DIVULGAZIONE SCIENTIFICA, STORIA E DIDATTICA: QUALCHE RIFLESSIONE SUL CASO DELLA CHIMICA

 

Pierluigi Riani

Dipartimento di Chimica e Chimica industriale, Università di Pisa, Via Risorgimento, 35 56100 Pisa

riani@dcci.unipi.it

 

Riassunto

La divulgazione in campo chimico è molto trascurata dall'editoria italiana.  Nel presente lavoro viene tentata un’analisi di quanto presente sia in libreria, sia in edicola; risulta evidente che l’accessibilità dei temi trattati non è elemento che favorisca la diffusione e il successo editoriale: vedi il caso di molti testi di argomento fisico, e in particolare cosmologico.  Una strada che può essere utilmente seguita è quella della storia della disciplina, trattata a livello generalistico, senza specializzazione per temi ristretti.  Viene citato l’esempio di un testo sulla storia degli elementi chimici, purtroppo da più di 40 anni fuori mercato.

 

Abstract

Scientific divulgation, history and education: some reflections about the case of chemistry.

In the present work we try an analysis of the divulgation in the Chemistry field, which is neglected by Italian publishers.  A first apparent result is that the possibility of understanding the topics is not a key for the editorial success; this fact can be showed by many books in the field of Physics and Cosmology.  A better way to proceed is through the history of Chemistry, at a general level and without a too strict specialization.  The example is mentioned of a book about the history of chemical elements, but this book is out of print since more than 40 years.

 

La finalità di questo lavoro è l’analisi della situazione della divulgazione in campo chimico; questa analisi è fondata fra l’altro sulla comparazione con quanto succede nelle altre aree scientifiche.  Non è assolutamente il caso di piangersi addosso, visto che non serve a nulla: lo scopo perseguito è quello di evidenziare qualche possibile via di uscita alla situazione indubbia inferiorità nella quale si viene a trovare la nostra disciplina.  Quello della divulgazione non è un problema a sé stante: la diffusione di una certa cultura scientifica in generale, e più orientata disciplinarmente in particolare, costituisce infatti un possibile tentativo di rimedio alla tendenza generale di orientamento professionale dei giovani, tendenza che praticamente in tutto il mondo evidenzia una forte difficoltà dell’ambito scientifico.  I dati delle immatricolazioni universitarie in Italia sono alla portata di tutti: i corsi di Laurea delle facoltà scientifiche presentano cali vistosissimi, e in questa situazione i corsi di laurea in Chimica rischiano seriamente di arrivare a numeri non facilmente sostenibili.  La divulgazione può fare qualcosa per opporsi a questo stato di cose?  La risposta non può evidentemente essere affermativa con certezza; in ogni caso vale però la pena di tentare.

 

Lo stato dell'arte: prime rilevazioni

L’indagine può avere inizio in una libreria ben fornita.  I primi risultati sono più o meno i seguenti:

 

a) La divulgazione scientifica è numericamente abbastanza ben rappresentata, con un buon numero di testi in buona parte offerti (non guasta!) a prezzi più che abbordabili.

b) Alcuni testi sono a carattere multidisciplinare, e sono più o meno dichiaratamente indirizzati a un’alfabetizzazione scientifica generale.

e) Molti testi sono a carattere disciplinare; fra le discipline scientifiche classiche (matematica, fisica, chimica, scienze biologiche, scienze della Terra) la chimica è senz’altro quella meno presente.

d) È presente sul mercato una collana divulgativa di livello scientifico piuttosto elevato e di ottimo standard qualitativo; per questa collana (Nuovi Classici della Scienza, ed. Zanichelli) il prezzo non è del tutto popolare, anche se comunque accessibile.

