LA DIASPORA DEI CARTAI FABRIANESI.  UN’INDAGINE STORICA APERTA

 

Giancarlo Castagnari

 

In memoria di Jean Irigoin

Un monde sans papier est un

monde incroyable

 

Per “diaspora” dei cartai fabrianesi intendo quel fenomeno, iniziato intorno alla metà del XIV secolo, che si identifica con l’esodo degli artigiani, esercenti il mestiere di cartaio, dal territorio del Comune di Fabriano, fiorente centro manifatturiero appenninico fra Marche e Umbria.  Questi tecnici ante litteram o maestri di un’arte fiorente nell’alta valle dell’Esino, preceduti dalla notorietà del loro prodotto, andarono – per iniziativa personale o per chiamata – a lavorare o ad impiantare attività cartarie in Italia e in altri paesi europei.  Esportarono così un mestiere antico – quello del cartaio – che ebbe origine in Oriente.  Essi però furono anche portatori di una nuova tecnologia che alla fine del Duecento trasformò la carta araba in carta europea, anticipando una sorta di "know how" e contribuendo a fare di Fabriano la capitale della carta nel basso Medioevo.  Il fenomeno della diaspora, avvertito in sede storiografica a cominciare dall’ultimo ventennio del XIX secolo, non è stato sufficientemente studiato per conoscerne e approfondirne le origini, le cause, la dimensione, i riferimenti terminali nello spazio e nel tempo.

 

Prima di approfondire l’argomento voglio aprire una parentesi.  Tra i fattori che contribuiscono ad attribuire a Fabriano il titolo di “città della carta” figura la ripresa in loco degli studi storici dovuta in questi ultimi venti anni alla promozione di convegni e alla pubblicazione della collana di “storia della carta”, fondata dalla Pia Università dei Cartai nel 1986, con il determinante patrocinio e sostegno delle Cartiere “Miliani”, che, a loro volta, perseguendo il solco di una antica tradizione culturale, nel 2003 hanno pubblicato un prezioso ed elegante volume intitolato L'opera dei fratelli Zonghi. L'era del segno nella storia della carta.  Mi piace a questo punto aggiungere che la cultura storica a Fabriano si coniuga con la formazione di professionisti che conseguono il titolo di perito presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Aristide Merloni” sezione ad indirizzo cartario e di ingegnere al termine del corso di ingegneria della produzione industriale cartaria, gestito dall’Università Politecnica delle Marche e voluto dall’Unifabriano.  Due scuole che sono anche un serbatoio di tecnici al quale hanno attinto ed attingono le industrie cartarie italiane.  Purtroppo c’è da rilevare che nei piani di studio dei due corsi non è previsto l’insegnamento di storia della carta.  A Fabriano sono operanti anche due importanti istituzioni: il Museo della Carta e della Filigrana, fondato nel 1984 per iniziativa delle Cartiere “Miliani” e del Comune, l’Archivio Storico delle stesse “Miliani” che conserva documenti risalenti al 1782, un Archivio aziendale fra i più antichi e importanti d’Italia.  Chiudo la parentesi.

 

Per quanto riguarda gli studi e la ricerca sviluppatisi in ambito locale è d’obbligo fare riferimento ad Aurelio Zonghi, lo storico fabrianese che individuò fra i primi il fenomeno della “diaspora”, portando un notevole contributo allopera di Charles Moïse Briquet, che dello Zonghi fu amico ed estimatore.  Nella breve monografia del 1881 Le marche principali delle carte fabrianesi (p. 11) lo Zonghi fa riferimento ad antiche cartiere fondate o dirette da Fabrianesi e al fiorente commercio della carta di cui si conserva la memoria in alcuni registri di mercanti del XIV e XV secolo, conservati presso l’Archivio Storico Comunale di Fabriano.  Particolarmente interessanti e preziosi quelli appartenuti alla compagnia mercantile di Ambrogio di Bonaventura e al più famoso figlio Lodovico, che si vuole identificare con il donatore effigiato in una tavola del pittore Gentile raffigurante la Madonna col Bambino tra S. Nicola da Bari e Santa Caterina d’Alessandria, eseguita nel 1395 e destinata secondo alcuni alla Chiesa di S. Caterina in Castelvecchio, secondo altri alla chiesa di S. Nicolò.  Nel 1911 Augusto Zonghi, fratello di Aurelio e suo prezioso collaboratore all’ordinamento delle antiche carte fabrianesi, nel saggio I segni della carta la loro origine e la loro importanza riprende l’argomento della “diaspora”.  Dopo aver ricordato che il fratello aveva seguito l’andamento dei commerci e segnalato la rilevantissima quantità del prodotto che Fabriano esportava in altre città d’Italia e all’estero nei secoli XIV e XV (pp. 22-23), sostiene che nel Trecento le gualchiere fabrianesi producevano carta a ritmo serrato, nonostante che “operai fabrianesi – cito le sue parole – attratti dal lucro, avevano già fatto sorgere fabbriche di carta in diversi centri della nostra Penisola, creando in tal guisa alla industria nostra una concorrenza fatale” (pp. 26-27).

