“PROGETTO BROCCA”: UNA SCUOLA PER L’EUROPA?

 

Catia Pardini

 

Nei giorni 13 e 14 Marzo 1991 si sono tenute a Pisa due Giornate di Studio sul tema: " "PROGETTO BROCCA" UNA SCUOLA PER L'EUROPA?  Struttura e programmi per la scuola secondaria superiore".  Il Convegno è stato promosso dall’Amministrazione Provinciale

di Pisa in collaborazione con le Associazioni degli insegnanti: ANISN, AIF, CIDI, LEND, UCIIM, con il Collegio dei Presidi della Provincia di Pisa, d’intesa con il Provveditorato agli Studi ed il Consiglio Scolastico Provinciale di Pisa e con il patrocinio dell’IRRSAE-TOSCANA.  La relazione introduttiva è stata tenuta dalla prof.ssa Bice Chiaromonte della segreteria nazionale del CIDI e membro della Commissione Brocca che ha ampiamente illustrato l’iter dei lavori della Commissione dal momento della sua istituzione per la revisione dei programmi del biennio (1988) fino alla conclusione di detta revisione e alla concomitante formulazione del progetto di riforma complessivo per l'intero quinquennio.  È quindi seguita la relazione del prof. Palmeri, presidente del Coordinamento Nazionale Scuole Sperimentali, che ha ribadito il ruolo avuto dalle sperimentazioni per il rinnovamento della scuola italiana e al contempo ha sottolineato lo scarso rilievo dato dalla Commissione a tali innovazioni.

 

I dati relativi alla sperimentazione dei nuovi programmi "Brocca" attualmente attuata dalle scuole superiori in Toscana sono stati illustrati dal dott. Assante dell’IRRSAE.  La prof.ssa Fassorra, preside dell’ITC "Fermi" di Pontedera, ha evidenziato il rinnovamento metodologico presente nei nuovi programmi (che sta già avvenendo nelle sperimentazioni "autonome" ed "assistite"), ha sottolineato la valenza formativa dell’introduzione del Diritto ed Economia a livello di biennio, ha commentato i nuovi programmi di Storia proponendo un lavoro per tematiche trasversali.  La struttura e i programmi dell’area scientifica sono stati analizzati dai proff. Prodi per la matematica, Fabri e Olmi per il laboratorio di fisica/chimica, Terreni per la biologia e le scienze della Terra.  Il prof. Prodi, ordinario di matematica all’Università di Pisa e membro della Commissione Brocca, ha svolto un’approfondita analisi dei programmi di matematica sottolineandone gli aspetti innovativi.  Questi programmi derivano dal progetto formulato nel 1985 per il Piano Nazionale Informatica dove più che una riforma dei programmi fu realizzato un reimpianto totale della disciplina stabilendo una stretta interazione tra matematica ed informatica.  Questa nuova impostazione ha già avuto una sua sperimentazione positiva con l’attuazione del P.N.I.

 

Il prof. Prodi ha quindi fatto un’ampia e dettagliata disamina dei cinque grandi temi che compongono il programma di matematica, sottolineando che le differenze tra programma debole (A) e forte (B) non sono sostanzialmente rilevanti.  Il prof. Fabri, del dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa, ha preso in esame i programmi relativi al Laboratorio di Fisica/Chimica premettendo che la sua analisi avveniva dall’"esterno", dalla lettura di quanto pubblicato, non facendo lui parte della Commissione.  Il prof. Fabri ha ritenuto positiva l’introduzione di questa disciplina sperimentale nel biennio ma la scelta di inserirla soltanto in alcuni indirizzi e soprattutto, la mancanza di un quadro generale chiaro riferito al triennio, lo hanno trovato molto critico.  Altre perplessità sono derivate dalla mancanza di indicazioni circa il raccordo con le altre discipline sperimentali e con la matematica, dalla prescrittività di un programma troppo esteso, dalla totale mancanza di differenziazione degli argomenti tra gli indirizzi con tre ore e quelli con cinque ore.  Per quanto riguarda poi l’abbinamento Fisica/Chimica lo ritiene né migliore né peggiore di altri; abbinamenti di questo tipo sono stati in parte sperimentati in anni passati ed inoltre qualche abbinamento è anche necessario per non creare troppi specialismi; è inevitabile, tuttavia, che questa nuova disciplina crei non pochi problemi agli insegnanti.