 

Proseguiremo dopo l’analisi di questi dati; procediamo oltre e andiamo a una grossa edicola.  Prescindendo dalla pseudoscienza, sempre ben presente, le riviste scientifico – divulgative di un certo livello sono piuttosto poche1.  Fra queste spicca “Le Scienze”, edizione italiana di Scientific American; il gruppo editoriale di questa rivista pubblica anche “I quaderni delle Scienze", fascicoli a carattere monografico, “I grandi della scienza”, fascicoli dedicati alla vita e alle opere degli scienziati più significativi, e “Le Scienze dossier”, pure a carattere monografico.  Particolarmente interessante è il dato offerto da “I quaderni delle scienze”, giunti al numero 118 (dato relativo a febbraio 2001).  La rivista, che presenta in ogni monografia una raccolta di articoli di prim’ordine, fornisce una classificazione per categorie degli argomenti trattati.  Questa classificazione è passata attraverso diverse inter-prefazioni, l'ultima delle quali è la seguente:

 Astronomia e Cosmologia

 Biologia, Medicina e Scienze Cognitive

 Ecologia

 Matematica, Fisica e Informatica

 Scienze della Terra

 Scienze Umane e Sociali

 

Manca nulla?

Da notare che, in queste monografie, la Chimica non è del tutto assente: un titolo vi fa riferimento diretto (“Il rischio chimico”, guarda caso; non è presente nell’ultima classificazione in quanto è esaurito), altri titoli la coinvolgono in prima linea (“Termodinamica”, “I Farmaci”, “Nuovi materiali” e soprattutto alcuni dedicati a temi di biochimica), ma la classificazione la considera evidentemente come disciplina di servizio per altre discipline.  Per la serie “I grandi della scienza" la musica cambia poco, anche se il fascicolo dedicato a Lavoisier è di ottimo livello.  Un fascicolo dedicato a un chimico su 22 fra già usciti e in programma non è francamente il massimo che ci si potrebbe aspettare: perfettamente d’accordo sul fatto che non si deve essere corporativi, ma qui si esagera.

 

Qualche tempo fa

Premessa: personalmente non mi occupo di divulgazione in forma professionale: per i miei interessi la divulgazione serve soprattutto come supporto alla didattica.  Pertanto non ho un panorama completo di ciò che di divulgativo in campo chimico è stato pubblicato in passato; in compenso lavoro su qualche ricordo personale (assai vivo, e soprattutto documentato) e su qualche reperto di “mercatino antiquario”.  Un libro ha segnato in modo indelebile la mia formazione, ed è stato proprio un libro divulgativo di chimica. Autore: I. Neciaev; titolo: Storia degli elementi chimici; anno di stampa: 1951; edizione: Universale Economica della Cooperativa Libro Popolare2.  Da me letto la prima volta intorno all’età di 11 – 12 anni.  Questo libro rappresenta, a mio avviso, il settore di cui al momento attuale si sente maggiormente la mancanza: la storia della disciplina esposta in forma raccontata, anche se non abborracciata, in grado di essere capita nelle linee complessive da giovani in età scolare e in grado di suscitare in essi qualche interesse.

 

Un altro libro, questo più specificamente di chimica per ragazzi: E. K. Cooper, “Alla scoperta della Chimica”, edizione Feltrinelli, 1960.  Si tratta di uno di quei testi che, come obiettivo, avevano lo sviluppo di un minimo di pratica sperimentale da parte di ragazzi di 12 – 15 anni. Più o meno nello stesso periodo (fine anni ‘50-inizio anni ‘60), ha un discreto successo commerciale il gioco del “Piccolo Chimico”: una scatola contenente alcune provette, un certo numero di sostanze, pochi altri accessori e un manualetto descrivente alcuni semplici esperimenti.  Testi che presentano la descrizione di semplici esperienze sono ancora sul mercato, ma rappresentano a mio avviso un tipo di didattica – divulgazione abbastanza poco significativo.  Passando al settore antiquario, c’è da rilevare che sul mercato non si trova un gran che.  Non posso però fare a meno di menzionare il testo di W. Ostwald dal titolo “Come s’impara la Chimica”, Ed. Fratelli Bocca, 1903: si tratta di un manualetto strutturato a domande e risposte (maestro e scolaro), che non esiterei a definire di grandissimo interesse per la storia della didattica.  Un altro libro in mio possesso ha un notevole interesse, anche se non riguarda specificamente la chimica: “L’abbiccì della Fisica, ossia Primi rudimenti di questa scienza pei giovanetti studiosi”, di G. Milani, edizione Paravia, senza indicazione dell’anno di stampa ma collocabile a cavallo fra ‘800 e ‘900.  L’impostazione è quella classica per molte opere a carattere didascalico di quel periodo: due ragazzini vanno in vacanza presso uno zio che passa il suo tempo fra strumenti scientifici di ogni tipo, e ne approfittano per farsi una cultura al riguardo.  La vacanza messa a frutto era un classico, e non solo per la divulgazione scientifica: costituiva evidentemente un modo abbastanza efficiente per veicolare messaggi di vario tipo, e nel mio itinerario personale di letture giovanili mi sono imbattuto in un notevole numero di casi.