 

Seguendo la diffusa logica corporativistica dei Comuni medioevali, Fabriano per fronteggiare la situazione prese i dovuti provvedimenti e nello statuto del 1436 vietò a chiunque di erigere in un raggio di 50 miglia dal proprio territorio edifici per fabbricare carta e di insegnare i segreti dell'arte ad alcuno non residente nel Comune.  Questa fu la prima tardiva norma con cui il legislatore intervenne per proteggere la corporazione dei cartai dalla concorrenza di altri centri – cartiere fondate da Fabrianesi erano già attive – e per difendere l’economia locale che doveva in gran parte la sua floridezza alla lavorazione e ai commerci della carta, senza peraltro rendersi conto che il settore manifatturiero cartario locale andava saturandosi evidenziando la criticità di un sistema monoproduttivo di qualità, che fino a quel momento non aveva fatto i conti con il sopraggiungere della concorrenza.  Nel 1470, su istanza degli stessi cartai, il consiglio generale giudicò atto di ribellione, con la conseguente confisca dei beni, il “far conoscere” il magistero dell’arte di fabbricare carta o actare aliquod aedificium ad construendas carta bombicinas.  Il breve accenno alla legislazione comunale del XV secolo documenta il propagarsi del fenomeno “diaspora”, inteso sia come esodo di manodopera specializzata che cercava nuovi spazi, lontani dalla patria, in luoghi dove si registrava un aumento della domanda di carta, dovuto specialmente alle necessità della nascente arte tipografica, sia come impiego di tecniche fabrianesi praticate da cartai di altre regioni d’Italia e d’Europa.  A proposito di tecniche è esemplare il provvedimento della magistratura comunale datato 1445.  I reggitori del Comune prevedendo che con la morte del maestro modularo Pietro di Stefano, unico artigiano in tutta la Marca capace di costruire i moduli o forme per fabbricare i fogli, si sarebbe estinta la professione che esercitava, lo invitarono ad insegnare il difficile mestiere al figlio o ad un apprendista di sua fiducia.  L’anziano “maestro” acconsentì e promise anche di costruire o riparare moduli soltanto per uso delle manifatture locali.

 

Augusto Zonghi non esita a sostenere che già nel XV secolo la concorrenza delle fabbriche di carta fuori Fabriano doveva essere “rilevantissima, poiché il prodotto che si confezionava altrove – egli scrive – non era forse inferiore al fabrianese per essere eseguito da quegli operai che si erano addestrati nelle patrie officine, ove avevano appresi i processi di fabbricazione e si erano resi famigliari quegli attrezzi, che una pratica più che secolare aveva perfezionati” (p. 27).  D’altro canto la consistente diffusione delle carte filigranate fabrianesi nel tardo Medioevo – il fenomeno è segnalato anche dal Briquet nel suo Dizionario – aveva accresciuto la fama dei cartai che la fabbricavano e che, per la loro professionalità, venivano benevolmente accolti quando andavano a lavorare altrove.  Nel 1936 Giambattista Miliani, imprenditore e umanista di elevata cultura storica, afferma che “l’arte di fabbricare la carta fu dai maestri fabrianesi portata prima nei paesi vicini a Fabriano, poi insegnata e diffusa quasi ovunque in Italia e di là in diversi paesi d’Europa”.  Poco dopo nel 1938 Andrea Gasparinetti, uno dei più autorevoli storici della carta, nel suo pregevole saggio Carte, cartiere e cartai fabrianesi e successivamente in altri suoi scritti, affronta l’argomento e indica i principali centri dove i fabrianesi hanno contribuito alla fondazione di cartiere a cominciare dal XIV secolo.  Egli cita Bologna, Padova, Battaglia, Treviso, Pinerolo, Foligno, Salò, Colle Val d’Elsa, Sampierdarena, Voltri, Sant’Elia Fiumerapido.  Giunge infine a trarre interessanti conclusioni.  È d’accordo con lo storico francese Henri Alibaux nel sostenere che “principalmente dall’Italia e non dalla Spagna l’arte di fabbricare la carta sia passata in Francia”, probabilmente con il soggiorno dei Papi in Avignone (1309-1378).  A questo proposito ricorda la francesizzazione di parole italiane usate in questa industria.

