MATURI PER COSA ?

 

Vincenzo Terreni

 

Tra polemiche sempre più flebili, il consueto rito della Maturità è lentamente sprofondato nelle acqua calde e inquinate di un luglio sempre più afoso e soffocante.  Gli articoli di commento e di colore sui quotidiani ed i settimanali sembrano le fotocopie sbiadite di quelli degli anni passati.  Anche le dichiarazioni del Ministro, nonostante sia cambiato, non cambiano rispetto ai suoi numerosi predecessori.  Sono più di 20 anni che continuiamo a «sperimentare» questo esame che è finalmente divenuto legale dopo la sentenza di assoluzione del gioco delle tre carte.  Non è più azzardo studiare una sola materia per puntare alla promozione: è consentito dalla legge col sorteggio delle materie d’esame.  Ci sono i numeri che escono sempre, come in una tombola truccata quelli che non escono mai perché li hanno tolti dai sacchetto, e quelli che escono talvolta con diversa frequenza.  Le Scienze Naturali escono talvolta; negli Scientifici vengono salutate con entusiasmo perché salvano dalla Fisica!

 

Come può considerarsi questa una prova di MATURITÀ?  È un invito palese a tentare la sorte, a sfruttare tutti i varchi che si aprono legalmente per i furbi: in questo senso forse l’esame di MATURITÀ è effettivamente scuola di vita.  Quelli che hanno sempre lavorato hanno poco da guadagnare e molto da perdere in un gioco in cui la sorte la fa da padrona.  Qualunque corso di studi ci si appresti a concludere è sufficiente un mese di studio dell’Italiano per avere la promozione assicurata.  Se un candidato ha una ammissione all’unanimità (per non averla occorre aver ripetutamente e platealmente abusato di tre bidelle o – in alternativa – dell'insegnante di Religione) e riesce a strappare un sei meno allo scritto e all’orale, può tranquillamente "passare" all’altro scritto e all’altro orale per ottenere, minimo, un 36.  È matematico e statisticamente accertato che bastano due sufficienze, anche risicate, per strappare la MATURITÀ.  E puntualmente si ascoltano anatemi sulla scarsa serietà degli esaminandi, sulla loro preparazione approssimativa, sulla loro superficialità, sulla mancanza di capacità di soffrire per migliorare la propria cultura che è (questo è sottinteso) cultura di vita.  E puntualmente il Ministero continua a nominare commissari poco motivati poco preparati, simbolicamente pagati.

 

L'assenteismo raggiunge punte del 30 %?  Il Ministro indirizza una lettera personale agli insegnanti ricca di amichevoli raccomandazioni e larvate quanto poco realistiche minacce per rassicurare la coscienza collettiva che si è fatto di tutto per rimettere a posto le cose.  È mai possibile che il mese in cui ci si ammala di più tra i docenti di scuola media superiore coincida con quello della fine della scuola?  È sicuramente una curiosa coincidenza che le malattie più esotiche compaiano con l’inizio degli esami.  Forse si tratta di una forma di profilassi più che di una cura: le malattie si manifesterebbero sicuramente se gli sfortunati nominati si recassero davvero a far esami.  Generalmente spediti in una sede disagiata, dopo una domanda coatta, sono costretti a riallacciare rapporti stretti con dimenticati e lontani parenti per puntare ad un’ospitalità che limiti le perdite economiche, mentre colleghi più fortunati cominciano già a godersi l’inizio di un lungo e talvolta meritato riposo.  Chi marca visita viene rimpiazzato come capita: spesso da neolaureati in cerca di una temporanea occupazione e di un ruolo, che mancano totalmente di esperienza didattica e, caso tutt’altro che raro, della stessa preparazione specifica.  Quali sono i risultati allora?  Che il Commissario è costretto a farsi fare il compito da un consesso di volenterosi colleghi anziani fortunosamente ripescati dalla scuola strappandoli alle pratiche ludico-acquatiche più consone al periodo.  Succede che l’esame si svolge avendo come falsariga l’esperienza personale di ex-esaminati dei commissari che non si azzardano neppure a porre delle domande men che tradizionali per dare poi dello valutazioni le più basse possibili perché dar voti bassi è indice di serietà e quindi di rigore.

 

Salvo poi promuovere tutti perché un minimo di autocoscienza sono in grado di farla anche loro e prendersi la responsabilità di bocciare qualcuno con tutto il codazzo di ricorsi e esposti è un prezzo troppo alto da pagare sull’altare di un esame pasticcione e inconcludente.  L’anno prossimo le materie d’esame verranno rese note più tardi: poco male, gli studenti cominceranno a struggersi prima e a studiare dopo; tanto un mese di studio dopo un anno vivacchiato è più che bastante per assicurarsi il "pass" per l’Università.  Che poi all’Università non si lamentino se arriva un maggior numero di iscritti poco preparati, poco motivati, ecc., tanto loro possono selezionare e se questo si traduce in uno spreco enorme di risorse e di intelligenze, la colpa è sempre di qualcun altro.  Diciamolo che questa formula nacque per risparmiare la trasferta e lo stipendio della metà di una commissione e non per rendere più aderente la prova ad esigenze di modernità.  Nessuno poi ha più avuto il tempo e il coraggio di mettere le mani su questa lotteria di Stato in cui apparentemente vincono tutti.  Apparentemente perché un 36 non seguito da una Laurea presa in modo più che dignitoso, serve solo a levarsi di torno uno studente che non siamo riusciti a far studiare per sostituirlo con un altro che farà la stessa fine.  Parafrasando un noto fisico (1) si può concludere che "il potere della scuola è raramente di molta efficacia tranne che in quelle felici situazioni dove è quasi superfluo."  Figuriamoci gli esami: al massimo saranno maturi per il gioco delle tre carte.

 

Bibliografia

1. Gibbons citato da D. Feymnan, La Fisica di Feynman Leighton Sands.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1991, 4 (3), 21.