 

È anche doveroso un riferimento a un grande autore di letteratura per ragazzi, J. Verne.  Lasciando perdere tutti i discorsi più o meno oziosi sulla sua presunta “preveggenza”, c’è da osservare che fra le poche questioni scientifiche descritte con evidente cognizione di causa gli aspetti chimici hanno una posizione non secondaria: vedi il romanzo “L’isola misteriosa”, nel quale vengono fra l’altro descritte in modo accettabile la preparazione del sapone e della nitroglicerina.  Pure notevole, anche se a un livello puramente descrittivo, la trattazione di argomenti naturalistici (vedi lo stesso “L’isola misteriosa” e “20.000 leghe sotto i mari”; invece il nostro autore casca clamorosamente su questioni fisiche fondamentali: ad esempio, nel romanzo “Attorno alla Luna” dimostra di non aver assolutamente capito il principio di inerzia (o quantomeno di non saperlo applicare).  Per concludere questa brevissima rassegna, c’è da osservare come un certo tipo di editoria per ragazzi non trascurasse, negli anni ‘50 – ‘60, la parte scientifica; posso menzionare al riguardo diversi esempi, fra i quali due volumi editi da Principato (“I segreti delle scienze”, 1956 e “Il mondo della scienza”, 1959) che contenevano specifici riferimenti alla chimica.  Si trattava comunque di libri di diffusione alquanto limitata3.

 

Il presente della divulgazione scientifica

Per quanto di nostro interesse potremmo dare al paragrafo il titolo seguente: “La Chimica nella divulgazione scientifica: presente in tracce”.  Della divulgazione sulle riviste abbiamo già ampiamente detto, e abbiamo anche accennato alla scarsa presenza della chimica.  Cerchiamo allora di approfondire la disponibilità libraria odierna, trascurando comunque i campi della matematica e dell'informatica.  Le discipline senz’altro più rappresentate sono, nell’ordine, la fisica e le scienze biologiche.  Per la fisica il settore più gettonato è quello che in qualche modo si rifà all’astronomia e alla cosmologia; per le scienze biologiche abbiamo una forte predominanza di evoluzionismo.  Un punto appare immediatamente strano.  Un argomento dovrebbe essere tanto più divulgabile quanto più esso si trova in una posizione vicina a ciò che è accessibile all’intuito comune; nella realtà editoriale (e commerciale!) invece il successo arride maggiormente a quegli aspetti della fisica moderna che di intuitivo non hanno proprio un bel nulla.  Nel campo della fisica classica, quella più vicina al pensar comune e, soprattutto, quella che descrive assai bene il mondo macroscopico, non conosco opere di divulgazione attualmente disponibili di buon successo commerciale.  Per l’astronomia esistono diversi testi, a carattere soprattutto descrittivo, una cui parte consistente segue un ordine gerarchico: sistema solare, Galassia, Universo.  La parte rimanente è in buona parte dedicata all’evoluzione delle stelle, e qui si capisce immediatamente che per il lettore medio la cosa si fa decisamente più interessante: la materia comune è senz’altro banale; con le nane bianche e la materia degenere si va già nel pittoresco, ma quando si passa alle stelle a neutroni, con densità di qualche fantastiliardo di kg per centimetro cubo, è tutta un’altra cosa.  Non parliamo poi dei famigerati “buchi neri”!  È evidente: nella media, molti di coloro che leggono testi divulgativi non chiedono di “capire”, ma chiedono solo materiale per solleticare la propria fantasia.

