LA SPERIMENTAZIONE DI SCIENZE AL LICEO SCIENTIFICO XXV APRILE DI PONTEDERA

 

Vincenzo Terreni

terreni@anisn.it

 

La sperimentazione nella secondaria a parte la metodologico-didattica che fanno tutti ma che non denuncia nessuno si divide in due tipi: la cosidetta maxi e la mini.  Per maxi si intende quella che interessa tutto il curricolo e che prevede per esempio la scomparsa di una materia a beneficio di un'altra, come il latino che lascia il posto ad informatica.  In questo caso le cose sono semplici tutto il corso va incontro ad importanti trasformazioni di tipo normativo a carico anche delle discipline (e dei docenti) che risultano solo marginalmente interessati.  Pertanto i docenti sperimentatori hanno orario ridotto di insegnamento a beneficio di attività programmatorie.  Si tratta quindi di una conduzione collettiva che se non coinvolge tutto il collegio dei docenti non può far a meno di interessare tutto il consiglio di classe.  Per la verità non è affatto necessario che tutti portino il loro contributo, l'importante è che ci si trovi d'accordo sul vantaggio di questa strutturazione rispetto a quella tradizionale.

 

Nella minisperisentazione la situazione è molto differente: l'esperimento riguarda una sola materia che tenta di conquistarsi un posto maggiore di quello riservatole dal Ministero, senza togliere nulla agli altri, ma aggiungendo impegni agli studenti in quanto – è evidente – si richiede un aumento dell'orario scolastico.  Se si esamina con un minimo di attenzione il tempo dedicato alle scienze naturali nelle scuole di istruzione classica si nota la seguente situazione:

 

NUMERO DI ORE PER CLASSE

classi

L. Classico

L. Scientifico

I. Magistrale

1a

0

0

3

2a

0

2

3

3a

4

3

3

4a

3

3

3

5a

2

2

0

totale

9

10

12

 

Sinceramente non ho mai capito perchè il Liceo Scientifico si chiama così!  Se poi si va a vedere cosa e come si deve fare, si e assaliti da una voglia irrefrenabile di cambiare lavoro, per dedicarsi magari allo studio del comportamento sessuale delle lucertole.  Inoltre, per ironia della sorte tiranna, in tutte le scuole della repubblica gli insegnanti di scienze hanno orario di cattedra di diciotto ore (come si conviene a tutte le materie scientifiche e quindi secondarie), con la doverosa eccezione dei Licei Scientifici ove l'orario sale a venti come i colleghi di disegno e di educazione fisica (ogni riferimento non è affatto casuale) per un totale di otto classi che moltiplicate per 25 danno un totale di circa 200 anime incolte e scalpitanti da condurre nei misteriosi e forzatamente frettolosi campi delle scienze naturali.

 

Nei Licei Scientifici si trovarlo il, generale due tipi di perso e che insegnano scienze: quelli che non lo sapevano e quelli che nonostante lo sapessero ci sono andati lo stesso (diffidare dei secondi).  Non potendo competere con il latino e greco né con la pedagogia e la fretta di un diploma riparatore, non resta che lo scientifico con la sua cattedra pesante, l'esiguità delle ore e a ridondanza delle classi.  Con la speranza di trovare un valido alleato nel collega di matematica e fisica per affermare la valenza formativa delle discipline sperimentali, per combattere la dilagante presenza delle materie umanistiche con gli ex normalisti che fanno tre compiti di latino nel secondo quadrimestre della quinta.  Ma il collega di fisica sa la fisica che è materia difficile e affascinante, l'insegnante di scienze sa un po’ di chimica che e ugualmente difficile, sa puzzolente e pataccosa.  E poi ci si mettono le riviste e le case editrici a farti vedere quante belle cose si potrebbero fare.  Le scienze naturali non sono rimaste le stesse dell'inizio del secolo la formalina è tutta evaporata senza lasciare neppure il sentore della sua presenza sgradevole e penetrante ed i corpi squartati di topolini e ranocchi sono stati sepolti dallo sviluppo di discipline meno cruente e più complesse come l'etologia.

 

E ancora, come è possibile fare in quarta la chimica dopo due anni di biologia?

Sembra che il piano di studi sia stato studiato, per scoraggiare e reprimere.  Ma forse non è stato neppure studiato e venuto così e nessuno sa spiegare perché.  Di riforma non c'è neppure da parlarne e forse è meglio che non venga davanti ci sono ancora una ventina d'anni di carriera cosa si può fare?  Cambiare lavoro, quando uno se ne accorge è già tardi e poi (diciamolo francamente) è preferibile il contatto con gli studenti che con le urine; trovare lavoro: qualcuno ci riesce, ma è difficile che continui a fare 1'insegnante come attività prevalente.  Si può continuare a sperare nei cambiamenti e intanto annotare quelli personali: altri tre anni persi in attesa della riforma, forse andrà meg1io nel prossimo contratto.  E allora si sperimenta!  E si sperimenta soli ritornando bambini in una sorta di autoerotismo didattico a fronte delle orgette della maxisperisentazione, in attesa della liberalizzazione dei costumi che porterò la riforma.

