LA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE: PROBLEMI E PROSPETTIVE

I. La situazione attuale

 

Gianfranco Fabbri

 

Esaurita la fase elettorale riprende ora di nuovo il lavoro legislativo; nei prossimi mesi verrà così con ogni probabilità riproposto il tema della riforma della scuola secondaria superiore.  Il lavoro riprenderà necessariamente da capo;ma senza dubbio alcuni punti definiti durante la discussione nella legislatura passata debbono considerarsi acquisiti e la nuova discussione non potrà certamente prescindere da essi.  Si ritiene allora utile, in questa situazione,osservare,sommariamente,con un particolare occhio rivolto alla chimica, lo stato in cui ora si trova la scuola superiore, i punti di base definiti dal decaduto lavoro legislativo di riforme ed i problemi che questo tipo di riforma pone.  In effetti il problema della riforma delle superiori non nasce come un passeggero capriccio di un gruppo politico che ha voluto tracciare, a scopo ipotetico, una riforma scolastica, di tipo ideale, ma come necessità posta dalla struttura della nostra società, e in questo senso essa è già notevolmente in ritardo.  Il problema è quindi reale concreto e pressante e vale allora discuterlo perchè, comunque, in una forma o nell’altra, esso dovrà trovare, a breve termine, una sua soluzione.

 

Si deve d’altronde rilevare che se il problema specifico della chimica costituisce per noi chimici questione importante sul piano degli interessi culturali, professionali e, perchè no, affettivi, esso deve però essere posto su di un piano più vasto in relazione al fatto che la chimica rappresenta fattori che oggi forse più di ogni altro, plasmano e condizionano la nostra vita :di tutti i giorni e lo sviluppo della nostra civiltà.  È purtroppo fatto noto e pressoché costante che la scuola è portatrice di situazioni culturali vecchie di molti decenni e spesso superate dai tempi.  Se si vuole però che essa svolga veramente un ruolo sociale e rappresenti quindi un elemento equilibratore e propulsivo, è necessario impegnarla sui temi che definiscono la società in cui essa vive.  Ma lo sforzo in questo senso è particolarmente importante oggi in ragione della velocità con cui le situazioni si trasformano e all’incidenza che il fattore istruzione ha nella nostra organizzazione sociale.  Non vi è dubbio allora che, ancora, il posto della chimica è oggi di importanza fondamentale e preminente e che quindi è necessario far uscire questa scienza da quella posizione di presenza mal tollerata che oggi la caratterizza nelle nostre scuole superiori, e farle assumere sia su piano quantitativo, ma, vorrei dire,anche e soprattutto su piano qualitativo, quel ruolo che le compete per fornire ai giovani una corretta formazione.  Il problema della chimica nella scuola non è quindi una questione che interessa il riservato orticello degli addetti ai lavori; ma un problema di ordine generale per adeguare la scuola alla struttura della società in cui essa vive.  Tenterò, in questa sede, di dare anche qualche risposta in relazione ai problemi di identificare da un lato, la struttura entro la quale sarà da collocare la chimica nella nuova scuola e di considerare, dall’altro, quali tipi di contenuti chimici potranno essere collocati all’interno di questo spazio.  Come necessaria premessa alla discussione di punti di base della riforma esamineremo in questa prima parte la struttura dell’attuale scuola secondaria superiore rimandando al prossimo numero quello del decaduto progetto di riforma.

