IL COLLO DELLA GIRAFFA E LA SELEZIONE NATURALE

 

Giuseppe Spadaro

Giuseppespadaro20@libero.it

 

1. Dalla “paleogiraffa” alla giraffa attuale

L’evoluzione si basa su tre premesse: 1) l’esistenza di un programma genetico, trasmissibile alla discendenza, dal quale dipendono in larga misura i caratteri fenotipici degli organismi, sia quelli del singolo e sia quelli comuni alla specie di appartenenza; 2) l’esistenza di processi che, in sede di sviluppo embrionale, realizzano il programma genetico, contenuto nell’uovo fecondato, e costruiscono il corrispondente individuo (zebra, giraffa, leone, ghepardo, ecc.), in stretta relazione con l’ambiente; 3) l’esistenza di meccanismi selettivi che nella popolazione eliminano gli individui meno adatti e favoriscono quelli di maggior successo riproduttivo.  Il programma genetico (senza il quale, come si sa, non si può costruire nulla) nel corso del tempo, al variare delle situazioni ambientali (ambiente fisico e ambiente biologico) è soggetto a opportuni arrangiamenti in stretta corrispondenza con l’ambiente e con le esigenze degli individui che si succedono di generazione in generazione.

 

Come si sa, l’uovo fecondato, per esempio della giraffa attuale [1] contiene il programma di costruzione di tale specie.  Ma la giraffa attuale non è stata sempre tale; non ha avuto sempre quel suo particolare genotipo e quel suo particolare fenotipo: diciamo quel suo caratteristico e inconfondibile aspetto.  In passato i suoi lontani antenati avevano sicuramente aspetti diversi, e sicuramente non avevano quel collo–lungo.  Dunque la giraffa attuale per diventare tale ha avuto un processo trasformativo, a partire da una sua lontanissima antenata, diversa nel fenotipo e nel genotipo, che qui alla buona denominiamo Paleogiraffa e sempre alla buona poniamo la sua esistenza a 30 milioni di anni fa.  Teniamo presente che la Paleogiraffa era diversa d’aspetto (fenotipo) dalla giraffa attuale, e in particolare non aveva il collo–lungo, ma (diciamo alla buona) un collo “corto”.

 

La Paleogiraffa possedeva un suo particolare genoma, contenente il particolare programma genetico che faceva sì che dal corso dello sviluppo embrionale venisse costruita appunto la Paleogiraffa e non un altro animale.  Indicato con Ppg il programma genetico della Paleogiraffa, possiamo assumere che a tale particolare programma genetico corrispondeva appunto la Paleogiraffa:

Ppg  Paleogiraffa

 

Ma anche l’attuale giraffa ha un suo particolare genoma, contenente il suo programma di costruzione Pg, per cui nel dal corso dello sviluppo embrionale viene fuori l’attuale giraffa stessa e non un altro animale.

Pg  giraffa attuale

 

Dato che i due programmi genetici rispettivamente della Paleogiraffa e della giraffa attuale sono diversi, possiamo scrivere:

Ppg ≠ Pg

 

Si perdoni una tale prolissità, ma è necessario che balzi evidente la diversità dei due programmi.  Osserviamo che, anche se non era affatto prevedibile che dalla Paleogiraffa collo–corto dopo 30 milioni di anni di evoluzione sarebbe derivata l’attuale giraffa collo–lungo, [2] due punti sono certi fuori da ogni dubbio:

1) l’attuale giraffa collo–lungo deriva per trasformazione evolutiva dalla Paleogiraffa;

2) il programma genetico dell’attuale giraffa deriva per trasformazione da quello della Paleogiraffa: ovvero è una nuova versione del vecchio programma di 30 milioni di anni fa.

 

Possiamo dunque assumere che il vecchio programma genetico della Paleogiraffa nel corso dell’evoluzione si è trasformato in quello dell’attuale giraffa, e quindi che, a partire dalla Paleogiraffa vi è stata una successione di generazioni i cui programmi genetici si sono via via avvicinati a quello dell’attuale giraffa.  Possiamo dire che nel corso dell’evoluzione, che dalla Paleogiraffa ha portato all’attuale giraffa, si è effettuata un’evoluzione stessa dei programmi genetici: un loro rimaneggiamento evolutivo, con modifiche in certi punti.  Infatti, solo rimaneggiando e modificando in certi punti il vecchio programma genetico Ppg dell’antica Paleogiraffa, si sarebbe potuto arrivare al programma genetico Pg dell’attuale giraffa.