 

Più o meno la stessa cosa può essere detta per i testi di argomento cosmologico, nei quali si parla tranquillamente di big bang, di era inflazionaria, dell’universo all’età di 1035 s e di tante altre cosette del genere, tutte evidentemente accessibili al grande pubblico!!!  Personalmente ho una certa difficoltà, in questi casi, a parlare di divulgazione: è chiaro che libri del genere (tutti peraltro scritti da scienziati più che illustri, e che quindi non possono certamente essere accusati di inesattezza o di faciloneria) sono destinati, per la gran maggioranza dei lettori, a una lettura di tipo più “linguistico” che scientifico.  Non sarà forse che questo tipo di divulgazione è indirizzato a un pubblico di cultura elevatissima, in grado di dominare i difficilissimi concetti sottostanti?  È ben difficile crederlo, e per due motivi.  Prima di tutto, a giudizio degli stessi fisici, una buona parte dei concetti della fisica moderna sono talmente al di fuori della realtà percepibile da essere dominabili solo attraverso la strada della formalizzazione; si tratta quindi di concetti accessibili esclusivamente agli addetti ai lavori.  Inoltre c’è l’aspetto economico: molti dei testi di cui stiamo parlando fanno parte di collane di larga diffusione, a prezzo contenuto; francamente è un po’ difficile pensare che la cultura scientifica a un livello elevatissimo sia improvvisamente diventata popolare.  Passiamo alla parte biologica.  Sulle riviste di cui abbiamo parlato il livello microscopico, articolato in due sottolivelli (biochimica e fenomeni cellulari) gioca la parte più importante; in libreria è invece l’evoluzione che ha il sopravvento.  E anche qui è la fantasia che gioca a mio avviso un ruolo decisivo: il passato più remoto ha sempre avuto il suo fascino, e nei libri che trattano di evoluzione passato remoto e fossili non mancano certamente.  Comunque, per i testi scritti da persone affidabili (non ne mancano; vedi ad esempio tutta la produzione di S.J. Gould), la lettura da parte dell’acquirente di media cultura non è esclusivamente di tipo linguistico: qualcosa può effettivamente restare impresso in modo significativo, se non altro il fatto che l’evoluzione dei viventi non persegue un fine predeterminato e non tende in alcun modo verso la “perfezione”.  Francamente non mi sembra poco.  E per la chimica?  Il piatto piange decisamente; personalmente sono al corrente dell’esistenza di due soli testi, quello di G. Fochi (“Il segreto della Chimica”) del 1999 e recensito su CnS (XII, 4, pag. 124, 2000) e uno più recente (2000) di J. Schwarcz dal titolo “Radar, hula hop e maialini giocherelloni” che cerca evidentemente di catturare il pubblico (e gli acquirenti) attraverso un titolo decisamente fantasioso.  Qualche tema di carattere chimico è per fortuna presente nel testo di R. M. Hazen e J. Trefil “La scienza per tutti – Guida alla formazione di una cultura scientifica di base”.  Il quadro è a questo punto sufficientemente completo:

 

 la fisica ha dalla sua parte la curiosità per tutto ciò che non è accessibile ai nostri sensi e che, anzi, risulta anche completamente al di fuori delle nostre possibilità di immaginazione;

 la biologia sfrutta ampiamente l’interesse che il più remoto passato ha sempre suscitato e l’immaginazione legata ai “mostri della preistoria”;

 la chimica, scienza fondata sul mondo microscopico ma molto legata, per processi e prodotti, al mondo reale macroscopico, ha pochi appigli per suscitare interessi editoriali commercialmente appetibili.  In poche parole: ben difficilmente la divulgazione chimica ha la possibilità di “tirare”.  Su un recente numero della rivista “Le Scienze”, C. Di Giorgio parafrasa Giovan Battista Marino: È della scienza il fin la meraviglia chi non sa far stupir, vada alla striglia.

 

E, diciamolo francamente, è proprio così; va detto che la chimica di meraviglie ne produce in abbondanza, ma non ha ancora trovato la strada per "venderle” (editorialmente parlando) al grande pubblico.  A questo dobbiamo aggiungere prima di tutto la consolidata fama della chimica quale madre di tutte le porcherie e produttrice di tutti i veleni che ci sono al mondo, poi un malinteso senso della sicurezza per cui mai e poi mai dei bravi genitori tutti merendine, vitamine e igiene assoluta 100% metterebbero in mano ai loro pargoletti il gioco del piccolo chimico, e il quadro è completo.