 

Il prof Olmi, docente di chimica al Liceo Scientifico "L. da Vinci" di Firenze e membro della Commissione, ha fatto una dettagliata relazione sul travagliato percorso che le scienze sperimentali hanno avuto durante i lavori della Commissione, ha sottolineato i continui "attacchi" (anche recenti) alle ore dedicate a queste discipline (in particolare al Laboratorio di Fisica/Chimica nell’indirizzo scientifico) ed ha denunciato la scarsa sensibilità dimostrata dal Comitato Ristretto e dalla stessa Commissione ai problemi della cultura scientifica.  Per quanto riguarda il programma di Laboratorio Fisica/Chimica, ha mostrato come questo abbinamento non sia improvvisato (anche se la sua comparsa nei programmi lo è stata): fin dal 1976 la Divisione di Didattica Chimica della Società Chimica Italiana e l’Associazione Italiana Fisici avevano costituito una commissione di lavoro che aveva prodotto un progetto di Fisica-Chimica completo, articolato in Unità Didattiche, pensato, in un primo momento come programma integrato e successivamente sviluppato in modo coordinato. In merito al programma attuale il prof. Olmi ha condiviso alcune perplessità espresse dal prof. Fabri ma ha fatto notare che il gruppo di docenti chiamato ad elaborare ex-novo il programma ha dovuto produrre il lavoro in pochissimo tempo rispetto agli altri gruppi disciplinari.

 

Il prof Terreni, docente di Scienze al Liceo Scientifico "XXV Aprile" di Pontedera, ha iniziato la sua relazione sottolineando la presenza delle Scienze naturali in ogni biennio di scuola secondaria superiore, compresi i professionali e come ciò sia il dovuto riconoscimento del valore formativo di queste discipline.  Oltre a questo, però, non c’è altro di positivo: da quanto è dato di vedere nella ipotesi di struttura dei trienni la Biologia e le Scienze della Terra saranno presenti soltanto negli indirizzi scientifici ed i programmi del biennio sconfessano pienamente quanto sembrava essere acquisito con il quadro orario.  (n.d.r. vedi numero speciale di Naturalmente).  Nel vivace dibattito che è seguito diversi insegnanti di discipline scientifiche hanno espresso le loro perplessità sui programmi e soprattutto sul metodo seguito per la definizione del quadro orario.  I lavori sono proseguiti il giorno successivo con un'ampia disamina dei programmi dell’area letterario-linguistica da parte del prof. Ambel, docente di materie letterarie e membro della Sottocommissione per l’area letterario-linguistica.  Il prof. Ambel ha sottolineato il valore formativo del nuovo impianto metodologico in rapporto a quello vigente, lo svecchiamento dei programmi, l’introduzione di nuove tecniche per l’apprendimento delle lingue: attività e metodologie che hanno avuto un riscontro positivo in quelle sperimentazioni che le seguono da anni.

 

Il prof. Luperini, preside dell’Istituto Statale d’Arte "Russoli" di Pisa, ha preso in esame i programmi dell’ambito artistico e, pur condividendo l’opinione di altri relatori sulla positività della nuova struttura del biennio, ha mosso numerose critiche al fatto che le discipline artistiche, o meglio "l’educazione all'universo delle figure", non siano inserite nell’area comune di tutti gli indirizzi ma soltanto in quattro di essi e con programmi sovradimensionati rispetto alle ore previste.  La prof. Chiaromonte ha quindi tenuto la relazione conclusiva nella quale ha risposto ad alcuni degli interrogativi emersi dal dibattito.  I lavori si sono conclusi con una Tavola Rotonda sugli aspetti politico-istituzionali legati alla realizzazione del progetto.  Hanno partecipato: l’Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Pisa prof. Pellegrini, il Presidente del Consiglio Scolastico Provinciale prof. Fabbri, e rappresentanti dei partiti politici cittadini.  Dal dibattito sono emersi alcuni punti nodali che, se non verranno risolti in sede politica, potranno compromettere l’attuazione del "Progetto Brocca".  I punti sono stati individuati in:

·  Necessità di un supporto legislativo, di una legge quadro che stabilisca chiaramente il rapporto programmi/ordinamenti;

·  Elevamento dell’obbligo scolastico con soluzioni chiare non equivoche;

·  Attuazione dell’autonomia scolastica non soltanto riferita alle scuole ma estesa ai distretti che dovrebbero incidere di più sulle politiche scolastiche del territorio;

 

·  Una sperimentazione dei nuovi programmi non selvaggia, estesa, generalizzata e non limitata alle sole scuole sperimentali;

·  Un’attenta e corretta gestione del personale.

 

A conclusione delle giornate di studio è stata riportata come risposta alla domanda del titolo del Convegno una indicazione data di recente dal Consiglio d’Europa: "... compito della Scuola Europea è ridurre la diversificazione tra Nord e Sud, tra giovani più avvantaggiati e giovani svantaggiati ...".  Ridurre la diversificazione significa offrire una solida base culturale a tutti.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1991, 4 (2), 16-17.