UN “PROGETTO OMBRA” PER LE SCIENZE DELLA TERRA

Riflessioni a margine del progetto Brocca

 

Maria Teresa De Nardis

 

Una prima lettura del progetto della sottocommissione Brocca per le Scienze della Terra mi ha lasciato una impressione positiva: la sequenza dei contenuti e il continuo riferimento al concetto di rischio ambientale rispecchiano in qualche modo il programma che ho sempre cercato di svolgere durante l’ultimo anno dei Licei e dell’Istituto Magistrale.  Ma un perdurante senso di smarrimento mi é stato successivamente chiarito dalla lettura delle riflessioni di K. Pardini [1]) e dall’articolo di A. Bonazzi [2] sul programma e le sue finalità.  Quello che mi sconcerta, infatti, é che esso é completo e ben impostato ma, per l’appunto, é un programma da quinta Liceo, imposto in prima senza alcun cambiamento o riduzione, salvo l’aggiunta dei concetti di “risorse” e “rischi”.  Da tempo, ormai, si discute sull’opportunità di proporre a ragazzi di 14-15 anni argomenti che richiedano alti livelli di astrazione che non sono propri di quell’età. Per la biologia tale ripensamento è accettato quasi da tutti; per le Scienze della Terra, come al solito, sembra che non ci poniamo neanche il problema.  Oppure c’é una qualche motivazione che sfugge ad una prima lettura del programma?

 

A questo proposito l’articolo di Bonazzi è illuminante: egli ripercorre la storia della formulazione dei contenuti e parla di tre stesure successive: la prima (1987) si poneva come obiettivo principale la conoscenza delle risorse naturali e dei rischi ambientali, coerentemente con le indicazioni dell’Unità Operativa Scienze della Terra del CNR; la seconda (maggio 1989), pensata per un programma interdisciplinare con Biologia, strutturato su due anni, si connotava come un tradizionale programma di geografia fisica, dove veniva dato ampio spazio a modelli e teorie, mentre perdevano di incisività i concetti di “risorse” e “rischi”.  L’ultima (dicembre 1990) adattava, semplicemente, la precedente alla proposta di tre ore settimanali nel primo anno, aumentando ulteriormente il numero di argomenti ma lasciandone inalterata l’impostazione, con il risultato di clamorose “sviste” come “l’evoluzione dei viventi” (punto 6), giustificabile come argomento trasversale con la biologia in un eventuale secondo anno, ma assolutamente fuori luogo nell’attuale contesto.  A mio parere, così come si presenta ora, il programma è un gran polpettone, dove si ritrovano mescolate esigenze pratiche (risorse - rischio – prevenzione) e astrazioni teoriche (tettonica a zolle – geocronologia), dove si vuole fornire una coscienza geologica e insieme educare al metodo scientifico “per modelli”: tutto in tre ore settimanali e con ragazzi di 14-15 anni!

 

Ma é proprio importante “sapere tutto”?  Riflettiamo un po’ sulle finalità del biennio “unificato” e sul significato dell’insegnamento delle Scienze della Terra nel suo ambito.  Nell’attuale clima di analfabetismo geologico che caratterizza non solo la popolazione comune ma anche (ahimè) la classe dirigente, le Scienze della Terra rivestono un ruolo di grande rilevanza sociale in quanto forniscono valori e strumenti per la comprensione delle relazioni Uomo-Terra e per l’adesione o la contrapposizione a determinati modelli di sviluppo.  Se da una parte esse sono utili al consorzio umano per il reperimento delle risorse e per la difesa dai rischi naturali, dall’altra possono e devono rendere consapevoli i cittadini dei pericoli insiti nelle attività antropiche e quindi indurre atteggiamenti e comportamenti conformi a una nuova etica nei rapporti Uomo-Ambiente.  Ma poiché la partecipazione democratica non può prescindere da appropriate conoscenze, é importante la diffusione capillare di una cultura geologica, a partire dalla scuola.

