RIFLESSIONI SULLA RIFORMA UNIVERSITARIA

(con particolare riguardo alla Laurea di I livello in Chimica)

Ugo Mazzucato

Dipartimento di Chimica, Università di Perugia

mazzucato@phch.chm.unipg.it

 

E' ben noto che i principali difetti degli ordinamenti didattici della nostra Università sono l'alto indice di "mortalità" degli studenti (gli abbandoni dei primi anni) e l'eccessiva durata degli studi (tempo medio di percorrenza delle tabelle curricolari superiore di 1-2 anni a quello, già lungo, fissato per legge).  Ne conseguono un deplorevole spreco finanziario e di capitale umano ed il fatto che i giovani laureati affrontano il mercato del lavoro ad un'età che li svantaggia rispetto ai colleghi europei.  Pertanto, negli ultimi due anni, si è guardato con soddisfazione e curiosità alla gestazione di una riforma degli ordinamenti didattici.  Ora però che questa è stata varata, molti avanzano severe critiche, che aumenteranno in fase di attuazione, quando i problemi diventeranno più evidenti.  Analizzando il quadro complessivo dei nuovi percorsi formativi universitari, si intuisce che quello iniziale (I livello) costituisce la fase più delicata ed importante della ristrutturazione: da come verrà attuato dipende il successo o il fallimento dell’intera operazione.

Nell’area chimica l’attuazione di questa prima fase desta parecchie preoccupazioni [1].  La risoluzione di impostare il I livello su una base triennale, con contenuti formativi abbastanza conclusivi da permettere un’uscita immediata, con una preparazione sufficiente ad inserirsi nel mondo del lavoro, è indubbiamente interessante perché, rinviando la tesi e quasi tutti gli insegnamenti specialistici al II livello, dovrebbe normalizzare la durata reale del primo periodo degli studi, permettendo di accorciare e razionalizzare l'intero iter formativo e di organizzare in maniera flessibile nuovi profili universitari adeguati alle esigenze dei tempi ed al confronto con gli altri Paesi.  Molti accademici sono però allarmati per il rischio di una dequalificazione generalizzata dell'insegnamento universitario.  Offrire allo studente un bagaglio di informazioni abbastanza conclusivo in soli tre anni già di per sé presenta il rischio di dover sfoltire troppo i programmi o, molto peggio, di abbassarne sensibilmente il livello di qualità.  La situazione diventa piu' difficile se si considera anche la necessità di trovare spazio per nuove materie, che dovrebbero fornire al bagaglio culturale un certo orientamento professionalizzante.  La risoluzione dei Ministri europei dell'Istruzione del maggio 1998, (accordi della Sorbona), che, insieme all'attuazione dell'autonomia degli Atenei, ha dato l'avvio ad una radicale trasformazione degli ordinamenti didattici della nostra Scuola, recitava all'inizio così: "… gli studenti del 1° ciclo universitario dovranno avere accesso ad una gamma diversificata di programmi, che includa la possibilità di seguire studi multidisciplinari e di acquisire competenze nell'uso delle lingue e delle nuove tecnologie informatiche …".  Nella classe delle Scienze e Tecnologie Chimiche sono richieste ora anche altre abilità non tradizionali, ad esempio nei settori legislazione, controllo di qualità e sicurezza nel lavoro.  Se a tutto ciò si aggiunge l’incoraggiamento agli studenti di trascorrere almeno un semestre in Università straniere, si può concludere che gli spazi didattici nel I livello sono veramente troppo compressi.  Da qui, la necessità di rivedere drasticamente i programmi degli insegnamenti, operazione che richiederà notevole impegno sia da parte dei docenti universitari, che devono organizzare percorsi formativi ristretti e molto ben coordinati, ma anche dei docenti della Scuola Superiore, che devono preparare degli allievi pronti a proseguire gli studi senza traumi e con un bagaglio culturale adeguato.

Nell’affrontare quindi la completa revisione dei percorsi formativi universitari ed il coordinamento ottimale degli insegnamenti, si incontrerà probabilmente un’ulteriore difficoltà, derivante dalla connaturata gelosia del docente per il proprio programma, la scarsa disponibilità a cambiarlo e la resistenza al coordinamento a causa della tendenza dei settori disciplinari (analitico, fisico, inorganico e organico, nel caso della Chimica) all'autosufficienza [2].  Comunque, oltre a rivedere i programmi, si dovrà anche migliorare il modo di trasmetterli agli studenti, sperimentando una presentazione logica, sintetica e compatta dei contenuti.  Lo studente deve essere stimolato ed aiutato nel suo sforzo di apprendimento e però deve saper sfruttare al meglio il tempo trascorso in aula.  Acquista cioè un ruolo importante l'interazione studente-docente, che dev'essere maggiormente attivata, favorita dal rapporto ottimale esistente nel CdS in Chimica.

