CONSIDERAZIONI SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE PER LA REVISIONE DEI PROGRAMMI DI "SCIENZE MATEMATICHE, CHIMICHE, FISICHE E NATURALI" NELLA SCUOLA MEDIA

 

Francesco Emiliani Zauli

 

La cosiddetta miniriforma della scuola media (Leggi nn. 348 del 16/6/77 e n. 517 del 8/77), seppure meno attesa delle sempre più urgenti riforme dell’Università e della Scuola Secondaria Superiore, è apparsa validamente motivata dalla rapida evoluzione sociale e culturale verificatasi nel periodo successivo alla istituzione della scuola stessa (Legge n. 1859 del 31/12/62).  In particolare, l’intendimento del legislatore di potenziare il settore dell’educazione scientifica è stato molto apprezzato dagli ambienti scientifici e più in generale da quanti riconoscono il ruolo della scienza nella cultura contemporanea e ravvisano nel rigore critico e nella coerenza su cui si basa il metodo scientifico potenzialità fondamentali per acquisire autonomia di giudizio e capacità di scelte consapevoli.

 

La riforma imponeva ovviamente una revisione dei programmi che tenesse conto delle precedenti esperienze positive e negative e della evoluzione del sistema di vita, anche in vista di un collegamento più stretto della scuola con la realtà del Paese.  Il Ministro della Pubblica Istruzione nominava quindi una Commissione, detta "dei 60" dal numero iniziale dei suoi componenti, con il compito di preparare proposte per la predisposizione dei nuovi programmi ministeriali.  In occasione della prima riunione della Commissione, essendosi rilevate lacune di competenze specifiche,fu chiesto, e in seguito ottenuto, lo inserimento di nuovi membri: in particolare, per l’area scientifica vennero inclusi docenti dei set: tori della chimica, della fisica e delle scienze naturali, queste ultime considerate nelle loro singole e inscindibili componenti della Biologia e delle Scienze della Terra: fu a questo punto che vi venni coinvolto, forse ancora non completamente conscio dell’impegno e delle responsabilità che ne derivavano.

 

La Commissione ha svolto i suoi lavori sia in riunioni collegiali, sia più spesso nell’ambito di sottocommissioni, distinte rispettiva mente per le aree linguistico-letteraria, scientifica, dell’educazione tecnica, dell’educazione artistica e musicale e dell’educazione fisica.  La contemporaneità delle riunioni di sottocommissione ha vanificato in pratica la possibilità di seguire i lavori di più di un’area.  Anche per questo motivo riferirò quindi la mia relazione all’area scientifica, anzi essenzialmente a quella delle scienze speri, mentali.  All’inizio, nell’ambito della sottocommissione si sono manifestate difficoltà dovute sia alle contrapposizioni ideologiche e politiche, non sempre riconoscibili e quindi più difficilmente superabili nel difetto di conoscenza reciproca, sia alle differenze di impostazione culturale e di pratica professionale.  A ciò si aggiungevano le difficoltà di comprensione non solo nelle terminologie specifiche della pedagogia e delle singole discipline scientifiche, ma anche nell’uso di espressioni di comodo, quali le contrapposizioni fra matematici e "non matematici" e fra biologi e "abiologi", che urtavano la suscettibilità degli esclusi.  Con l’approfondirsi delle conoscenze,la atmosfera si è fatta poi man mano sempre più cordiale, pur nella vivacità delle discussioni e delle polemiche.

 

Il primo problema affrontato derivava immediatamente dalla nuova denominazione della cattedra: "Scienze Matematiche, Chimiche, Fisiche, e Naturali", che poteva indicare sia una completa integrazione, sia al contrario una distinzione nei quattro settori.  Poiché tutti i membri, confortati anche dal parere pressoché unanime degli insegnanti interpellati,concordavano nel riconoscere rispettivamente alla matematica ed alle scienze sperimentali momenti formativi differenziati, si è giunti rapidamente alla decisione di distinguere la proposta di programma in tre parti, di cui la prima volta a ribadire l’unitarietà della scienza e a mettere in risalto le finalità e le metodologie comuni, le altre indirizzate a dare indicazioni curriculari più specifiche nei due singoli settori.  Questa decisione favoriva anche il superamento dello scoglio di fissare una rigida ripartizione oraria, affidando invece all'insegnante la decisione di programmare una distribuzione "equilibrata".  Maggiori difficoltà si sono incontrate, sempre in relazione al titolo della cattedra, circa l’impostazione da dare all’insegnamento delle scienze sperimentali, in quanto alcuni si preoccupavano di portare gli allievi, almeno alla fine del triennio, all’individuazione dei fondamenti filosofici e metodologici specifici delle singole discipline (chimica, fisica e scienze naturali) mentre per altri questo obiettivo, del resto disatteso o contrastato dai più recenti progetti curriculari rivolti allo stesso intervallo di età, appariva prematuro per lo sviluppo intellettuale del pre-adolescente; ci si è infine orientati a suggerire un'impostazione di stretta integrazione in tutto l’arco delle scienze sperimentali.

