueti contratti di società e di compra-vendita di carta.  Fra questi si ricava un inventario dei beni del mercante Filippo di Matteo, detto Cava, nel quale, fra l’altro, si elencano tinelli e arnesi delle gualchiere avute a nolo dai silvestrini-benedettini di Monte Fano e un quantitativo di balle di carta depositato nel fondaco di Venezia, dove operano due procuratori del ricco mercante. (37  Di notevole interesse una locazione d’opera del 1372 per la raccolta degli stracci (ad colligendum cincis) a Pisa fra Bartolo di Guiduccio da Fabriano e certo Mancio anch’esso fabrianese; (38) una lite per il pagamento di sette risme di carta bambagina al prezzo di 3 libre e 15 soldi la risma; (39) una vendita di una casa con il cialandro e accessori per 200 fiorini d’oro. (40)  Fra le pergamene del XIV secolo, appartenenti allo stesso fondo, è rilevante un recupero crediti da parte del facoltoso mercante Lodovico di Ambrogio di Bonaventura, che nomina un procuratore per ottenere dagli eredi di un mercante di Siena la somma di 347 fiorini d’oro pisani per il residuo pagamento di alcune partite di carta fornite tra il 1398 e il 1412. (41) 

 

Nella collezione delle pergamene conservata presso l’Archivio Storico Comunale figura, in data 29 giugno 1361, l’acquisto, forse il primo, di due valchiere «a cartis bombicinis» in località Cacciano da parte di Guido di Alberghetto Chiavelli, meglio noto con il nome di Guido Napoletano (1325-1404), che nel 1378 consolida definitivamente la signoria a Fabriano della sua potente famiglia. (42)  Un’altra testimonianza, che dimostra l’interesse dei Chiavelli per l’industria cartaria, la fornisce una pergamena proveniente dall’archivio domenicano di S. Lucia.  È un ordine podestarile del 25 settembre 1453 che accoglie la rivendicazione, promossa dai domenicani, di un canone su due cartiere legato per testamento nel 1412 a quella chiesa da Chiavello di Guido di Alberghetto Chiavelli.  Il magistrato impone che sia eseguita la volontà del testatore e che sia immessa nel possesso delle gualchiere l’Arte dei cartai con l’obbligo di corrispondere il canone annuo ai frati predicatori. (43)  «Il fatto stesso che alcune nobili e ricche famiglie come i Fidismidi e i Chiavelli favoriscono lo sviluppo dell’arte cartaria con l’acquisto di gualchiere che gestiscono direttamente o concedono in affitto ai propri protetti e sostenitori, prova con quale impegno i Fabrianesi assecondano l’espansione della domanda di un manufatto da cui si ricavano sicuri profitti, ma contemporaneamente dimostra che la nobiltà di origine feudale, esercitando il controllo sulle attività industriali, monopolizza il potere economico per riacquistare lentamente quella posizione egemonica che occupa la borghesia artigiana e mercantile.

 