 

In questo contesto é rilevante il ruolo del biennio: infatti per molti esso costituirà la conclusione della scuola dell’obbligo e dovrà quindi fornire conoscenze autoconsistenti su cui fondare la propria consapevolezza civile.  Ma per far ciò, sarà necessario e sufficiente fornire conoscenze di base pratiche, fondate sull’osservazione di fatti e fenomeni e del rapporto causa-effetto che li determina: in questo senso é importante un’impostazione risorsa-rischio-prevenzione.  Il futuro cittadino avrà (si spera) idee limitate ma chiare sul territorio che lo circonda e sul proprio ruolo modificatore dell’ambiente.  Per molti altri studenti il biennio sarà seguito dal triennio di indirizzo: sebbene non siano state ancora definite le aree disciplinari, si prevede che alcuni indirizzi comprenderanno un certo numero di ore di Scienze della Terra, altri no.  Per questi ultimi, che non avranno altre opportunità di studi geologici, è valido il ragionamento esposto prima, mentre per gli indirizzi scientifico-tecnologici il discorso è più complesso, perchè bisognerebbe esaminare la distribuzione numerica delle ore attribuite alle Scienze della Terra.

 

Comunque sia, per essi il biennio costituirà una preparazione propedeutica e pertanto, a maggior ragione, non occorrerà fare “tutto e subito”; altrimenti il risultato sarà o di esaurire argomenti, interessi e metodologie, fornendo ai ragazzi un gran numero di notizie affrettate e non giustificate da prove e ragionamenti teorici, oppure di selezionare gli argomenti secondo criteri discrezionali, con risultati disomogenei sui quali sarà difficile intervenire nel contesto successivo (ne costituisce una valida prova la dispersione dei programmi della scuola media inferiore, osservabile ogni anno nei test d’ingresso delle prime classi delle superiori).  Nel primo caso si rischia di svuotare il triennio di contenuti, nel secondo di non fornire i prerequisiti indispensabili allo sviluppo del corso successivo.  Penso che, al punto in cui siamo, non sia possibile una revisione del progetto del biennio, tuttavia si spera che il ministero fornisca indicazioni applicative, possibilmente a carattere vincolante, che stabiliscano traguardi standard di competenze e abilità, pur tenendo presenti le difficoltà degli insegnanti, in rapporto alle singole realtà scolastiche.

 

A questo proposito vorrei esprimere un modesto suggerimento, sperando che, magari, persone ben più autorevoli lo facciano proprio.  Io vedrei bene un programma per il primo anno più limitato nei contenuti, più pratico nelle metodologie e soprattutto volto a fornire una consapevolezza ecologica.  Gli argomenti potrebbero essere:

 

1) LA TERRA SOLIDA

Rocce: genesi e composizione dal punto di vista macroscopico-strutturale; uso merceologico*; concetto di risorsa*; esauribilità*.

Vulcani: morfologia; attività vulcanica; distribuzione geografica; rischio; previsione*; prevenzione*.

Terremoti: tipologia; distribuzione geografica; rischio; previsione*; prevenzione*.

2) I RAPPORTI TERRA-SOLE

Moto di rotazione - moto di rivoluzione - inclinazione dell’asse terrestre: inclinazione dei raggi solari, numero di giorni e di ore di insolazione alle varie latitudini; fasce climatiche; energia solare come fonte inesauribile*.

3) LA TERRA FLUIDA

Atmosfera: composizione della troposfera; ozonosfera*; concetto di temperatura, pressione, umidità; fattori che le influenzano; concetto di gradiente e spostamenti di masse d’aria; tipi di venti.

L’acqua nell’aria: umidità assoluta, tipi di nubi, tipi di precipitazioni; concetto di perturbazione*; simbologia meteorologica*.

Idrosfera:

a) il mare (composizione; moto ondoso, maree, correnti)

b) il ciclo dell’acqua

c) le acque continentali (tipologia di fiumi, laghi, ghiacciai; regimi fluviali; l’acqua come risorsa*).

4) CLIMI

Tipologia e biomi associati; influenza dell’altitudine; climi italiani*.

