LA RIFORMA DEGLI STUDI UNIVERSITARI

 

Marco Pacetti

Rettore, Università di Ancona

rettore@niasun.unian.it

 

Il sistema universitario Italiano è formato da 60 università statali, 12 università non statali e da tre istituti universitari.  Questi istituti di istruzione universitaria forniscono 136/1476 corsi di laurea e 143/1100 corsi di diploma universitario.  L'attuale iter degli studi universitari prevede un solo percorso principale: il corso di laurea, della durata (teorica) di 4-6 anni.  Il carico degli studi nel sistema attuale non è regolato ed è probabilmente eccessivo in rapporto alle figure professionali che si vogliono formare: la durata reale dei corsi di laurea è di fatto allungata (7,3 anni in media) e un grande numero di studenti è "fuori corso": gli studenti fuori corso rappresentano il 38,6% della popolazione universitaria, mentre i fuori corso tra i laureati costituiscono l'88,4%.  Queste diverse percentuali di fuori corso fanno emergere la maggiore disfunzione dell'Università italiana: l'alto numero di studenti che abbandonano gli studi.

 

L'attuale sistema universitario è caratterizzato da altre anomalie e disfunzioni: le diverse sedi di fatto non hanno alcuna autonomia didattica e l'uniformità del titolo di studio è solo formale, in quanto il mondo del lavoro "pesa" in modo diverso la votazione riportata dallo studente nelle diverse sedi e di fatto il corpo docente non ha alcuna responsabilità rispetto alle difficoltà incontrate dagli studenti nel corso degli studi e soprattutto nel passaggio dalle scuole superiori all'Università.

 

Dalla considerazione del basso tasso di laureati e del fatto che il mercato del lavoro necessita di laureati in età più giovane, si è tentato, anche tenendo conto di quanto stava accadendo in Europa, col diploma universitario di varare un percorso di studi più breve (3 anni) e meno impegnativo, mantenendo comunque accettabile il livello formativo.  Rispetto alla popolazione studentesca universitaria, il diploma universitario ha avuto una scarsa incidenza numerica (dati riferiti all'anno accademico 1998/99):

 

Corso di Laurea

 

Corso di Diploma Universitario

Totale

Immatricolati

275.216 (88,8%)

 

34.826 (11,2%)

310.042

Iscritti

1.573.052 (93,8%)

 

103.649 (6,2%)

1.676.701

 

Oltre ai lunghi e impegnativi anni della laurea, il post-lauream prevede corsi di specializzazione di 2 o più anni e il dottorato di ricerca, per almeno altri 3 anni: studi universitari che si protraggono per 10 o più anni stanno divenendo improponibili.  L'esistenza di questi innegabili problemi e la necessità di istituire un titolo di studio universitario europeo ha mosso l'attuale riforma degli studi universitari. La portata del processo riformatore è da valutare rispetto ai criteri e agli obiettivi che la riforma intende raggiungere; attraverso un regolamento generale ("decreto quadro") e dei decreti ministeriali contenenti i criteri generali ci sarà un trasferimento di potere e responsabilità agli atenei nel quadro dei "criteri generali":

 

  autonomia delle università

  delegificazione

  semplificazione

  qualificazione

 

La riforma si prefigge una stretta correlazione tra i nuovi curricula e evoluzione dei saperi, del sistema sociale, del mercato del lavoro; prevede un adeguamento continuo nel tempo dei curricula (auto-riforma) con l'intento di realizzare una convergenza con lo spazio europeo dell’istruzione superiore in modo che i nostri laureati abbiano pari opportunità, e inoltre:

 

  Riduzione del drop-out

  Superamento dei fuori corso

  Abbassamento dell’età media dei laureati

   Aumento del numero di cittadini con titolo di studio universitario

  Miglioramento delle condizioni di employability

 

Attraverso l'introduzione generalizzata dei crediti formativi (1 credito = 25 ore di lavoro) la riforma vuole raggiungere i seguenti scopi:

 

  Ampliamento, diversificazione e flessibilizzazione

  Qualificazione - valutazione - competizione

  Riduzione della durata reale degli anni di studio

 

L'attuazione della riforma in ingegneria non è esente da pericoli: forse il nodo centrale, come per tutta l'università, è costituito dalla revisione dei programmi di insegnamento.  Non si tratta di snellire quanto attualmente si insegna, ma di ripensare un nuovo "tipo" di laureato, più consono alle mutate condizioni di impiego.  È necessario rivedere i programmi con lo scopo di formare i nuovi laureati sufficientemente flessibili e capaci di adattarsi alle continue innovazioni evitando al contempo, un abbassamento inaccettabile della qualità dell'insegnamento universitario.  Il laureato al I livello meglio si adatta ai settori industriali dell'Ingegneria; non sarà impresa facile formare un tecnico dopo tre anni di studio in tutti i settori dell'Ingegneria.

Questa riforma pone una grande sfida al corpo accademico: dall'impegno dei docenti dipende in gran parte il successo e il raggiungimento delle ambiziose mete che essa si prefigge.