GLI ORGANI RUDIMENTALI E LA SELEZIONE NATURALE

Giuseppe Spadaro

Giuseppespadaro20@libero.it

 

La selezione naturale non è in grado di spiegare gli organi rudimentali

Come ci insegnano i biologi, gli organi rudimentali o vestigiali sono quelle strutture organiche, un tempo funzionanti e successivamente andate in disuso, e per tal motivo ridotte a rudimenti, a vestigia appunto.  Com’è noto, tali organi (assieme ai fossili, agli organi omologhi, all’embriologia comparata, ecc.) costituiscono un’ulteriore prova della realtà dell’evoluzione: essi indicano in modo inequivocabile che la specie che li conserva ha in comune con altre specie l’origine da un unico progenitore.  Organi rudimentali, come insegnano i biologi, sono per esempio “le ossa del bacino e dell’arto addominale dei Cetacei, gli occhi della maggior parte degli animali cavernicoli, l’organo di Jacobson nei Mammiferi, le vertebre coccigee, la caruncola lacrimale, l’appendice ileo–cecale, i muscoli dell’orecchio esterno, nell’uomo, ecc.” [1]  Dal momento che si tratta di organi che un tempo avevano una struttura completa e una loro funzione, si affacciano spontanee due questioni: 1) perché sono stati smantellati; 2) come sono stati smantellati.

 

L’esempio delle balenePrendiamo per esempio il caso delle balene.  Come si sa, gli antenati di tali cetacei erano animali terrestri tetrapodi.  Essi, passando dalla terra ai mari, subirono delle trasformazioni strutturali e fisiologiche che li adattarono alla vita acquatica, dove, al posto delle zampe, i necessari adattamenti devono essere organi remiganti, come appunto le pinne.  Insomma in tale processo evolutivo vi furono modificazioni di strutture e riduzioni di altre.  In particolare le ossa del bacino, ormai non più servibili, si ridussero a poco a poco a ruderi ancora visibili agli esperti.  Ebbene: come si sono venuti a formare tali rudimenti di organi una volta funzionali?  Quale processo ha smantellato i vecchi organi?  Un tale fenomeno potrebbe essere spiegato in termini di selezione naturale come sostiene la dottrina neodarwiniana?

 

Organi rudimentali (Da Biologia, di H. Curtis et al. [2])

 

L’appello alla selezione naturaleGli ecologi Peter Cotgreave e Irwin Forseth raccomandano a tutti coloro che studiano gli esseri viventi, compresi gli ecologi, di ricordare sempre che «la selezione naturale è la principale causa per cui un organismo ha una particolare anatomia, fisiologia o comportamento.» [3]  Il grande biologo evoluzionista Ernst Mayr da parte sua scrive che «Che gli uccelli abbiano acquisito le penne mediante selezione naturale è una proposizione

quasi certamente vera, ma, come la maggior parte degli eventi del passato, non si potrà mai stabilirlo con assoluta certezza, ossia non lo si potrà mai dimostrare.» [4] Questi assunti tratti da due libri di autori di scuola neodarwiniana, sono due dei tanti esempi [5] in cui si fa appello alla selezione naturale per giustificare dei fenomeni biologici.

 

OsservazioniCi sarebbe ora da chiedersi come la selezione naturale (che secondo i due suddetti ecologi americani “è la principale causa per cui un organismo ha una particolare anatomia, fisiologia o comportamento”, e secondo Mayr è stata la causa grazie alla quale gli uccelli hanno quasi certamente acquisito le penne) potrebbe essere “anche” la causa per cui per esempio l’attuale balena si porta ancora addosso (dopo tanto tempo che è diventata un essere acquatico) i rudimenti delle ossa del bacino, del femore, ecc.  Per ammissione degli stessi biologi evoluzionisti, la selezione naturale (che per detta dello stesso Mayr, ma anche di tanti altri biologi evoluzionisti [6] è “riproduzione differenziale”) agisce solo sui fenotipi. [7]  Ma osserviamo che, se la selezione agisce proprio in tal modo, non si vede come essa, detto alla buona, possa “entrare” all’interno degli esseri viventi per ridurre a ruderi certi loro organi non più utili.