Rispetto alla situazione ministeriale ci sono i seguenti vantaggi: un corso interamente sperimentale di introduzione alla Fisica ed alla Chimica che viene concluso intorno alla metà del 2° anno; la Chimica generale ed inorganica che viene conclusa in 3a classe; la parte Biologia non si tratta più di un racconto dei fondamentali fenomeni biologici, ma di un percorso – in gran parte condotto in laboratorio – tendente a recuperare anche quegli aspetti (la sistematica per esempio) che erano stati ingiustamente negletti per troppi anni a causa dello scarso tempo a disposizione.

Il quadro orario della sperimentazione di scienze al 'XXV Aprile' di Pontedera è il seguente

 

ore

classe

materie

testi adottati

4

1a

Chimica

AAVV IPS Zanichelli

Vespi: misurare è facile, “Grafici” Loescher

4

2a

Chimica e Biologia

Parry-Dietz, Chimica, fondamenti sperimentali

Guida di laboratorio, Amati-Ganoitti, Fatti e idee della Bioiogia, Zanichelli

4

3a

Chimica e Biologia

stessi testi

4

4a

Chimica e Biologia

stessi testi

 

Il totale delle ore di insegnamento impartite nel corso del quinquennio sale furbescamente da 10 a 18, il numero delle classi scema diabolicamente da 8 a 5, il lavoro da fare (a casa e in classe viene moltiplicato per un fattore imprecisato, decisamente superiore a 1.  Un aspetto, che pare verginale, ma non lo è 1'orario di cattedra risame di 20 ore; a regime 18 di docenza più 2 di attività connesse, ma ci vogliono 4 anni perché questo si avveri.  Personalmente continuo a fare 20 ore di cui 12 completamente sperimentali (le prime tre classi, una quarta che ha fatto un tipo diverso di speriazione per la quale noi, se la son sentiti di concedee un'ora in più, la quinta del corso e, poi con 1'ora mancante si arrivava solo a 17, una 3a che avrà il raro previlegio di avere lo scrivente un solo anno, dal momento che con 1'entrata a regine del corso finalmente avrò anch’io le 18 ore.

 

È inutile stare a sottolineare la miopia del Ministero in questa faccenda delle minisperimentazioni, ma arnche la mancanza di elasticità da parte del Provveditorato di Pisa che per un'ora rischia di buttare un'esperienza significativa.  Fino ad oggi di corsi di questo tipo ne sono stati attivati due su un totale molto variabile che oscilla da quattro a sei; la formazione delle classi avviene per sorteggio tra i richiedenti se questi hanno inglese come lingua straniera, mentre un po' più faticoso risulta il riempimento delle classe di francese.  Per il prossimo anno scolastico sono stati richiesti altri due corsi che non dovrebbero trovare difficoltà ad essere attivati se 1'informazione agli studenti di terza media è stata fatta in tempo e correttamente.  Un freno è comunque costituito dall'aggravio orario e dalla materia in più che comporta un'altra valutazione e quindi un rischio maggiore rispetto allo scarno piano di studi tradizionale.  Quali vantaggi ci sono rispetto alla situazione di un corso normale? Considerando un bene senza bisogno di spiegazioni l'aumento orario, ci sono anche altri fattori di notevole interesse sui quali e opportuna una breve riflessione.

 

I prerequisiti per accedere a questo corso sono solo di tipo biologico: godere di buona salute per non perdere le esperienze ed appartenere alla specie umana; non son richieste particolari abilità manuali o conoscenze specifiche di natura chimica o biologica.  Questo è fondamentale in quanto, come ben sappiamo, gli studenti di prima liceo non ne possiedono alcuna appresa a scuola e quelle raggiunte individualmente per fortuna rare) paiono trafugate dalle raccolte dei calendari di Frate Indovino.

Il corso funziona in quanto non mortifica gli interessi latenti, procede dal sempice al complesso senza salti concettuali e non si discosta troppo dalle esperienze che possono essere condotte in laboratorio.  Non c'è stata finora una sufficiente integrazione con il programma di fisica ma è stato notato un approccio migliore colla disciplina.  Non c’è che da sperare che finalmente il corso vada regime e riesca a coinvolgere in modo più diretto i colleghi delle materie scientifiche. Sarebbe troppo sperare che di lavori come questo ne esistono a centinaia nella nostra scuola bistrattata se ne tenga conto nelle sedi di progettazione della nuova scuola secondaria, ma appunto si tratta di una vana speranza.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1988, 1 (2), 9-11.