 

Lunghe, faticose e accese discussioni si sono svolte per l’individuazione della scelta prioritaria delle capacità da conseguire e per la forma in cui esplicitarle, sia nelle indicazioni generali per la cattedra, sia in quelle specifiche dei due settori: probabilmente una discussione preliminare sui contenuti avrebbe accelerato e agevolato questa fase dei lavori.  Forti contrasti si sono pure manifestati in merito all’individuazione di concetti, principi e conoscenze ritenuti irrinunciabili e alla forma e al grado di dettaglio in cui esplica, tare i contenuti.  Tutta questa parte dei lavori, approfondita anche fuori dell'ambito delle riunioni tenute presso il Ministero, sia a livello individuale, sia in gruppi, tramite la lettura di programmi e progetti curriculari stranieri e la consultazione di insegnanti della scuola media e di docenti di scienza dell’educazione e delle varie discipline scientifiche, è stata ovviamente riferita ai gravi problemi della preparazione iniziale e dell’educazione permanente degli insegnanti di "scienze matematiche, fisiche e naturali" con particolare riguardo all’opportunità di stimolarne l’efficienza, lo spirito di iniziativa e creatività e la aspirazione ad un continuo aggiornamento.

 

Nella proposta di programma della sottocommissione dell’area scientifica, recentemente pubblicata (1), i contenuti sono riferiti a sette temi per la matematica e cinque temi per le scienze sperimentali;per queste ultime sono riportate anche indicazioni di lavoro a carattere esemplificativo.  La scelta del grado di approfondimento e delle sequenze di argomenti scelti dai temi é demandata agli Insegnanti ed al Consiglio di Classe in relazione alle opportunità contingenti della loro scuola e delle singole classi.  La proposta è chiaramente il risultato di una serie di compromessi: ogni membro della sottocommissione vi ha dato contributi personali, nessuno vi si ritrova intera mente e la approva incondizionatamente.  Si sono già sentite numerose ed anche aspre critiche: consolante è il fatto che queste siano discordanti: "troppo ampio", oppure "lacunoso"; "troppo ambizioso", "di livello troppo elevato", "troppo generico", "troppo dettagliato" "troppo teorico", "eccessiva insistenza sul concreto o sull’osservazione e la sperimentazione", "troppo di una materia e troppo poco di un’altra", ecc.  Entrando maggiormente nel merito per le scienze sperimentali, (2) non mi pare che il complesso dei contenuti riferiti ai temi sia più esteso di quanto riportato negli attua li libri di testo, in cui spesso si ritrovano le "definizioni standardizzate" e "lunghe elencazioni di "termini specialistici fini a se stessi" la cui memorizzazione è chiaramente scoraggiata nelle nostre proposte; d’altra parte va ribadito che le "indicazioni di lavoro", effettivamente ampie e dettagliate, hanno carattere puramente esemplificativo.

 

È vero che nei "suggerimenti metodologici" per le scienze sperimentali si insiste molto sull’impostazione problematica, sull’osservazione diretta e sull’uso di esperimenti; indicazioni analoghe comparivano del resto, anche se con minor risalto, nelle "avvertenze" del '63; queste tuttavia erano state in gran parte disattese con la giustificazione, solo in parte valida, della mancanza di servizi e attrezzature idonee, scadendo talvolta nell’insegnamento libresco.  D’altra parte nelle "osservazioni sui contenuti", che, accettando un suggerimento del Centro Didattico Nazionale, potrebbero più corretta mente essere intitolate "guida alla lettura dei contenuti" si riconosce che l’impostazione sperimentale richiede un forte impegno, anche di tempo, e quindi la sua attuazione deve essere considerata prioritaria anche a discapito della preoccupazione di trattare tutti gli argomenti.  Personalmente condivido due critiche avanzate da numerosi insegnanti: 1) la mancanza di più precise indicazioni sulle conoscenze, sui principi generali e sui concetti da considerare irrinunciabili; 2) il contrasto fra l’insistenza a dare al corso un’impostazione di stretta integrazione delle varie scienze sperimentali e la preminenza di argomenti afferenti a singoli settori nella maggior parte dei temi proposti.  La sottocommissione ha discusso a lungo questi problemi, ma le scadenze imposte e le divergenze di vedute hanno impedito di giungere a soluzioni concordate.  Entrambi i punti potranno essere oggetto di studio da parte dei gruppi di ricerca e sperimentazione didattica operanti presso le Scuole, le Università e le Associazioni Scientifiche" in particolare mi sembra auspicabile che vengano avanzate e sperimentate proposte di "iter didattici" che possano dare agli insegnanti un'ampia gamma di indicazioni per una scelta adeguata alle molteplici realtà delle loro classi.