 

Conclusione Ciò conduce alla conclusione che la rudimentalizzazione degli organi, dal momento che è un’ operazione di trasformazione strutturale e fisiologica, in nessun modo potrebbe essere attribuita all’opera diretta della selezione naturale.  Dunque, se ci appelliamo alla selezione naturale per spiegare gli organi rudimentali, usciamo fuori strada, facciamo come un errore di calcolo; facciamo un’operazione che non c’entra proprio nulla con la soluzione del problema.  Sarebbe un po’ come nella risoluzione di un problema di matematica, al posto di un’operazione di radice quadrata, facessimo, per esempio, una moltiplicazione!  Sbaglieremmo ovviamente il risultato.  In conclusione: la selezione naturale nel processo evolutivo ha il suo fondamentale ruolo, che però non è quello che sostiene la teoria darwiniana. Essa, come si è visto nel primo articolo (Il collo della giraffa e la selezione naturale), non spiega come si è potuto formare il lungo collo della giraffa; come si è visto nel secondo articolo (I fossili viventi e la selezione naturale), non spiega l’esistenza dei fossili viventi e neppure la stasi; come ora si è visto nel presente terzo articolo, essa non riesce nemmeno a spiegare gli organi rudimentali.  Come si vede chiaramente, si tratta di questioni della massima importanza che entrano nel quadro del fenomeno generale dell’evoluzione biologica, in cui si fa erroneamente appello alla selezione naturale.

 

Appendice

Gli animali cavernicoli e la selezione naturale

Traggo questo passo significativo a testimonianza dell’abuso del concetto di selezione naturale dal libro Biologia (di Helena Curtis et al., Zanichelli, 2003).  A pag. 1094 di questo testo [8] nel paragrafo “Artropodi privi di occhi e altre forme regresse”, si legge quanto segue: «La selezione naturale può portare alla perdita di alcune capacità invece che all’aumento di complessità.  Ad esempio, gli animali delle caverne che vivono sempre al buio, sono spesso privi di occhi; per un organismo che vive al buio gli occhi sarebbero solo causa di vulnerabilità e non vi è alcuna pressione selettiva per conservarli.»  Ecc.  Ma ci si chiede: che cosa c’entra la “pressione selettiva” con la mancanza di occhi di certi animali cavernicoli?  Ecco un’altra espressione cui si ricorre per spiegare certi fenomeni, senza che ci si accorga che spesso non si spiega proprio nulla!  Come potrebbe la pressione selettiva “conservare” gli occhi e la mancanza di essa “toglierli”?  La spiegazione semplicissima della mancanza degli occhi (ma non solo degli occhi, ma anche della decolorazione degli animali cavernicoli, della perdita di strutture per semplificazione come avviene in certi parassiti, e simili) ce la fornisce il Principio di economia.  Tali strutture si perdono e/o si semplificano per motivi energetici: l’organismo con questa operazione risparmia energia.

 

Bibliografia e Note

 

1. U. D’Ancona, Zoologia, Utet, 1973, pagg. 361-362.

2. H. Curtis et al., Biologia, Zanichelli, 2003

3. P. Cotgreave, I. Forseth, Introduzione all’ecologia, Zanichelli, 2004, pag. 5.

4. E. Mayr, Il modello biologico, McGraw–Hill, 1997, pag. 64.

5. I professori Cotgreave e Forseth, autori di una per altro eccellente Introduzione all’ecologia, vengono qui citati a titolo d’esempio tra i tanti altri autori che si potrebbero menzionare.

6. Lo stesso prof. Futuyma, in Biologia evoluzionistica, dopo aver tirato le orecchie a certi ultraselezionisti per i loro eccessi a proposito della selezione naturale, dichiara senza mezzi termini che «essa è la sopravvivenza differenziale e la riproduzione, e nulla di più.» (pag. 226, Zanichelli, 2008)

7. Agisce sui fenotipi e solo indirettamente sui genotipi. O meglio, selezionando i fenotipi, seleziona per conseguenza i loro genotipi.

8. Un testo per tutto il resto senza neppure un neo e decisamente eccellente e completo.