I “NUOVI” PROGRAMMI

 

Catia Pardini

 

Scienze della terra

I nuovi programmi per il Biennio della Scuola Secondaria Superiore presentano delle rilevanti novità per quanto riguarda le Scienze Sperimentali; una di queste è l’introduzione delle Scienze della Terra al primo anno.  Questo inserimento è stato abbastanza sorprendente e, in un primo momento, ha lasciato sconcertati gli insegnanti che, come me, hanno sempre visto questa disciplina come un compendio di problematiche multidisciplinari e quindi da affrontare quando gli allievi hanno acquisito un discreto bagaglio di conoscenze di base nelle diverse discipline.  Successivamente, pensando che il biennio per alcuni potrà essere terminale e quindi l’ultima occasione scolastica per conoscere determinati argomenti relativi al territorio in cui vivono, ho accolto positivamente questa introduzione.  La lettura delle finalità e degli obiettivi di approfondimento, ben articolati tra obiettivi trasversali e specifici, mi trova pienamente consenziente, però ... c’è qualcosa che non quadra: finalità e obiettivi non sono rapportati ad allievi di quattordici anni, appena usciti dalla Scuola Media!

 

Finalità come: "... consolidamento e sviluppo della capacità di lettura del territorio nei suoi aspetti naturali ed antropici, attraverso l’applicazione consapevole dei processi di indagine caratteristici delle scienze della Terra", o obiettivi del tipo: "... individuare in modo corretto, nell’esame dei fenomeni geologici complessi, le variabili essenziali, il relativo ruolo e le reciproche relazioni", sono, a mio avviso, irraggiungibili.  Gli allievi del primo anno della Scuola Superiore non possono avere i prerequisiti necessari per comprendere le molteplici variabili che entrano in gioco in ogni processo geologico, sia perché nessuna disciplina ha avuto modo di fornirglieli, sia perché, a quest’età, non sono ancora pienamente sviluppate le capacità di astrazione necessarie alla comprensione e all’applicazione di tali concetti.  Ovviamente i contenuti prescritti dal programma sono in chiave con gli obiettivi indicati.  Si tratta di un lungo elenco di argomenti che spaziano dalle manifestazioni della dinamica terrestre (vulcani e terremoti) alla teoria della tettonica a placche, dall’idrosfera e atmosfera alle risorse minerarie, dal modellamento della superficie terrestre alla evoluzione della Terra, ecc.  Dopo la lettura dei contenuti le mie perplessità sono aumentate ma speravo che le indicazioni metodologiche potessero chiarirmi i dubbi.

 

Viene lasciata alla "... discrezione dell’insegnante l’adeguamento dei compiti al livello dello sviluppo cognitivo degli allievi ...", ma allora, questo programma per chi è stato progettato?  È stato ipotizzato un allievo "ideale" o è un programma valido "per tutte le stagioni" utilizzabile al Biennio come al Triennio o all’Università?  In queste indicazioni si sottolinea come l’aspetto metodologico sia "... orientato ad un insegnamento motivante e coinvolgente ..." e si dà molto rilievo alle osservazioni dirette dei fenomeni; data, però, l’impossibilità della percezione delle variazioni geologiche, si ritiene opportuno l’uso di modelli teorici e pratici sempre che sia stata "adeguatamente predisposta la struttura logica e concettuale dell’allievo".  Questo conferma le considerazioni precedenti con l’aggravante della manifesta incoerenza, si capisce infatti che la Commissione aveva ben chiara la complessità del "parlare per modelli" ma non ha tenuto conto dello sviluppo cognitivo degli allievi e della mancanza di prerequisiti.  Una notazione a parte deve essere fatta per quanto riguarda l’indicazione: "... la trattazione dei vari fenomeni geologici sia condotta in maniera da favorire la correlazione con i fenomeni biologici ...".  Allo stato attuale, confrontando il quadro orario, non si capisce quando queste correlazioni possano essere effettuate: le Scienze della Terra dovranno essere svolte al primo anno mentre Biologia sarà presente solo al secondo; i programmi, poi, sono stati formulati in maniera del tutto indipendente e solo con molto sforzo è possibile trovare un raccordo tra le due discipline così impostate.

 

Nel complesso, questo programma appare ispirato dalla necessità di dare informazioni in concorrenza con le altre "agenzie" informative, ciò è positivo e degno di nota perché è indispensabile che le conoscenze siano scientificamente corrette (mentre i mass-media non si preoccupano di farlo), ma aver curato questo aspetto ha fatto perdere di vista il valore epistemologico delle Scienze della Terra, ha banalizzato il loro valore culturale, ha confuso argomenti che rientrano nella formazione civica del cittadino (es. prevenzione dei rischi sismici e vulcanici) per concetti strutturanti della disciplina.  Il programma di Scienze della Terra, come quello di Biologia, ha deluso molte aspettative; a mio avviso, la delusione più forte è quella di non aver tenuto presente l’allievo come soggetto a cui il "prodotto" è destinato e con ciò si è persa l’occasione di fare, attraverso un valido processo formativo, vera cultura scientifica.