«In questa contesa saranno proprio i Chiavelli ad avere la meglio e potranno così nella seconda metà del XIV secolo divenire gli unici incontrastati signori di Fabriano.  Non a caso – tanto per citare l’esempio più calzante – Guido Napoletano Chiavelli, che dispone di un’immensa proprietà fondiaria, è fra i più attivi nel partecipare al mondo degli affari impiegando notevoli sostanze nell’acquisto di beni immobili, nella gestione di mulini, nell’industria della carta e della lana e nei commerci {...}.  Guido Napoletano intuisce che inserendosi nel mondo imprenditoriale e della finanza può indebolire il potere delle Arti ed avere maggiore spazio di manovra per attuare quella politica clientelare con cui assicurarsi il consenso dei ceti popolari economicamente più deboli.  Per realizzare questo disegno continua a profondere tesori e a creare senza molti scrupoli difficoltà a coloro che ostacolano la sua politica instaurando un regime di concorrenza con bassi costi di produzione tale da indurre molti piccoli imprenditori a cessare l’attività e a vendere le proprie gualchiere, rilevate prontamente dai Chiavelli sempre disponibili per potenziare nuove aziende da far gestire ai soci o agli amici della potente famiglia». (44)  Una politica e un comportamento che provocano l’avversione di quel mondo imprenditoriale e finanziario umiliato, esautorato ed emarginato e il conseguente feroce eccidio del 26 maggio 1435.  I congiurati – fra i quali figurano alcuni cartai la cui corporazione deve aver avuto un ruolo determinante nella vicenda – massacrano senza pietà tutti i maschi della famiglia Chiavelli che personifica l’odiato regime tirannico per restaurare, secondo un preciso calcolo politico, il governo delle Arti e poi ottenere la protezione di Francesco Sforza che accetta ben volentieri la sottomissione del Comune di Fabriano. (45)  L’ardito piano, che mette in atto la congiura, è ideato da un gruppo elitario della borghesia che si è economicamente consolidata nella seconda metà del XIV secolo, un cinquantennio durante il quale si sviluppano enormemente la manifattura e il commercio della carta.

 

Non è azzardato dire – seguendo i conteggi effettuati da Osvaldo Emery – che, verso la fine del ‘300, dalle locali cartiere escono 48.000 risme di carta all’anno, qualcosa come 9.600.000 fogli e che agli inizi del XV secolo la produzione annua della carta raggiunge i 250.000 chilogrammi. (46)  Sono approssimazioni che hanno un reale fondamento riscontrabile nei sette registri riguardanti il commercio della carta bambagina conservati nell’Archivio Storico Comunale e attribuiti alla «compagnia» del mercante Lodovico di Ambrogio di Bonaventura. (47)  Il più antico abbraccia il periodo che va dal 6 aprile 1363 al 26 giugno 1366.  Gli altri ricoprono un arco di tempo che va dal 1395 al 1416.  Valide testimonianze si ricavano da un’altra serie di registri – definiti «Libri dei cialandratori» – riguardanti il periodo dal 1436 al 1468 ed appartenenti a Cicho Antonio de Ser Cicho da Fabriano cialandratore apareahiatore de charta bambagina. (48)  I recenti studi effettuati e quelli tuttora in corso su questo materiale danno la misura del livello raggiunto dall’industria cartaria fabrianese e della sua larga diffusione dovuta massimamente al pregio qualitativo del prodotto. (49)  Costi di produzione, prezzi della materia prima (gli stracci), costi di spedizione e luoghi di destinazione, salari, materiale per l’imballaggio, tipi, qualità, quantità, dimensione delle carte, «segni» (filigrane), utensili, localizzazione di alcune cartiere, addetti, organizzazione mercantile, contabilità commerciale si possono ricostruire da un'attenta lettura di questi registri che senz’altro sono le fonti principali e più preziose che permettono di quantificare l’entità dei commerci e della produzione cartaria a Fabriano fra Tre e Quattrocento. (50)

 

D’altro canto l’importanza e la fama raggiunte dal principale prodotto locale si riscontrano anche nello Statuto comunale del 1436 che vieta tardivamente a chiunque di erigere in un raggio di 50 miglia da Fabriano edifici per fabbricare carta e di insegnare i segreti dell’arte a chi non risiede nel territorio del Comune. (51)  Alcuni decenni più tardi i trasgressori di questa legge sono dichiarati «ribelli» e banditi dalla città con la conseguente confisca di tutti i beni.  A tale decisione il Consiglio dei Duecento perviene il 26 agosto 1470, su istanza della stessa corporazione dei cartai. (52)  Gli interventi della magistratura comunale per mantenere insieme all’esclusiva la continuità della produzione si estendono anche alle attività collaterali e di supporto alla fabbricazione della carta.  Nel 1445, infatti, i Priori, prevedendo che, con la morte del «maestro» modulare Piero di Stefano (unico artigiano in tutta la Marca capace di costruire i moduli per fabbricare i fogli), si spenga anche la professione del modulare, lo invitano ad insegnare il mestiere a suo figlio o ad un apprendista.  Il vecchio «maestro» acconsente di buon grado e promette inoltre di costruire o riparare moduli soltanto per uso degli opifìci locali. (53)  Durante la signoria sforzesca, per evidenti ragioni di opportunità politica, il Comune di Fabriano nel 1436 dona ad Angelo Simonetta, cancelliere di Francesco Sforza, duo paria gualcheriarum positarum in districtu Fabriani in vocabulo S. Laurentii {...} cum dominibus. edifitiis, spanditoriis, vallatu et acqueductu, et cum omnibus et singulis massaritiis et aliis instrumentis et rebus, privandosi così di una proprietà che è anche una notevole risorsa economica per un’amministrazione pubblica già duramente provata dagli eventi e in condizioni economiche poco floride. (54)