Vi sono poi i problemi all’interfaccia con la Scuola Secondaria.  A questo proposito, si sente spesso lamentare la scarsa preparazione degli studenti che si iscrivono all’Università.  In molti casi si tratterà di studio insufficiente, ma molto dipende anche dal modo di studiare e di affrontare i problemi a cui lo studente si è abituato nella Scuola Superiore.  Non è certo il caso di attribuire colpe generalizzate alla Scuola Secondaria, ma piuttosto riconoscere che il lavoro di recupero culturale, tanto necessario al primo anno di Università, è reso delicato dall'eterogeneità della preparazione fornita dalle diverse scuole di provenienza.  D'altra parte i docenti universitari, che si preoccupano molto di preparare dei futuri ricercatori (insegnando delle tecniche), dovrebbero dedicare più attenzione a coloro che dovranno trasmettere un quadro scientifico coerente ai loro futuri allievi.

Uno dei problemi più delicati è quello di stabilire in linea di massima, per ciascuna Classe di Laurea, il bagaglio di conoscenze che i giovani che entrano all'Università dovrebbero avere per affrontare dignitosamente il nuovo piano di studi.  Ad esempio, nel caso della Chimica, quale cultura chimica è richiesta, quali conoscenze tecniche, quali prerequisiti?  Questo aspetto riguarda anche la Scuola Secondaria e comporta quindi la necessità che l’Università formi un corpo docente preparato a gestire la riforma di tutto l’ordinamento scolastico.  Il sistema dei crediti dovrebbe, almeno in teoria, aiutare a creare percorsi formativi nei quali si possano coniugare le potenzialità della Scuola Superiore con quelle dell’Università (vedi ad es. l’istituzione di corsi aggiuntivi a quelli del curriculum normale, che vengano riconosciuti come crediti dall’Università, come pure le attività di aggiornamento  da svolgersi insieme ai docenti delle Superiori, ecc.).

Sarebbe anche importante approfittare dell'attuale scarsa affluenza di studenti alle Classi scientifiche e trarne un vantaggio per una maggior diffusione della cultura scientifica.  Si potrebbe cioè offrire una formazione di ottima qualità, rendendo visibile la disponibilità, nelle nostre strutture, di spazi, docenti, tutor, attrezzature, contatti con l'estero, servizi, ecc., dimostrandone fruibilità e vantaggi e facendo leva sulle possibilità offerte dal mercato del lavoro.  È quindi indispensabile curare i momenti di orientamento e regolamentazione dell'accesso in vista di questo obiettivo.  Mentre l'orientamento come informazione è già abbastanza ben organizzato in quasi tutte le sedi, è invece alquanto carente l'altro aspetto, più delicato perché caratterizzato da valenze educative vere e proprie, cioè quello della predisposizione alla scelta.  L'indirizzo attitudinale dovrebbe coinvolgere lo studente dell'ultimo anno della Scuola Superiore in attività che lo aiutino a capire le proprie inclinazioni naturali e ad approfondire le tematiche disciplinari di suo interesse in campo scientifico.

La Commissione "Accesso e Orientamento" della Conferenza dei Presidi di Scienze, raccomandando che le Facoltà cooperino con la Scuola Secondaria Superiore per assicurare un contributo culturale, programmatico e didattico all'attività di formazione, ha proposto gli strumenti da realizzare per i test di accesso delineando, appunto, due livelli.  Uno di base, contenente competenze di partenza omogenee per l'accesso all'Area scientifica e scientifico-tecnologica, l'altro piu' avanzato con contenuti specifici di alcune materie che accerti la predisposizione per una determinata Classe.  Il ruolo più importante lo svolge la Matematica, le cui cognizioni sono il requisito fondamentale per l'accesso all'Area. Le altre discipline (Fisica, Chimica, Informatica, Scienze della vita, dell'ambiente e della terra) riguardano invece settori specifici utili per l'accesso alle Classi corrispondenti.

In conclusione, lo sforzo che ci attende è quello di individuare un modello culturale da adottare come linea guida nella formulazione di un curriculum didattico per la Laurea di I livello che fornisca fin dall'inizio strumenti che permettano una visione unificata del settore delle scienze chimiche o, quanto meno, contribuiscano a rendere meno frammentaria la trasmissione delle conoscenze, cercando di conciliare un accettabile rigore concettuale con un bagaglio formale inevitabilmente ridotto.  In questa urgente revisione dei programmi, per cui si attende un maggiore impegno da parte di tutti, si dovrebbe tenere presente anche l'aspetto della formazione professionale, che pone l'esigenza di rapportarsi con l'ambiente esterno per coniugare gli obiettivi essenziali di una formazione culturale con le dinamiche produttive del territorio.

Anche se i nuovi laureati di I livello possederanno competenze che, in teoria, permetteranno loro di offrirsi al mercato del lavoro, è comunque presumibile che la maggior parte sentirà il bisogno di continuare gli studi.  Questo naturalmente dipenderà anche da come li accoglierà il mercato del lavoro e da come l’Università sarà in grado di proporre percorsi formativi che diano competenze e preparazione adeguata, ma offra anche spazi ed occasioni per completare gli studi con cammini di maturazione personale.

 

1. Atti Scuola Estiva di Chimica, Pisa, 2000, 2, 433-446.

2. Commissione AICF – DCFSCI, L’insegnamento della chimica fisica nel nuovo piano di studio per le lauree in chimica e in chimica industriale, La Chimica nella Scuola, 1995, XVII, 37-40.