 

Le bozze delle proposte preparate dalle sottocommissioni delle cinque aree precedentemente definite e della "premessa generale" ai programmi, predisposta da una sottocommissione definita "trasversale" in quanto formata da rappresentanti delle altre sottocommissioni, sono state approvate in riunioni collegiali e quindi, previa revisione "formale" da parte della sottocommissione trasversale, all’inizio di luglio, al Presidente della "Commissione dei 60" per l’inoltro al Ministro.  L’iter legislativo prevede che le proposte vengano sottoposte al Consiglio Nazionale della P.I. per ottenerne il parere e quindi riesaminate dal Gabinetto del Ministro, che procederà alla stesura dei nuovi programmi.  Nel frattempo le proposte sono state esaminate e discusse, nel corso di un seminario, dal Centro Didattico Nazionale per la S. M. che, almeno per il settore scientifico, mi consta abbia dato un parere di complessiva soddisfazione e di apprezzamento.  Per le scienze sperimentali sono state avanzate limitate proposte correttive: alcune (ne ho già dato un esempio) mi sembrano nettamente migliorative, qualcun’altra non la condivido.  La differenza rilevata nella relazione del C.D.N.S.M. per il modo di organizzare i contenuti e soprattutto per le indicazioni di lavoro fra i temi "materia e fenomeni fisici e chimici" e "la Terra nel sistema solare" da un lato e, "struttura, funzione ed evoluzione dei viventi" e "l’uomo e l’ambiente" mi pare insita nelle diverse caratteristiche dei relativi argomenti; i primi due temi si prestano infatti assai meglio ad un insegnamento basato essenzialmente sull’impiego di esperimenti di laboratorio. Quanto all’ultimo tema, "Scienza e Società" mi pare che esso si differenzi nettamente, per taglio e organizzazione dei contenuti e delle indicazioni di lavoro, non solo dai primi due, ma anche dagli altri due, essendo l’unico che permette in se stesso una perfetta integrazione di metodi e contenuti di tutte le discipline scientifiche sul concetto unificante di Energia e sulla considerazione delle influenze positive e negative del progresso scientifico-tecnologico sulla qualità della vita.  Perfettamente d’accordo invece sul rischio che le "indicazioni di lavoro" possano essere considerate prescrittive, anziché puramente esemplificative; sarebbe opportuno che a ciò fosse dato più chiaro risalto nel programma, come del resto ho cercato di mettere in evidenza precedentemente.

 

Concludendo, mi pare che il tratto più qualificante della proposta per i programmi di "Scienze Matematiche, Chimiche, Fisiche e Naturali" consista nella sua impostazione metodologica problematica, volta a privilegiare il più ampio impiego di attività sul concreto e di esperimenti di laboratorio.  Ritengo infatti che tale metodologia, oltre ad essere più motivante per gli allievi, ne sviluppi armonicamente capacità manuali e intellettive e al contempo fornisca occasioni particolare mente favorevoli a valorizzare le operazioni di sintesi e di astrazione, facendone comprendere il senso e la funzione.  Il suo impiego, però, richiede da parte degli insegnanti un maggiore impegno di tempo e di energie ed una preparazione che, nel la maggior parte dei casi, non è stata loro fornita durante gli studi universitari.  A questo proposito vale la pena di ribadire che il problema della formazione permanente presenta carattere di particolare urgenza per gli Insegnanti di "Scienze Matematiche, Chimiche, Fisiche e Naturali" poiché per essi, oltre alle esigenze comuni agli altri insegnanti nel campo della preparazione professionale generale, si riscontrano carenze sia a livello metodologico-sperimentale, sia a livello di informazione in campi specifici: nessuno degli attuali Corsi di Laurea fornisce infatti una preparazione culturale sufficientemente approfondita nell'intera fascia delle discipline indicate nel titolo della Cattedra.  Un corretto espletamento dell'attività sperimentale richiede inoltre la disponibilità nelle scuole, non tanto dì apparecchiature dispendio se e specializzate, quanto di materiale di consumo, nonché di personale tecnico, eventualmente in comune con le altre discipline e in particolare con l’Educazione Tecnica, che provveda assistenza nella predisposizione e nell’espletamento degli esperimenti e nella conservazione del relativo materiale.

 

Bibliografia e note

1. Scuola e Università, Fascicolo 7, Luglio 78 (qualche imprecisione tipografica per la distinzione di temi, contenuti e indicazioni di lavoro) e Notiziario della Unione Matematica Italiana, anno V, N. 8-9, agosto-settembre 78.

2. Non mi sento di fare altrettanto per la matematica, sia per la mia scarsa competenza, sia perchè non ho seguito tutte le discussioni in merito; desidero tuttavia esprimere il mio vivo apprezzamento dello sforzo compiuto dai "matematici" per inserire nei programmi da loro proposti argomenti particolarmente adatti ad un insegnamento integrato con le scienze sperimentali (v. statistica, elementi di probabilità, coordinate cartesiane, calcoli approssimati, ordini di grandezza, ecc ...).

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1979, 1, 31-37. Riprodotto con l'autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.