 

Le scuole secondarie superiori oggi in Italia

Nella realtà in Italia esistono almeno tre scuole secondarie superiori (se si trascurano certi settori come i Licei artistici, musicali ed altri che numericamente hanno scarsa incidenza) tra loro completamente differenziate negli scopi, negli sbocchi e nei metodi.  Esse sono rispettivamente i Licei e l’Istituto Magistrale da un lato, gli Istituti Tecnici dall’altro e gli Istituti Professionali dall’altro ancora.  Oggi, con la legge di liberalizzazione degli accessi alla Università, la distanza fra le tre scuole, sotto l’aspetto "sbocchi professionali", si è parzialmente raccorciata.  Ciò non toglie però che essa permanga integra per quanto si riferisce agli scopi e ai metodi; con le conseguenze che tutti conosciamo.  La distanza tra le tre scuole è poi ulteriormente rimarcata dal fatto che esse dipendono, in sede ministeriale, da tre differenti direzioni generali.  La struttura del primo settore (Licei e Istituto Magistrale) è ancora praticamente definita dalla legge Gentile del 1923 [1]; quella degli Istituti Tecnici da una legge del 1931 [2]; gli Istituti Professionali non possiedono una base giù ridica comune perchè essi sono sorti, ognuno autonomamente, come scuole a finalità ed ordinamento speciale [3].

 

La lettura dei testi istitutivi delle tre scuole mostra con grande chiarezza che la disomogeneità a cui si è accennato non rappresenta un fatto, per così dire, casuale, ma è chiaramente determinata e perfettamente in armonia con la logica dei tempi (1920-30).  Nel 1923 il liceo fu infatti istituito come una scuola priva di sbocchi professionali immediati per la preparazione ai successivi studi all’Università; gli Istituti Tecnici come le scuole preposte a formare le leve per lo svolgimento di funzioni tecniche ed amministrative per certi settori economico-produttivi (agricoltura, industria, commercio), gli Istituti Professionali come "le scuole che preparano personale idoneo all’esercizio delle attività di ordine esecutivo nei vari settori dell'industria e dell’artigianato" [4].  Tre tagli nettamente differenti corrispondenti a tre stratificazioni del lavoro per nulla negli anni 20-30 tra loro intercomunicanti, e legati fra loro solo da rapporti gerarchici.  Alcuni dati possono render conto dell’importanza relativa attuale di questi tre settori dell’istruzione.  All’Istruzione classica fanno capo il liceo classico, con l’appendice dei due anni di ginnasio ad esso collegata, il liceo scientifico e l’istituto magistrale.  All’Istruzione tecnica 9 tipi di Istituti con 49 indirizzi in totale, all’Istruzione Professionale 5 tipi di Istituti con 190 differenti qualifiche [5].  La distribuzione dell’attuale popolazione studentesca fra i tre tipi di scuole può valutarsi in tab. 1 [6].

 

Tabella 1.

 

 

n. scuole

n. allievi

% allievi

Licei e Istituti Magistrali

2.402

735.584

36,5

Istituti Tecnici

2.264

932.003

46,3

Istituti Professionali

1.748

347.593

17,2

TOTALE

6.825

2.015.180

100,0

Altre

 

81.402

3,9

TOTALE

 

2.096.582

 

 

Sulla base di questi dati, che mostrano la dimensione relativa di questi settori dell’istruzione italiana, può essere utile osservare, un poco più da vicino, la fisionomia che essi oggi presentano.

 