 

Biologia

Ci siamo.  Dopo più di un quarto di secolo, dopo innumerevoli d.d.l. per la riforma della Scuola Secondaria Superiore, dopo tre anni di lavori della Commissione Ministeriale, i "nuovi" programmi per il Biennio sono pronti!  Le dichiarazioni e le anticipazioni date in più occasioni alla stampa dall’On. Brocca, in qualità di Presidente della Commissione, avevano fatto sperare in un’attenzione maggiore per le Scienze Sperimentali (pressoché ignorate nei programmi attualmente in vigore), ma la pubblicazione dell’ipotesi di quadro orario ha deluso le aspettative.  Infatti, se da una parte si fa un "bel" discorso programmatico sulla "nuova filosofia" che governerà la Scuola di domani, dall’altra, operativamente, si articolano le discipline in modo frammentario e decisamente poco formativo.  Scendiamo nel concreto: Biologia e Scienze della Terra sono state inserite nell’area comune di tutti gli indirizzi del Biennio e ciò è un dato positivo ed irrinunciabile.  Si riconosce che queste discipline concorrono alla formazione culturale del cittadino e si supera finalmente l’impostazione antiscientifica della scuola italiana; ma se dopo questa prima "lettura" andiamo a vedere come queste discipline sono articolate negli orari, nei programmi, nella relazione con le altre Scienze Sperimentali allora risulta evidente che quel riconoscimento non è altro che una facciata di cartapesta destinata a crollare al primo impatto con la realtà.

 

Il programma di Biologia è stato articolato, dopo la definizione del quadro orario (3 ore settimanali al II anno), sulla base di quello presentato nel Maggio 1989, per il quale non era stata definita la scansione oraria ma che la sotto commissione specifica aveva ipotizzato nell’arco di due anni.  Appena si comincia a leggere si ha subito una "sorpresa": le finalità e le indicazioni metodologiche sono esattamente identiche alla prima stesura, non è stata cambiata nemmeno una virgola; anche per gli obiettivi di apprendimento e l’articolazione dei contenuti i cambiamenti sono minimi e puramente formali.  Sorge immediata e spontanea una domanda: "è possibile affrontare gli stessi contenuti e raggiungere gli stessi obiettivi in un anno anziché in due?"  Dopo questa prima osservazione di carattere operativo, proseguendo nella lettura, appare evidente la linea che ha guidato la stesura del programma: una visione antropocentrica della Biologia.  Nelle finalità indicate per la disciplina, a parte due frasi sulla "caratterizzazione scientifica propria" e sulla formazione di una coscienza ambientale negli alunni, si fa costante riferimento ai riflessi dei diversi rami della Biologia sulla vita umana.  Si perpetua così una visione strumentale, quasi medicalizzata, si privilegia l’informazione mentre non si evidenziano le dimensioni culturali e formative della materia.  In tutte le finalità indicate non si fa cenno alla intrinseca problematicità della Biologia (comune a tutte le scienze sperimentali) come fondamentale caratteristica del suo sviluppo conoscitivo; si ha invece l’impressione che all’allievo quindicenne si debbano elargire certezze attraverso informazioni.

 

Questi aspetti inquietanti vengono confermati dalla articolazione dei contenuti.  La nota esplicativa generale afferma che i contenuti, prescrittivi, potranno essere sviluppati, in sede di programmazione didattica, secondo itinerari diversi.  Ciò può far apparire "flessibile" il programma, ma in realtà non è così.  Gli argomenti proposti presuppongono un’impostazione riduzionista della disciplina e ciò rende molto difficile, se non impossibile, procedere su linee di svolgimento che non siano in chiave microscopica e molecolare.  Questo sottolinea un’incoerenza di fondo: da una parte si afferma l’autonomia e si rivendica "l’autoconsistenza" della Biologia, dall’altra si progetta un programma in cui sono fondamentali le conoscenze derivate dalle altre discipline sperimentali.  Ora, dato che in questo progetto Fisica e Chimica sono scomparse dall’area comune del Biennio (compaiono come Laboratorio di Fisica/Chimica solo in alcuni indirizzi), delle due l’una: o si afferma l’impossibilità di svolgere un decoroso programma di Biologia senza gli indispensabili prerequisiti fisico/chimici e si propone uno spostamento della disciplina al triennio, contestualmente alle altre materie sperimentali, oppure si imposta un programma in cui sia evidente la complessità del mondo vivente nei suoi rapporti di interdipendenza, di varietà, di unità, di variabilità, senza ricorrere all’apporto delle altre discipline e, soprattutto, alla logica riduzionista che mal si adatta alla Biologia.

 

Nel programma presentato invece, gli argomenti che meglio dimostrano la complessità vengono individuati in modo generico e anche nelle note esplicative non vengono fornite indicazioni soddisfacenti sul modo in cui questi argomenti debbano essere affrontati (v. contenuti e note A e F).  Per contro si dà ampio spazio alla trattazione molecolare (v. contenuti C), siccome però gli allievi non avranno nessuna conoscenza di Chimica/Fisica si "dovrà ricorrere ad appropriati modelli" per garantire le opportune informazioni! (v. nota C).  A me sembra che queste prime osservazioni siano più che sufficienti per esprimere un giudizio negativo su questo "nuovo" programma:

– la sperimentalità della disciplina viene negata nei fatti in quanto i temi prescritti ed i tempi assegnati sono tra loro inconciliabili;

– l’autonomia della disciplina viene mortificata in quanto non si evidenziano i suoi concetti strutturanti e si ricorre a mezzi più o meno corretti per "surrogare" la mancanza di prerequisiti

– la formatività della disciplina viene compromessa dalla quantità dei contenuti che potranno essere trattati solo in modo informativo e superficiale.

 

La conclusione è amara: dopo tanti anni di attese ci troviamo di fronte ad una "cosa" che non qualifica la disciplina, che non potrà essere incisiva nella formazione culturale delle nuove generazioni e che ... dovrebbe scontentare tutti.  Una novità comunque ci sarà: attualmente, soprattutto per mancanza di strutture, "raccontiamo" la Biologia agli allievi del Biennio degli Istituti Tecnici, in futuro la "racconteremo" a tutti!

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1991, 4 (speciale), 10-11.