 

Divulgazione, storia e didattica

A questo punto dobbiamo affrontare un aspetto che, come ho già accennato, a mio parere è fondamentale per la divulgazione vera: quello della storia.  Un testo di storia (e non mi riferisco alla storia della scienza in particolare, ma alla storia in generale) è generalmente comprensibile da parte di un pubblico piuttosto vasto; non parlo evidentemente del testo specialistico, prodotto unicamente per gli addetti ai lavori, ma parlo piuttosto del testo di ampia sintesi.  In effetti, facendo riferimento al livello di studio universitario, per essere in grado di leggere un testo di chimica o di fisica di livello intermedio uno studente ha bisogno di un ben fornito bagaglio di conoscenze preliminari, mentre un testo di storia può essere letto da una fascia di utenza molto più ampia.  Scendendo nel pratico: i testi di storia si trovano comunemente nelle librerie, quelli di chimica e fisica molto meno.  Faccio ora riferimento a un altro testo divulgativo che a mio avviso rappresenta un capolavoro del settore: E. Segrè, “Personaggi e scoperte della fisica”, volume 1 fisica classica, volume 2 fisica contemporanea.  Guarda caso: proprio un testo di storia.  L’autore non è propriamente un dilettante; i due volumi sono ben comprensibili e si leggono con somma soddisfazione.  Ecco quindi una conferma: la strada della storia delle discipline può costituire la chiave di accesso a un'effettiva divulgazione.  Fra l’altro, un grande divulgatore, I. Asimov, ha scritto una storia della biologia e una storia della fisica: testi ormai datati ma sempre reperibili e, soprattutto, validi.

 

Torno ora alle reminiscenze personali e alla Storia degli elementi chimici di I. Neciaev.  Parlandone, ho detto che gli argomenti affrontati in questo libro possono essere capiti nelle linee complessive anche da giovanissimi, più o meno a livello di scuola media.  La locuzione “capiti nelle linee complessive” non è casuale: dobbiamo infatti intenderci su cosa significa “capire”.  Non intendo aprire un dibattito sulla psicologia della comprensione (argomento sul quale mi sento del tutto impreparato), ma voglio solo sottolineare un dato evidente: la comprensione non è un fenomeno binario (si o no), ma avviene secondo livelli molto diversificati, dipendenti in parte dal docente, in parte dal contesto, in parte dal discente.  Quindi non è del tutto corretto stabilire a priori che un determinato argomento può o non può essere compreso: esiste tutta una gamma di sfumature per cui può essere opportuno proporlo anche se i discenti ne avranno una comprensione entro limiti alquanto ristretti.  Nel libro in oggetto i concetti difficili in agguato sono tanti; per primo proprio quello di elemento chimico: per questo concetto più volte ho proposto di non forzare i tempi, proponendolo solo in sede di scuola secondaria, magari piuttosto avanzata.  E in effetti, se si progetta un iter logico e didatticamente ben strutturato, vediamo che i passaggi necessari sono più di uno:

 

 Per prima cosa abbiamo il concetto composizione: un certo sistema è formato da un certo numero di parti che lo compongono.

 Poi abbiamo il concetto di materiale: le parti del sistema, caratterizzate da una certa struttura e da una certa funzione sono composte da un certo numero di materiali (uno o più), dei quali non ci interessa indagare ulteriormente la composizione.

 Proseguendo, troviamo il concetto (si arriva ai veri concetti “chimici”) di sostanza: un materiale è formato da un certo numero di sostanze, la cui composizione è fissa e, soprattutto, non varia quando le troviamo in un materiale o in un altro.

 Infine abbiamo il concetto di elemento: una sostanza che non può essere, con i comuni mezzi chimico-fisici a disposizione, divisa in altre sostanze più semplici.