 

Di quanto i Fabrianesi siano attenti e scrupolosi custodi dei loro beni patrimoniali ed in modo particolare delle strutture e degli impianti manifatturieri cartari lo attesta il promemoria inviato allo Sforza da parte del Comune per il tramite di Vincenzo di Nofrio mercante e trascritto nelle riformanze del 1438 ove si legge che l’eccellentissimo signore «per tutela e guardia de la dieta terra et per defensione de le valchere de la carta de la dieta terra, si digne concedere licentia alla dieta sua comunità, che possa fare edificare ono pezzo de torre nella valle de Cancelli, ore più comodo serra et meglio parerà alla dieta sua comunità, per guardia, defentione et tutela predicta» . (55)  In quella valle, infatti, lungo le sponde del fiume Giano, affluente dell’Esino, per il tratto che da Cancelli va a Fabriano, sorgono le gualchiere da difendere e proteggere nell'interesse della collettività.  La potenza economica e l’importanza sociale dell’Arte della carta trovano riscontro anche nelle cerimonie religiose.  In un codice dell’Archivio di S. Venanzo è registrato in data 23 giugno 1400 il versamento da parte della corporazione di 38 anconetani per la festa di S. Giovanni Battista, patrono della città, un’offerta che risulta la più alta rispetto a quelle elargite dalle altre università consorelle.  Passando al fondo notarile, depositato presso la sezione dell’Archivio di Stato di Fabriano, l’indagine diviene complessa e laboriosa per la consistenza del materiale cartaceo conservato, sul quale andrebbe condotta un’approfondita ricognizione e un’attenta lettura dei protocolli appartenuti ai notai che hanno rogato dal 1297 agli inizi del XVI secolo. (56)

 

Sulla scorta di alcune indicazioni rilevabili dalla bibliografia storica a disposizione è opportuno indirizzare la ricerca, a titolo esemplificativo, sui protocolli di Agostino di Matteo, notaio in Fabriano dal 1373 al 1423, dai quali si possono estrapolare una serie di arti che ancora una volta confermano l’efficientismo di un settore di produzione e l’intraprendenza manageriale dei mercanti locali. (57)  Questo notaio, dal 1391 al 1423, fra atti di vendita, contratti di locazione, recupero crediti e donazioni accumula una folta documentazione connessa agli affari sviluppatisi intorno al settore cartario e fornisce indicazioni sui prezzi di vendita della carta in anni diversi, sul valore venale delle gualchiere e sul movimento dei capitali liquidi per l’esercizio della mercatura. (58)  A questo punto si può concludere osservando che, con queste fonti e con le altre rintracciabili dopo accurate ricerche, si può ricostruire la storia di una industria e valutare il suo peso economico nell’area di incidenza.  Ma per conoscere con maggiore precisione i rapporti che Fabriano intreccia con altri centri italiani ed europei e per delineare con esattezza il ruolo avuto da questo centro marchigiano nella diffusione della carta in Occidente sarebbe opportuno andare a scavare negli archivi pubblici e privati di altre città, alcune delle quali, come Fano, Perugia, Prato, Firenze, Siena, Pisa, Bologna, Ancona, Venezia, Genova, Sulmona, Roma, Napoli, sono centri di consumo e di commercio della carta che si fabbrica lungo le sponde del fiume Giano, nella valle tra Cancelli e Fabriano.  Quando poi con l’invenzione della stampa l’industria della carta riceve l’impulso dovuto ai più consistenti consumi e i centri di produzione si moltiplicano e spesso coincidono con gli insediamenti delle principali e più famose tipografie del ‘400, il prodotto fabrianese continua a distinguersi come un articolo pregiato e ricercato.  Un prodotto che alla fine del XV secolo è esaltato dall'umanista Francesco Maria Grapaldo nella sua opera De partibus aedium per le sue inconfondibili prerogative e per la sua inimitabile bianchezza (cum in candore prae caeteris Fabrianae commendentur) (58)