L'istruzione classica

Il Liceo classico è, per definizione legislativa, la scuola "che ha per fine di preparare alle Università ed agli Istituti superiori" [7] mentre ai Licei scientifici è riservato il "fine di sviluppare ed approfondire l’istruzione dei giovani che aspirino agli studi universitari nelle Facoltà di Scienze e di Medicina e Chirurgia, con parti, colare riguardo alla cultura scientifica" [8].  "L’Istituto Magistrale ha per fine," d’altro canto "di preparare gli insegnanti delle scuole elementari" [9].  Tre obiettivi quindi nettamente differenziati: una scuola di ampia cultura generale la prima per fornire una solida base a coloro che sono destinati al proseguimento degli studi all’Università, una scuola di formazione scientifica la seconda, per una adeguata preparazione alla scienza, già nella scuola preuniversitaria, dei futuri medici e scienziati (ma sorge spontanea una domanda: perchè solo questi e non anche altri come ad es. gli ingegneri?).  Una scuola professionale la terza per la formazione, con un curriculum appositamente calibrato, di esperti operatori in quel delicato settore che è la scuola elementare.  Così sembra alla lettura dei testi istitutivi.  Su questa base si possono quindi prevedere curricoli ben differenziati e caratterizzati per i fini sopra definiti.  La distribuzione oraria percentuale dell’insegnamento delle varie discipline su tutto il corso di queste tre scuole può allora costituire un indice di valutazione dei curricoli.  Questi dati sono riportati in Tab. 2 [10].  Risultano alcuni fatti interessanti.  Si osserva in primo luogo che il liceo classico si differenzia dalle altre due scuole per la presenza del greco, il liceo scientifico per un più esteso insegnamento della lingua straniera (ricordiamo ancora che oggi al Liceo classico è aggregata una piccola propaggine di ginnasio residuo) e della matematica, l’Istituto Magistrale per un insegnamento, in verità molto limitato, della psicologia.  Questi punti non differenziano comunque in modo sostanziale le tre scuole; si potrebbe anzi concludere che, per effetto di "compensazioni interne" esse in effetti non differiscono tra loro che per piccoli dettagli.

 

Tabella 2.

 

 

Liceo Classico

Liceo Scientifico

Istituto Magistrale

Italiano

16,7

14,7

16,9

Latino

16,7

15,5

12,7

Greco

13,7

--

--

Lingua straniera

6,0

13,2

8,4

Storia

9,8

9,3

12,7

Filosofia

6,8

6,2

--

Storia dell’arte

3,1

--

--

Disegno e storia dell’arte

--

7,8

8,4

Religione

3,7

3,9

6,3

Psicologia

--

--

2,1

Matematica

8,3

13,9

11,4

Fisica

3,8

6,2

4,2

Botanica, biologia, zool.

5,6

3,9

6,3

Geografia

4,5

3,1

3,2

Chimica

1,3

2,3

3,2

Canto

--

--

4,2

 

100,0

100,0

100,0

 

In Tab. 3 i dati sono riassunti suddividendo le discipline nelle specifiche aree di afferenza.  Dalla osservazione di questi ultimi da. ti risulta immediatamente il carattere sostanzialmente indifferenziato delle tre scuole, che è prevalentemente umanistico.  Si giunge allora alla conclusione che le caratterizzazioni contenute nei testi istitutivi si riducono a pure enunciazioni programmatiche, fuori da ogni vero significato reale.  Se si osserva infine che del 29% delle ore di insegnamento dedicate nel  liceo scientifico, il 47% è riservato alla sola matematica ed il 5 3% a tutto l’insieme delle scienze, ci si rende ben conto di quanto sia retorico il nome di "scientifico" attribuito a questa scuola.

 

Tabella 3.  Distribuzione percentuale oraria degli insegnamenti aggregati per gruppi di afferenza.

 

 

Liceo Classico

Liceo Scientifico

Istituto Magistrale

Settore umanistico

76,5

70,6

71,7

Settore matem. scient.

23,5

29,4

28,3

 

100,0

100,0

100,0

Chimica

1,3

2,3

3,2

 

Gli istituti tecnici

Gli istituti tecnici sono divisi in 6 tipi (agrari, commerciali, per geometri, nautici, femminili e industriali) e su questi filoni principali vengono inseriti i vari indirizzi.  In tutti i casi il corso degli studi si sviluppa in un biennio seguito da un triennio.  I bienni, sviluppatisi sulla base di un contenuto comune di insegnamenti di base (italiano, storia, matematica, fisica, chimica e scienze naturali, ecc.) introducono già discipline caratteristiche del tipo di Istituto.  Così nel biennio per gli Istituti Commerciali compare già la lingua straniera, in quello degli Istituti per Geo metri il disegno tecnico, una fisica ed una chimica con laboratorio in quello per gli Istituti Industriali, e così via.  Il biennio svolge così già un ruolo propedeutico alla specializzazione, oltre a quello di favorire una base di istruzione necessaria allo svolgimento del lavoro.  Il triennio è completamente professionalizzato nel senso che in esso vengono insegnate praticamente so lo discipline di stretto indirizzo, salvo l'italiano e la storia che si mantengono, seppure in genere con orario ridotto, nel corso di tutti cinque gli anni e svolgono ancora quel ruolo di istruzione a cui si è accennato.

