È UN SERVIZIO

 

Gianfranco Fabbri

 

I risultati, dei lavori parlamentari di questi ultimi mesi sulla scuola superiore debbono considerarsi più come un primo inquadramento piuttosto che una bozza o, addirittura, un compiuto dettato alla realizzazione di una riforma; in effetti il testo approntato dal Parlamento si limita a sancire alcuni principi di forma ai quali la riforma della scuola superiore dovrà soddisfare, senza però entrare in alcun modo nei problemi di metodo e di contenuti.  Esso lascia quindi, praticamente, ogni spazio vuoto e la riforma troverà quindi una sua concreta definizione solo nel momento nel quale verranno stabilite le materie afferenti alle varie aree ed i relativi orari e programmi; con ogni probabilità questi punti troveranno una loro maturazione verso la fine del 1980.  Stando cosi le cose, sembra allora abbastanza urgente iniziare a ragionare su questi problemi perché le soluzioni che ora verranno adottate definiranno almeno per alcuni decenni questo settore della scuola italiana e dirigeranno in modo importante lo sviluppo della nostra società.  All’articolazione di questo discorso3 che per tradizione viene svolto nel chiuso dei gabinetti ministeriali, dovranno ora in qualche modo partecipare attivamente gli operatori della scuola, insieme a tutto il corpo sociale.  Solo a questa condizione la riforma potrà ottenere un generale consenso e con ciò non incontrare soffocanti difficoltà di principio e di metodo nella sua attuazione.

 

I nuovi programmi della scuola media inferiore per il settore matematico scientifico, rappresentano più un identikit di ciò che sarà l’insegnamento in questa scuola nel prossimo futuro piuttosto che un suo preciso ritratto.  Essi, infatti, tracciano una serie di linee, che dovranno caratterizzare l’insegnamento, ma una precisa definizione dei contenuti,del peso relativo dei loro vari elementi, dei reciproci rapporti fra le varie discipline ecc. è demandata alla elaborazione degli insegnanti e dei consigli di classe sulla base dellesame dei parametri che caratterizzano la scuola e dell’ambiente in cui essa è inserita.  Le disponibilità che la nuova normativa lascia all’insegnante è quindi assai ampia e anche in questo settore è quindi necessario ed urgente che gli operatori della scuola inizino un discorso concreto che consenta loro di possedere, al momento in cui i nuovi programmi dovranno essere applicati, chiarezza di idee e strumenti per condurre un corretto e coerente insegnamento.

 

All’interno di questi due settori, e cioè quello della scuola media inferiore e quello della secondaria superiore, dovranno poi essere individuate le fisionomie delle varie discipline ed in particolare, per quanto è di nostro specifico interesse, quella della chimica.  Questa disciplina ha avuto fino ad oggi nella nostra scuola una presenza che, se sul piano quantitativo può considerarsi formale (essa è ad es. all’ultimo posto, dopo anche il canto corale, come orario d’insegnamento nell’Istituto magistrale), su quello qualitativo è senz’altro da ritenersi del tutto scentrata rispetto alle funzioni formativo-culturali che essa dovrebbe svolgere nelle scuole a fini non professionali.  È ben noto che la chimica possiede da un lato contenuti formativi molto alti, cosi da essere definita da alcuni come la disciplina che meglio si presta ad illustrare e far comprendere all’allievo le metodologie sperimentali e le procedure concettuali proprie del metodo scientifico; dall’altro, quello pratico applicativo, rappresenta quasi un simbolo della nostra organizzazione sociale, nel senso che l’attuale sviluppo della società è strettamente determinato, sia in senso qualitativo che in quello quantitativo, dai prodotti che l’industria chimica ci rende disponibili.  Ben a ragione, quindi, la Commissione che ha elaborato lo schema dei nuovi programmi della scuola media ha suggerito di introdurre i primi elementari concetti di chimica nell’ambito di un discorso generale sulla materia che comprende anche problematiche usualmente riferite al settore “fisica”, mentre ha indicato di dedicare un certo spazio, già a livello di scuola media inferiore, all’influenza dell’industria chimica sulla qualità della vita; è ormai riconosciuto anche in sede internazionale che questo rappresenta un argomento di base di ciò che, con nome convenzionale, è chiamato “la chimica per il cittadino”.

 

Il momento è quindi particolarmente importante e delicato, perché nei prossimi due anni la scuola italiana dovrà compiere un ampio lavoro di sistemazione che avrà profondi riflessi nel nostro ordinamento sociale.  La tipologia delle nuove posizioni dipenderà in gran parte dal tipo di lavoro che in questo periodo verrà svolto.  L’iniziativa della pubblicazione di questo bollettino trova un senso ed una giustificazione all’interno di un clima di radicale rinnovamento della scuola.  L’università è stata fino ad oggi del tutto assente in questo settore, ma riteniamo che essa debba obbligatoriamente assumere quanto prima un ruolo consapevole e responsabile nei riguardi della scuola.  Essa, in un ormai prossimo futuro, dovrà ad es. assumere compiti e fornire servizi di fondamentale rilievo nel settore della formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti.  Fuori quindi da ogni atteggiamento di autoritarismo dogmatico (che nella attuale situazione sarebbe per lo meno retorico) essa deve innanzitutto avvicinarsi alla scuola con atteggiamento di umile interesse per conoscerne lo spirito, il senso ed i meccanismi.  È appunto questo uno degli obbiettivi che si pone ora questo bollettino, cioè quello di essere uno strumento con il quale realizzare uno avvicinamento fra università e scuola.  In questo spirito esso avrà un senso ed un significato solo se potrà divenire un qualificato luogo di confronto e di discussione fra e con gli insegnanti; soprattutto da essi appunto dovranno essere proposte le tematiche sulle quali aprire gli incontri, per i quali questo bollettino dovrà essere sostanzialmente un servizio di coordinamento.  Solo a queste condizioni questa iniziativa potrà avere una vita in quanto, nello stato attuale, ogni altro atteggiamento si fonderebbe sul retorico.

 

Alla rilettura di questo primo numero, che vuole avere un carattere programmatico, e nel passarlo alla stampa, ci rendiamo conto delle ingenuità, delle contraddizioni, delle improvvisazioni che esso contiene.  Purtroppo ciò era previsto come inevitabile in quanto tutti noi siamo nuovi ad una attività di questo tipo.  Vorremo tutta la nostra volontà per perfezionare nel più breve tempo la nostra esperienza in questo settore al fine di offrire uno strumento quanto più corretto e funzionale.  Desideriamo però dire chiaramente che in fase di progettazione abbiamo volutamente scartato l’alternativa di affidarci a mani esperte e qualificate.  Ciò, fra l’altro, in quanto il forte peso finanziario che ne sarebbe derivato avrebbe condizionato in maniera sostanziale la libertà di impostazione che riteniamo debba essere una caratteristica dell’iniziativa.  Ci auguriamo che la nostra scelta sia stata giusta.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1979, 1 (1), 1-3.  Riprodotto con l’autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.