 

Precedentemente pubblicato in G. Castagnari (a cura di), Contributi italiani alla diffusione della carta in Occidente tra il XIV e XV secolo, Roma, Pia Università dei Cartai, 1990.

 

Bibliografia e Note

1. Cfr. A. F. Gasparinetti, Carte, cartiere e cartai fabrianesi, estratto da «Il Risorgimento Grafico», fasc. 9-10, 1938, Milano, pp. 373-376.

2. Archivio Storico Comunale Fabriano (d’ora in poi A.S.C.F.), Atti del notaio Berretta, vol. 1279, ce. 19, 30r, 106, 110. Per il documento del 1326 v. A.S.C.F., Sezione Cancelleria, Riformante, vol. 2, c. 8.

3. Cfr. G. Castagnari, Dall'impresa artigiana all’industrializzazione, in ID. (a cura di), La città della carta. Ambiente società cultura nella storia di Fabriano, Jesi 1986, pp. 203-206 (2a edizione).

4. G. Castagnari, Tutela e uso del territorio nell'alto Esino secondo gli ordinamenti comunali dei secoli XIV e XV, in «Proposte e ricerche», fasc. 20, 1988, Senigallia pp. 85-86.

5. A.S.C.F., Sezione Cancelleria, Rivendicazioni comunali, vol. 3.

6. Aurelio Zonghi, Le antiche carte fabrianesi alla esposizione generale italiana dì Torino, Fano 1884, pp. 3-5.

7. C. M. Briquet, Recherches sur les premiers papters employés en occident et en orìent du X au XIV siècle, Paris 1886, pp. 62-63.

8. A questo proposito vedi A. Gasparinetti, op. cit., e dello stesso Autore, Le cartiere di Montecassino a S. Elia Fiumerapido, Milano 1956, pp. 15-16; Documenti inediti sulla fabbricazione della carta in Emilia, Milano 1963, pp. 33-37. Cfr. C. Ramelli, Sulla fabbricazione della carta a Fabriano, Fabriano 1855, p. 9; D Urbani, Segni di cartiere antiche, Venezia, 1870, p. 7; N. Barone, Le filigrane delle antiche cartiere nei documenti dell'Archivio di Stato di Napoli dal XIII al XV secolo, Napoli, 1889, pp. 4-5 e 13-18; F. Dini, Le cartiere in Colle e la famiglia Morozzi, notizie, in «Miscellanea Storica della Valdelsa», 10-11,2-3, 1896, pp. 181-188; A. Basanoff, Itinerario della carta dall'Oriente all'Occidente e sua diffusione in Europa, Milano 1965, pp. 31-47.

9. E. Baravelli, Le origini della carta e delle filigrane. Disegno storico, Fabriano 1935, p. 15.

10. Cfr. A. F. Gasparinetti, Sulla raccolta di filigrane di mons. A. Zonghi, estratto da «L’Industria della carta», Roma, 1943, p. 5. Per la biografìa di Aurelio Zonghi (1830-1902) vedi A. Crocetti - R. Sassi, Aurelio Zonghi nel primo centenario della nascita, Fabriano 1930 e I. Quagliarini, Aurelio Zonghi maestro delle scienze ausiliare della storia in G. Castagmari (a cura di), I protagonisti della cultura storica fabrianese, Fabriano 1987, PR 83-113.