5) IL MODELLAMENTO DELLA SUPERFICIE TERRESTRE

Erosione, trasporto, sedimentazione.  Azione geomorfologica della temperatura, del vento, delle acque continentali, del mare.  Formazione dei suoli.  Stabilità dei versanti.  Morfologia delle coste e loro stabilità.  L’uomo modificatore del paesaggio.  Paesaggi naturali e paesaggi antropizzati (il territorio come risorsa *; rischio idrogeologico *; prevenzione *).

 

Come risulta chiaro, gli argomenti dovrebbero essere svolti in maniera descrittiva, privilegiando i rapporti di causa-effetto, con riferimento ad esempi concreti e alla portata dell’esperienza degli allievi.  Ricordiamoci che la geologia è una scienza fenomenologica e che, d’altra parte, non si vogliono formare degli “apprendisti geologi” ma educare dei cittadini a guardare in modo critico la realtà che li circonda.  Alcuni argomenti possono essere anticipati o posticipati: per esempio, i rapporti Terra-Sole mi sembrano ben collocati prima dei punti III e IV per la diretta influenza che esercitano su idrosfera e atmosfera, mentre escluderei di trattarli all’inizio per evitare agli alunni l’impatto prematuro con elementi di geografia matematica piuttosto ostici e poco “attuali”.  Invece i climi potrebbero andare bene anche a conclusione del punto II o di introduzione all’atmosfera.  Gli argomenti segnati con (*) possono ritenersi facoltativi e lasciati alla preparazione e/o sensibilità del docente, mentre tutti gli altri mi sembrano imprescindibili, costituendo i capisaldi formativi della materia.

 

Dal confronto col progetto Brocca si può notare che restano esclusi: il punto 1 (Rapporti Uomo-Terra), che non vedo come si possa affrontare in modo avulso da ogni riferimento pratico, il punto 7 (Le risorse minerarie) che tuttavia viene distribuito nei vari ambiti interessati e i punti 5 e 6 (Dai fenomeni ai modelli.  Il passato della Terra) che, per ampiezza di contenuti, astrattezza concettuale e collegamenti interdisciplinari (biologia - chimica - fisica), richiedono elevate capacità di generalizzazione e di sintesi e risultano perciò più adatti al triennio.  Al momento attuale è difficile fare previsioni sulla struttura di quest’ultimo, sebbene fonti accreditate diano per certe due ore all’ultimo anno dell’indirizzo scientifico.  Queste ore, evidentemente scarse, ma collocate a conclusione di un curriculum denso di discipline scientifiche, dovrebbero essere utilizzate per operare una sintesi delle fenomenologie precedentemente esaminate, nel quadro di un modello unitario che, da una parte abitui lo studente al ragionamento astratto, dall’altra ne amplii gli orizzonti geografici e storici.

 

Il programma potrebbe essere strutturato sui seguenti argomenti:

A) TECNOLOGIE E METODI DI INDAGINE NELLE SCIENZE DELLA TERRA

osservazioni sismiche, termiche, gravimetriche e chimiche, fossili e datazioni

B) INTERNO TERRESTRE

C) TETTONICA A ZOLLE

D) EVOLUZIONE GEOLOGICA E BIOLOGICA

E) GEOCRONOLOGIA E STORIA DELLA TERRA

 

Potrebbe essere quel tentativo di collegare le scienze della Vita e le scienze della Terra che sempre ci proponiamo, ma raramente riusciamo a realizzare.  Forse i ragazzi uscirebbero dal quinquennio con l’impressione non di aver studiato ogni anno una materia fine a se stessa, al contrario di aver compiuto un percorso articolato ma unitario, per arrivare alla conclusione che la Terra è bella, unica e irripetibile e noi non abbiamo il diritto di sciuparla.

 

Bibliografia

1. K. Pardini, I “nuovi” programmi di Scienze della Terra e Biologia, Naturalmente, numero speciale febbraio 1991. In rete In rete all’indirizzo http://wwwcsi.unian.it/educa/rifstudi/newprogr.html

2. A. Bonazzi, Nuova Secondaria n. 10 1991.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1992, 5 (1), 11-13.