 

Tale rimaneggiamento lo indichiamo con l’etichetta di “riconfigurazione del programma genetico”.  Osserviamo che ai nostri fini non importa sapere in che cosa sia potuto consistere il rimaneggiamento (riconfigurazione) del programma genetico nel corso dell’evoluzione Paleogiraffa  giraffa.  Importa sapere solo che tale rimaneggiamento evolutivo si è realmente effettuato. Giova anche tener presente che nel corso dell’evoluzione Paleogiraffa  giraffa attuale, si sono succedute k forme intermedie, ognuna col proprio programma genetico.  A questo punto si impone un interrogativo: come ha fatto il programma genetico della Paleogiraffa di 30 milioni di anni fa a trasformarsi (evolversi, riconfigurarsi) nel programma genetico dell’attuale giraffa?  È chiaro che per rispondere a una tale domanda non basta dire che il programma genetico della Paleogiraffa si è trasformato in quello dell’attuale giraffa grazie a un processo evolutivo.  Infatti, una tale risposta dà luogo a un’altra domanda: “Com’è avvenuto il processo evolutivo che ha trasformato il vecchio programma nell’attuale programma genetico?”

 

I neodarwiniani, che molti fenomeni spiegano con la selezione naturale, anche in questo caso forse direbbero che è stata appunto la selezione naturale a permettere la trasformazione del programma genetico della Paleogiraffa nel programma genetico dell’attuale giraffa. Ma onestamente una tale soluzione non regge.  Né si potrebbe ricorrere alle mutazioni.  Nel corso di 30 milioni di anni la successione delle forme che vanno dall’antenato Paleogiraffa all’attuale giraffa hanno avuto una miriade di mutazioni, è vero.  Ma come si potrebbe sostenere che delle mutazioni (che sono degli errori genetici) abbiano potuto riconfigurare, ovvero adeguare alle varie circostanze ambientali, il programma genetico che per sua natura è un qualcosa di altamente complesso e integrato?  Come potrebbero degli errori comporre un qualcosa di sensato?  Sarebbe come ammettere che buttando giù sulla carta delle parole senza senso, possiamo attenderci di creare un racconto o un romanzo con i suoi personaggi e le sue vicende!

 

2. Il collo della giraffa e la selezione naturale

Capita che quando su alcuni testi scolastici (ma anche su libri di divulgazione scientifica) si vuole spiegare in modo spiccio la differenza tra teoria di Lamarck e teoria di Darwin, si porta l’esempio del collo della giraffa.  Perché il collo della giraffa è così lungo?  L’autore spiega che, secondo la teoria di Lamarck, alla giraffa il collo si sarebbe allungato per via del suo continuo tentativo di brucare le foglie degli alberi sempre più in alto.  Insomma, una sorta di spinta interna, di “desiderio” di giungere alle parte più alte delle piante avrebbe avuto come effetto l’allungamento del collo della giraffa.  Una spiegazione questa palesemente ingenua e improbabile.  Insomma, non scientifica.  Secondo i sostenitori della teoria neodarwiniana ( o teoria sintetica dell’evoluzione) invece, la spiegazione attendibile e scientifica del fenomeno è un’altra: essa è basata sul meccanismo mutazioni–selezione naturale.  Essi spiegano che il gruppo originario ancestrale delle giraffe aveva colli di diversa lunghezza.  Nel corso del tempo la selezione naturale ha favorito le giraffe che per casuali mutazioni nascevano con i colli più lunghi delle altre (dato che con tali colli esse mangiavano di più, e quindi erano meglio nutrite e più forti delle giraffe dal collo più corto).  E così, con tale meccanismo, venendo eliminate le giraffe dal collo–corto e favorite quelle dal collo–lungo, dopo molte generazioni si sono avute le attuali giraffe.  Conclusione: le attuali giraffe hanno quel lungo collo grazie all’azione della selezione naturale.  Questa sarebbe la “spiegazione scientifica” fornita dai neodarwiniani.

 