Augusto Zonghi (1840-1916), professore di matematica e scienze, archivista e bibliotecario per vocazione, collabora attivamente con il fratello Aurelio. Pubblica saggi, frutto delle sue laboriose ricerche.

11. Monumenta Chartae Papyraceae Historiam Illustrantia (or collection of works and documentes illustrating the history of paper), vol. III, Zonghi's Watermarks, Hilversum, 1953, tavole 1-134.

12. I fratelli Zonghi sintetizzano i risultati dei loro studi e delle loro ricerche in tre brevi saggi monografici ai quali si rimanda: Aurelio Zonghi, Le marche principali delle carte fabrianesi dal 1293 al 1599, Fabriano 1881 e Le antiche carte fabrianesi alla esposizione generale di Torino, cit.; Augusto Zonghi, I segni della carta. La loro origine e la loro importanza, Fabriano 1911.

13. A.S.C.F., Fondo Zonghi-Moscatelli, busta 27, arte della carta, fasc. 2.

14. Ibid.

15. Ibid., fasc. 3. Nella lettera del 28 dicembre 1881 Briquet si rivolge ad Aurelio Zonghi in questi termini: «Je ne donte pas que vos indications ne rendent service à tous ceux qui sont appellés à déterminer l’age de certains manuscrits ainsi que la provenance des premiers produits des arts graphiques».

16. Ibid., fasc. 3. Le lettere del Briquet conservate nel fondo Zonghi-Moscatelli sono tutte in lingua francese e provengono da Ginevra.

17. Ibid., fasc. 4, corrispondenza Augusto Zonghi-Ernest Kirchner (dal 1886-1887). Lettera dello Zonghi in data 22 marzo 1886.

18. Ibid., fasc. 4, lettera dello Zonghi in data 26 luglio e 30 novembre 1886.

19. Ibid, fasc. 4, lettera dello Zonghi in data 22 marzo 1886.

20. I dati relativi alla raccolta di Aurelio Zonghi si ricavano da una sua distinta delle marche, rintracciata in A.S.C.F., Fondo Zonghi-Moscatelli, busta 27, fasc. 7. Per la raccolta del fratello Aurelio si rimanda alla collezione conservata presso la Biblioteca Comunale di Fabriano.

22. A.S.C.F., Fondo Zonghi-Moscatelli, busta 27, fasc. 5, lettera a Augustin Blanchet del 9 maggio 1900 in occasione dell’invio della raccolta di filigrane all’Esposizione Universale Internazionale di Parigi, dove è dichiarata ufficialmente «unica al mondo».

22. Cfr. L. Febvre - H. J. Martin, La nascita del librata, Bari 1985 pp. 13-17. Per gli studi delle filigane antiche v. A. F. Gasparinetti (a cura di), Aspetti particolari della filigranologia, Milano 1961.

23. Cfr. A. F. Gasparinetti, Carte, cartiere, cartai, cit. 408-426.

24. Aurelio Zonghi, Le antiche carte fabrianesi, cit, p. 23. Vedi anche «Il Bibliofilo. Giornale dell’arte antica e moderna», a. V, n. 7 (luglio 1884), Bologna, pp. 106-108.

25. G. B. Salvioni, recensione a: Le marche principali delle carte fabrianesi dal 1293 al 1599 raccolte e dichiarate dal canonico Aurelio Zonghi, estratto da «Archivio Veneto», tomo XXII, parte II (1881), Venezia.