 

Che cosa può capire un lettore di 12 – 13 anni in tutto questo?  La risposta dipende da molti fattori.  Prima di tutto: l’argomento gli interessa?  Se la risposta è negativa è perfettamente inutile andare avanti; proprio su questo punto si fonda la grande importanza di proporre argomenti che possono suscitare interesse, e di proporli in modo accattivante.  Secondo punto: l’argomento è visto in modo episodico oppure verrà ripreso in tempi successivi?  Perché proprio in questo sta una dei punti chiave: il discente ha bisogno di una lunga maturazione per certi concetti, e questa maturazione ha luogo anche durante le pause nelle quali i concetti sono lasciati da parte.  Soprattutto a certe età i trattamenti intensivi servono a poco: molto meglio seguire in modo diluito più cose, lasciando al tempo il modo di lavorare.  Occorre tener conto anche del fatto che molto spesso i concetti di cui abbiamo ora parlato si ritrovano in continuazione nel linguaggio giornalistico, e tendono quindi a entrare nel linguaggio comune.  Vi entrano ovviamente con un significato che poco ha a che fare con il significato scientifico ufficiale, ma proprio per questo è a mio avviso inopportuno che si lasci suonare una sola campana: tirarsi indietro per un malinteso senso di comprensibilità dei concetti, comprensibilità che deve invece essere indirizzata per quanto possibile nella giusta direzione, è un comportamento decisamente troppo rinunciatario.  Un altro argomento è trattato dal testo in esame: quello della tavola periodica e della sua scoperta da parte di D. Mendeleev.  Da un punto di vista didattico rigoroso non c’è alcun dubbio: la tavola periodica è un argomento che deve essere affrontato in una fase avanzata degli studi, collocabile sicuramente nella scuola secondaria.  Con tutto questo, sono dell’opinione che la trattazione storica proposta da I. Neciaev sia perfettamente adeguata anche per una fase precedente: è chiaro che il livello di comprensione sarà adeguato all’età, ma è anche chiaro che la forma abbastanza romanzata (ma non abborracciata!) della Storia degli elementi chimici è in grado di suscitare un certo interesse.  Fra l’altro, la logica dell’esposizione è ben curata: si comincia con la tavola originaria, contenente i “buchi” dei vari eka- (eka-boro, eka-alluminio, eka-silicio); si assiste con interesse al riempimento dei buchi (scandio, gallio, germanio); si procede poi con la crisi conseguente alla scoperta dell’argo e al suo superamento con il completamento della serie dei gas nobili.

 

Conclusione: una riflessione su ciò che possiamo attenderci

Di recente, la commissione ministeriale per l’elaborazione dei nuovi curricoli ha concluso i propri lavori per il settore della scuola di base.  Non entro nel merito di ciò che è stato scritto, se non per osservare che la proposta è forse impeccabile da un punto di vista didattico rigoroso, ma lo è a mio avviso molto meno da un punto di vista strategico.  D’altra parte, le proposte costituiscono semplicemente la base sulla quale ogni insegnante dovrà costruire il proprio curricolo.  In questo si può intravedere una possibile via di uscita: le associazioni scientifiche, e in primis la SCI (nota bene: la SCI per intero, non solo la Divisione Didattica), dovrebbero produrre anche materiale da diffondere presso il grande pubblico, non trascurando nessuno dei livelli che possiamo far corrispondere ai diversi livelli scolastici (di base, secondario, universitario).  Divulgazione, quindi, e soprattutto divulgazione che punti su quegli aspetti che rendono la chimica bella e interessante: sono aspetti che non mancano.

 

Note

1 Si prescinde evidentemente dalle riviste dedicate all’informatica.

2 La Cooperativa del Libro Popolare, editrice della gloriosa collana Universale economica, contraddistinta dal simbolo del canguro, ha chiuso ne 1954, ed ha costituito il primo nucleo dell’editore Feltrinelli, che ne ha anche rilevato il marchio.

3 È vero, la diffusione non era un gran che.  Ma sono forse molto diffusi al giorno d’oggi, con una disponibilità economica media ben diversa da quella degli anni ‘50, i libri per ragazzi?

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 2002, 24, 12-16.  Riprodotto con l'autorizzazione del direttore di CnS.