 

Dello studio del Renker il nostro Gasparinetti si avvale per confermare che nel 1390 la prima fabbrica tedesca di carta a Norimberga di proprietà di Ulmann Stromer all’inizio ebbe impegnati i cartai italiani Francesco e Marco de Marchia, probabilmente di origine marchigiana.  Accenna anche ai fratelli Galileiani che fondarono a Basilea la prima cartiera svizzera, dei quali tornerà a parlare in un articolo intitolato Le vecchie cartiere di Basilea, pubblicato dalla rivista “L’Industria della carta” nel 1959 (a. 13, n. 3).  A sua volta Anna Basanoff, nell’Itinerario della carta dall'Oriente all'Occidente del 1977, è del parere che sebbene “l’origine delle prime cartiere francesi sembra dovuta all’influenza spagnola, furono gli italiani a dare un vero impulso all’industria cartaria di Francia”, introducendo i segreti della loro tecnologia (p. 47).  Dal canto suo Gerhard Piccard nel 1981 sostiene che fino all’inizio del XIX secolo non ci sono fondamentali cambiamenti nell’industria cartaria europea rispetto alle tecniche introdotte dai Fabrianesi negli ultimi decenni del XIII secolo (cfr. G. Piccard, Cartiere e gualchiere in Produttività e tecnologie nei secoli XII-XVII, Firenze 1981, pp. 223-226).  Una affermazione che si collega con quanto sostengono Lucien Febvre e Henri Jean Martin a pag. 13 della loro opera La nascita del libro (Bari, 1988): “L’industria cartaria europea sorge in Italia e si diffonde in Europa soprattutto dall’Italia”.  Tutte queste valutazioni riconducono ad Aurelio Zonghi che nel suo saggio del 1884 Le antiche carte fabrianesi alla esposizione generale di Torino così scriveva: “Se a Fabriano non si può dare per ora la gloria di aver lavorato la prima carta di lino, non le si può certo togliere quella di averne fabbricata tanta fin dal principio del secolo XIV e così via via, da riempire l’Italia e provvederne in abbondanza le altre nazioni, in specie la Svizzera e la Francia” (p. 23).

 

Anche i riferimenti storiografici al fenomeno “diaspora” nel corso degli ultimi decenni confermano che nel tardo Medioevo ci sono gli elementi per riscontrare un’egemonia fabrianese dovuta alla tecnologia diffusa dai maestri cartai provenienti da Fabriano: una tecnologia che impresse alla manifattura cartaria italiana una dinamica eccezionale e tale da portarla a svolgere un ruolo importante nell’opera di diffusione e fabbricazione della carta in Europa.  Un fenomeno rilevante che va maggiormente approfondito in sede storiografica.  Lo stato degli studi mantiene viva ed aperta una questione di storia della carta che induce a ricostruire l’andamento e la dimensione del fenomeno e quindi ad intensificare la ricerca per scoprire altre fonti documentarie inedite.  Di qui il movente principale che ha spinto le Cartiere Miliani ad invitare qualificati storici della carta alle giornate Europee dedicate al tema: La Carta nell'era del segno. L'impiego delle tecniche e dell'opera dei cartai fabrianesi in Italia e in Europa, che hanno avuto il patrocinio della Comunità Europea, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Marche, del Comune di Fabriano, dell’Associazione Internazionale degli Storici della Carta, dell’Università Politecnica delle Marche.  In sede storiografica prevale la tesi secondo la quale l’impiego di manodopera cartaria specializzata (si potrebbe dire di tecnici o di pratici) di origine fabrianese in ambito italiano ed europeo è seguita alla diffusione e all'uso della carta prodotta con le nuove tecniche (impiego delle pile a magli multipli, fogli trattati con la colla di gelatina animale e provvisti del “segno” o filigrana con effetto in chiaro) e alla scoperta da parte dei committenti e dei consumatori dell’esistenza sul mercato di un prodotto qualitativamente superiore a quello arabo.  È così che Fabriano divenne il simbolo della prima carta europea e il centro di riferimento della carta occidentale.  Questo impianto storico ha permesso di identificare le principali aree italiane ed europee che si giovarono delle tecniche e dell’opera dei maestri cartai fabrianesi.

 

Dalla lettura delle relazioni, svolte durante le due Giornate, a mio avviso, emergono la complessità della materia e la tendenza degli Autori-relatori a privilegiare gli itinerari di ricerca che aprono nuovi orizzonti all’indagine del fenomeno “diaspora” e individuano i particolari della realtà tecnologica e manifatturiera di impronta fabrianese, calata nel contesto socio-economico italiano ed europeo per il lungo periodo dell’era del “segno” (secoli XIII-XVIII).  Credo di poter affermare che le due Giornate Europee di Fabriano, fin d’ora, possono ritenersi un importante punto di partenza per altri percorsi di ricerca, un evento internazionale portatore di argomenti che divengono “casi di studio” nell’ambito di una problematica storica generale.  In altri termini, la questione di storia oggetto del convegno rimane aperta e l’indagine potrà proseguire sull’onda lunga del valido contributo dato alla storia della carta da un gruppo di studiosi della materia.  In qualità di coordinatore delle due Giornate rivolgo a tutti i relatori l’invito a mantenere vivi e operanti i rapporti di collaborazione per proseguire lo studio dell’era del segno nella storia della carta, con la speranza di rivederci, a Fabriano, in altri futuri incontri promossi dalle Cartiere “Miliani”.

 

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Pubblicato originariamente in L’impiego delle tecniche e dell’opera dei cartai fabrianesi in Italia e in Europa, a cura di Giancarlo Castagnari.  © Cartiere Miliani Fabriano – Fedrigoni Group