26. A. Basanoff, Itinerario della carta, cit., p. 11.

27. A.S.C.F., vol. 1279, Protocollo del notaio Berretta, cc. 19, 30v, 110, 111, 136.

28. A.S.C.F., Fondo Brefotrofio, vol. 1286, protocollo n. 13, notaio Giovanni di maestro Giovanni da Cerreto, cc. 20, 20v, 21, 21v. R. Sassi, Un'antica cartiera dei monaci di S. Vittore sul Sentina, estratto da «Atti e Memorie» della R. Deputazione di Storia Patria per le Marche, s. V, vol. V, Ancona 1942.

29. A.S.C.F., Fondo Brefotrofio, vol. 1286, cit., c. 21.

30. Augusto Zonghi, I segni della carta, cit., pp. 15-26.

31. Cfr. raccolta di filigrane Zonghi, XIII/1, anno 1310, presso la Biblioteca Comunale di Fabriano. A.S.C.F., Atti privati, vol. I, il nome di Michaele Crissci Vite di Fabriano de q.sci Venanti appare a c. 11, atto del 14 settembre 1320, a c. 25v (20 ottobre 1320), a c. 27 (23 ottobre 1320).

32. Ibid., cc. 4v, 11, 12, 14, 16v, 17v, 24v, 25v, 27v, 30, 31, 36, 37, 37v, 56, 81v, 88v, 95. Cfr. Augusto Zonghi, I segni della carta, cit., p. 24.

33. Ibid., c. 56, atto del 9 gennaio 1321.

34. A.S.C.F., vol. 1293, Atti del notaio Benvenuto di Cortaduccio, c. 41 (28 agosto 1347).

35. A. E Gasparinetti (a cura di), Aspetti particolari della filigranologia, cit., pp. 29-30.

36. lbid., p. 30.

37. A.S.C.F., Fondo Brefotrofio, pergamena n. 956, 2 settembre 1349.

38. Ibid., pergamena n. 1137, 18 dicembre 1372.

39. Ibid., pergamena n. 1135, 2 dicembre 1372.

40. Ibid., pergamena n. 1129, 2 febbraio 1372.

41. Ibid., pergamena n. 1311, 14 gennaio 1412. Altri riferimenti: pergamene n. 1297, 17 novembre 1406 e n. 1315, 28 luglio 1413.

42. A.S.C.F, Raccolta pergamene, busta 9, n. 439, 29 giugno 1361.

43. Archivio Domenicano di S. Lucia Fabriano, pergamena n. 154, 25 settembre 1453. Le pergamene provenienti da questo archivio sono ora di proprietà della famiglia Bargagnati, vedi R. Sassi, Le pergamene dell'Archivio domenicano di S. Lucia in Fabriano, in «Fonti per la storia delle Marche» della R. Deputazione di Storia Patria per le Marche, Ancona 1939, pp. 69-169.

44. G. Castagnari, Dall'impresa artigiana, cit., p. 212.

45. Per la strage dei Chiavelli si rimanda alla cronaca di fine 500 presso la Biblioteca Comunale di Fabriano, ms. 232/10, trascritta da R. Sassi Un'antica narrazione inedita dell'eccidio dei Chiavelli, in «Studia Picena», vol. III (1932), Fano, pp. 221-133. Per i rapporti intercorsi tra lo Sforza e il Comune di Fabriano vedi M. Mariani, Francesco Sforza e la città di Fabriano, 1435-1443, Senigallia 1908.

46. G. Castagnari, Dall'impresa artigiana, cit., pp. 209-210.

47. A.S.C.F., Mercatura della carta, voll. 1351, 1352, 1353, 1353, 1355, 1356, 1448. A questi si aggiunge il registro n. 1357, appartenuto a Bonaventura, figlio di Lodovico, relativo agli anni 1435-1439.

48. A.S.C.F., Libri dei cialandratori, voll. 1210, 1358, 1359, 1360, 1361, 1362. Il vol. 1358, non attribuibile a Cicco Antonio, registra anch’esso l’attività di cialandratore nelle sue prime carte non numerate e deteriorate e prosegue con una serie di annotazioni contabili dell’anonimo procuratore (camborero) dei mercanti Antonio e Giacomo di Alberto, che inviano partite di carta ad Ancona, a Fano e a Matelica.