Una spiegazione però solo in minima parte accettabile.  Vediamo perché.  Osserviamo che la giraffa collo–lungo è diversa da una giraffa collo–corto, non solo per la lunghezza del collo ma anche per altri fattori.  Si tratta di importanti fattori anatomici e fisiologici.  La giraffa collo–lungo possiede tra l’altro uno speciale sistema vascolare che regola la pressione sanguigna.  Si tratta della cosiddetta “rete mirabile”. [3]  Senza tale complesso sistema regolatorio della pressione, la giraffa attuale non potrebbe esistere.  Si legge nel vol. 2 di Gli animali e la loro vita, a pag. 140 (De Agostini, 1974) che «Le giraffe hanno bisogno di uno speciale sistema di regolazione per mantenere costante la pressione sanguigna nel cervello, sito molto più in alto del cuore quando l’animale è dritto, e alcuni metri più in basso quando l’animale abbassa la testa.  La rete mirabile stabilizza la pressione nei vasi cerebrali grazie alla maggiore o minore dilatazione delle piccole arterie che la compongono.  Quando la giraffa abbassa la testa, la carotide interna si riempie di sangue impedendo così un eccessivo afflusso di sangue nella rete mirabile, mentre le valvole della giugulare ne impediscono il riflusso.  Quando la giraffa alza la testa, la carotide interna cede il suo sangue alla rete mirabile, che trattiene la quantità sufficiente per garantire la continua irrorazione sanguigna dell’encefalo.»  Com’è stato allora possibile che la selezione naturale, agendo sulle mutazioni, abbia operato contemporaneamente sia per costruire il collo–lungo della giraffa e sia per costruire quel delicato e complesso congegno che è la “rete mirabile”?  Come si vede, anche se si ammette come verosimile [4] che una successione temporale di mutazioni, accumulati grazie alla selezione naturale, abbiano potuto allungare il collo di tali animali, la cosa da sola è insufficiente a spiegare il fenomeno giraffa.  Non si vede proprio come la selezione naturale (che per ammissione degli stessi neodarwiniani selezionisti) agisce solo sui fenotipi, sia potuta “entrare” dentro l’organismo della giraffa per costruirle quell’organo delicato e complesso senza il quale non potrebbe vivere

 

La conclusione da trarre mi sembra questa.  La nota vignetta che appare su taluni libri raffigurante le giraffe di Lamarck contrapposte a quelle di Darwin, dove si vuole dimostrare che la spiegazione lamarckiana non è plausibile mentre quella di Darwin è plausibile e scientifica, è inattendibile e fuorviante.  La selezione naturale non crea un bel niente, anche perché troppo complesso è il processo evolutivo, non solo quello della giraffa ma di tutti gli altri esseri viventi.  La selezione naturale, assieme ai fattori limitanti, ha la sola fondamentale funzione di contenere il numero delle popolazioni animali e vegetali e di selezionare appunto i meglio adatti.  Senza la selezione naturale gli esseri viventi avrebbero sovraffollato e soffocato il nostro pianeta, finendo col distruggere se stessi.  Questa e solo questa la fondamentale funzione della selezione naturale, [5] non quella costruttiva. [6]

 

Bibliografia e note

1. O meglio, della specie giraffa.

2. Infatti, com’è noto, il corso dell’evoluzione è imprevedibile e solo a posteriori si potrebbe ripercorrere il cammino evolutivo.

3. Si veda a tal proposito anche l’articolo di James V. Warren, La fisiologia della giraffa, Le Scienze, febbraio 1975.

4. Ma la cosa in verità è poco credibile. Che una serie di mutazioni possa allungare il collo (e per giunta un collo lungo come quello delle giraffe) è palesemente inverosimile.

5. Una più approfondita critica del concetto di selezione naturale (secondo certe interpretazioni neodarwiniane) si trova in Giuseppe Spadaro, “Evoluzione. Contributi teorici”, Nuova secondaria, n. 2, ottobre 2007, pagg. 3846.

6. Una volta che nascono le nostre giraffe e vanno a inserirsi nella popolazione, non potendo tale popolazione essere illimitata, ma di numero finito, è chiaro che vi sarà un contenimento e anche una selezione degli individui.  E precisamente, grazie a fattori limitanti e a fattori selettivi, la popolazione sarà composta dagli individui meglio idonei, o, come dicono gli ecologi, che hanno una migliore fitness riproduttiva.  Se la nostra popolazione di giraffe non fosse contenuta dai fattori limitanti e vagliata dai fattori selettivi, non solo essa si espanderebbe a dismisura, ma sarebbe composta anche da elementi poco idonei, malati.  E dato che un tale fenomeno sarebbe esteso a tutte le altre popolazioni animali e vegetali, in breve la nostra Terra sarebbe soffocata dal gran numero di viventi, e la vita sicuramente si estinguerebbe.  Si deve onestamente riconoscere che nel quadro suesposto la selezione naturale ha avuto un suo importantissimo ruolo, sì, ma di contenimento, di crivello.  Non si vede proprio come essa sia potuta intervenire a “scrivere” il programma genetico che dalla Paleogiraffa porta alla giraffa attuale e a “entrare” nei processi di sviluppo embrionale che hanno prodotto le innumerevoli forme intermedie: Paleogiraffa1, Paleogiraffa2, Paleogiraffa3,