 

Il contenuto notevolmente eterogeneo, in relazione ai vari indirizzi, che caratterizza gli insegnamenti negli Istituti tecnici, non permette di sviluppare ulteriori considerazioni di carattere generale per questo tipo di scuola.  Senza entrare qui in una discussione sulla validità attuale delle finalizzazioni attribuite agli Istituti Tecnici all’atto della loro costituzione, sembra utile però ricordare che questi Istituti hanno rappresentato per vari decenni un elemento di grande serietà e concretezza nel mondo della scuola italiana.  Da questi Istituti, frequentati in genere dai figli di un ceto modesto, sono infatti uscite quelle vaste schiere di periti, geometri e ragionieri che hanno costituito per tanto tempo la spina dorsale della maggior parte delle attività economiche e produttive del nostro paese.  Questi Istituti rappresentano, ancora, un immenso capitale, e ciò sia per l’alta e seria specializzazione del corpo insegnante come pure per le attrezzature didattiche sperimentali di cui sono dotati che, per le caratteristiche di concretezza qui richieste all’insegnamento, sono in genere abbondanti, moderne ed utilizzate.  Il che sta a significare, tra l’altro, che le difficoltà allo svolgimento di un lavoro scientifico sperimentale sono caratteristiche solo di certi settori della scuola italiana.

 

Gli Istituti Professionali

Gli Istituti Professionali sono stati via via creati come scuole speciali sulla base di 5 filoni fondamentali, con durata degli studi variabile.  Questi filoni sono l’Agricoltura (2 anni), l’Industria e l’artigianato (3 anni), il Commercio (3 anni), l’Alberghiera (3 anni), il Femminile (3 anni).  Come già accennato, questi Istituti furono istituiti con lo scopo di preparare allo svolgimento di mansioni di carattere esecutivo.  Una legge del 1969 [11] ha consentito di prolungare a cinque anni i corsi, fornendo con ciò la possibilità giuridica di istituire appositi esami di maturità con la conseguente possibilità di accesso all’Università come sbocco professionale.  Anche in questo caso la grande eterogeneità (ricordiamo le sue 190 qualifiche) impedisce assolutamente di considerare questo tipo di scuola come un qualcosa di omogeneo.  Non mi sento quindi di formulare giudizi in merito, perché, in ogni caso, essi sarebbero forse centrati per certi settori ma assolutamente fuori luogo per altri.

 

Bibliografìa

1. R. D. 6 maggio 1923 n. 1054.

2. L. 15 giugno 1931 n. 889.

3. R. DL. 21 settembre 1938 n. 2038.

4. Schema di decreto istitutivo – Cfr. R. Giannarelli, Nuovo Compendio di Leggi e Regolamenti sull’Istruzione Secondaria, Le Monnier, Firenze,1977, pag. 182.

5. id. pag. 198 e seg.

6. Annuario statistico dell’Istruzione, vol. XXIX, Istituto Centrale di Statistica, 1977.

7. R. D. 6 maggio 1923 n. 1054, art. 39.

8. id. art. 60.

9. id. art. 53.

10. R. Giannarelli, Nuovo Compendio di Leggi e Regolamenti sull’Istruzione Secondaria, Le Monnier Firenze, 1977.

11. L. 27 ottobre 1969 n. 754.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1979, 4-5, 41-48. Riprodotto con l'autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.