49. G. Castagnari, N. Lipparoni, Arte e commercio della carta bambagina nei libri dei mercanti fabrianesi tra XIV e XV secolo, in «Atti e Memorie» della Deputazione di Stona Patria per le Marche, vol. 87 (1982), Ancona 1989, pp. 185-222.

50. G. Castagnari, Dall'impresa artigiana, cit., pp. 206-212.

51. A.S.C.F., Sezione cancelleria, Statuti, n. 3, libro, rub. 24.

52. A.S.C.F., Sezione cancelleria, Riformanze, vol. 20, cc. 14-15.

53. A.S.C.F., Sezione cancelleria, Riformanze, vol. 5, c. 4v, 22 dicembre 1445.

54. A.S.C.F., Sezione cancelleria, Riformanze, vol. 3, cc. 63-64, consiglio di credenza del 6 febbraio 1436. Cfr. A. Gianandrea, Della Signoria di Francesco Sforza nella Marca secondo le memorie e i documenti dell'Archivio fabrianese, Firenze 1889, p. 33.

55. A.S.C.F., Sezione cancelleria, Riformanze, vol. 4, c. 89v, 14 luglio 1438. Cfr. A. Gianandrea, op. cit., pp. 83-84.

56. Si riporta l’elenco cronologico dei notai (1297 - inizio XVI secolo) i protocolli dei quali si conservano presso l’Archivio Notarile di Fabriano (d’ora in poi A.N.F.), con l’annotazione degli anni nei quali i sotto citati notai cominciano e rispettivamente cessano di rogare, vedi O. Marcoaldi, Guida e statistica della città e Comune di Fabriano, Fabriano 1873, pp. 311-312.

1     Giovanni di Mastro Compagni, dal 1297 al 1325

2     Francesco Adiutoli, dal 1315 al 1347

3     Crescio Giovannetti, dal 1321 al 1325

4     Filippo Martutii, dal 1321 al 1327

5     Bartolo Petrutn, dal 1324 al 1324

6     Dionisio di Mastro Giovanni, dal 1339 al 1346

7     Marino Punì, dal 1350 al i'352

8     Donato Bentivoglio, dal 1364 al 1364

9     Roggiero Totiutii, dal 1364 al 1365

10   Diotesalvi di Bonaventura, dal 1364 al 1422

11   Pietro di Ventura Coluzzi, dal 1369 al 1371

12   Agostino di Matteo, dal 1373 al 1423

13   Rinaldo di Ser Francesco Nicoluzi dal 1400 al 1418

14   Giovanni di Ser Federico, dal 1407 al 1409

15   Monte di Ser Diotesalvi, dal 1408 al 1440

16   Gaspare Stelluti, dal 1439 al 1469

17   Girolamo di Ser Monte, dal 1445 al 1454

18   Francesco di Giuliano Milliuttii, dal 1451 al 1469

19   Giacomo Tinti, dal 1454 al 1480

20   Giacomo di Benedetto Nicolutii, dal 1456 al 1458

21   Tommaso di Ser Giacomo di Benedetto, dal 1465 al 1514

22   Agostino di Francesco di Giuliano dal 1469 al 1499

23   Giovanni di Stefano, dal 1471 al 1495

24   Francesco di Ser Bartolo di Clemente, dal 1473 al 1517

25   Nicolò Venturini, dal 1473 al 1520

26   Pietro Antonio Brunetti, dal 1475 al 1503

27   Pietro Corazzari, dal 1476 al 1500

28   Paolo di Ser Giacomo, dal 1479 al  1481

29   Francesco Iannarelli, dal 1486 al 1487

30   Biagio di Piero di Ser Giacomo Pedonci, dal 1488 al 1540

31   Agostino di Mastro Antonio, dal 1489 al 1537

32   Gabriele Revelloni, dal 1491 al 1526

33   Baldassare dell’Uomo, dal 1492 al 1517

34   Giovanni Francesco Perini Malatesta, dal 1493 al 1529

35   Pier Domenico Clan, dal 1495 al 1555

36   Santoro dell’Uomo, dal 1496 al 1552

37   Ilario di Francesco, dal 1496 al 1499

57. Indicazioni sugli archivi fabrianesi si ricavano nelle opere citate del Gasparinetti e dei fratelli Zonghi, altre si rintracciano in O. Angelelli, L'industria della carta e la famiglia Miliani in Fabriano, Fabriano 1930.

58. A.N.F., Protocolli del notaio Agostino di Matteo. Si indicano i principali documenti relativi all’industria e al commercio della carta:

6 giugno 1391, c. 285, contratto di locazione (loca a naulo). Giovanni di Francesco di Cola di Moscano loca a naulo per 3 anni 4 gualchiere a chartis bombicinis in contrada piano di Camporesio per 100 fiorini secundum consuetudinis artis cartarum e che siano atte ad gualcandum.

8 febbraio 1392, c. 321, atto di vendita. Francesco di Matteo di Riguccio vende ad Apollonio di Nicolò di Venanzo il terreno ubi fuerunt olim duo gualchiere a cartis bombicinis situate nella villa di Cancelli tuxta viam flumen per 10 fiorini d’oro.

14 ottobre 1404, c. 6, atto di vendita. Meo di Venanzo di Cicco vende una balla di carta fina per 13 ducati d’oro.

Il luglio 1405, c. 53, recupero crediti. Ciuccio di Gilio risulta creditore di 25 ducati d’oro per fornitura di 2 balle di carta fina.

13 luglio 1405, c. 53, atto di vendita. Lodovico di Ambrogio vende 4 balle di carta per 52 fiorini.

19 febbraio 1406, c. 89v, atto di vendita. Gli eredi di Francesco di Bartolo, detto Acquacotta da Matelica, vende a Lodovico di Ambrogio di Bonaventura 4 gualchiere a cartis, spanditoio ed altri arnesi in baylia Camporesi per 540 ducati d’oro.

6 giugno 1406, c. 110v, prestito di denaro, Lodovico di Ambrogio di Bonaventura riceve in prestito da Ansuino di Puccio da Camerino 300 ducati d’oro per negoziare nell’arte della carta. Lodovico promette di restituire la somma entro due anni con un interesse.

20 novembre 1421, c. 634v, atto di vendita. Meo di Venanzo vende 4 balle di carta fina per 48 ducati.

29 dicembre 1421, c. 636v, atto di vendita. Ser Francesco di Nicoluccio vende a Francesco di Donato di Ventoruccio una posta di carta. La gualchiera è situata in baylia Cancelli iuxta viam flumen.

Altre vendite: nel 1422, c. 656, nel 1423, c. 696, nel 1423, c. 703.

8 marzo 1423, c. 688, atto di donazione. Gregorio di Nicoluccio di Paniarello di Cambio dona alla chiesa di S. Venanzo di Fabriano una terra e due poste di gualchiere a cartis in baylia Cancelli, vocabolo Ripe.

59. F. M. Grapaldi, Da partibus aedium, Parma 1516, pp. 115-116, la prima edizione di questa opera esce, sempre a Parma, nel 1494.

 

 

Figure 1 - 2. Linee in croce terminate da circoli (a. 1293)

 

Figure 3 - 4. Forma di 8 arabico ribaltato (a. 1293)

 

Figure 5-6-7. Lettera «i» (a. 1293)

 

Figura 8. Circoli concentrici (a. 1297)

 

Figure 9-10-11. Lettera «o» (a. 1293)

 

Figura 12. Puzzoli Z (nome di cartaio - a. 1309)

 

Figura 13. Crissci M (nome di cartaio - a. 1309)

 

Figura 14. Cressce M (nome di cartaio - a. 1310)

 

Figura 15 - 16. Bene (nome di cartaio - a. 1310)

 

Figura 17. Tinto (nome di cartaio - a. 1324)