IL BISOGNO DI CAPIRE

 

Omiti Fancello

 

Ci troviamo immersi in continue e incredibili contraddizioni, ogni aspetto degli eventi che ci si presentano è un dilemma.  Mentre il bisogno di conoscenza si estende, si dilata e si sentono in ogni campo gli aggettivi "planetario", "mondiale", "globale", le conoscenze si frantumano, gli angoli visuali si restringono, gli interessi si singolarizzano.  A me sembra che l’evoluzione dell’intelletto umano, della sua razionalità e consapevolezza, dovrebbe condurre ad una coerenza, ad una unificazione della propria entità.  Il valore della cultura, della educazione, della formazione umana dove è diretto?  La scuola è del tutto un campo separato dal ribollente ambito che circonda.  Il significato sociale dell’Istituto scolastico non è quello di preparare nuove generazioni ad affrontare consapevolmente la vita, la società, l’ambiente futuro?  Ma allora gli insegnanti, i responsabili, gli agenti di questa operazione debbono rendersi conto ormai che non si tratta di trasmettere questo o quel dato, ma di aiutare gli allievi ad elaborare concetti, che ne richiamano altri, i quali si collegano ad altri ancora.  Si tratta di pensare insieme.

 

Pensare significa intrecciare idee, problemi, intuizioni, ricerche, proposte, illusioni, soluzioni, spaziare insomma allacciando realtà ed utopia.  Una tela ricca di colori e di fantasia come lavoro collettivo.  In questo schema non possono procedere disgiunte le due culture umanistica e scientifica.  Il modo coerente d’indagine è lo stesso.  Ci può essere una cultura letteraria avulsa da un approccio storico-filosofico?  Ci può essere una cultura scientifica – biologica, chimica, geologica, fisica, matematica – senza una conoscenza della storia della Scienza, che è storia dello sviluppo del pensiero umano?  La frantumazione delle conoscenze, che è incultura, dipende dalla mancanza del substrato comune di ogni consapevole competenza.

 

L’evoluzione del pensiero umano è il filo conduttore dell’evoluzione culturale.  Non c’è problema umano che oggi possa essere circoscritto in un ambito ristretto.  L’uomo ha avuto molta fiducia in sé e si è autocompiaciuto delle sue vastissime possibilità.  Ha creduto nel progresso, ha riverito il potere della ragione.  Ormai, tuttavia. si è inaugurata una nuova era, non solo per l’Occidente, ma per l’intero pianeta.  Riguardo alle teorie del progresso, che avevano affascinato e convinto le menti del 19° secolo, questo realismo confina con un chiaro scetticismo.  Abbiamo la sensazione di essere stata ingannati, perché lo promesse dell’era moderna non si sono realizzate.  Burocrazia ed efficienza hanno prodotto spersonalizzazione in molti campi della vita.  Le richieste di sempre più alti livelli di vita, hanno portato ad un grossolano materialismo, ad un maggiore egoismo e ad una terribile strage ambientale.  Il consumismo ci ha degradati, la tecnologica ci ha ha reso schiavi.  Niente di tutto questo è colpa della scienza e della tecnologia, colpevole è il nostro arrogante modo di farne uso.  Il realismo della nuova era riconosce che siamo ormai di fronte all’alternativa: cambiare strada e ricominciare da capo con una nuova filosofia della vita oppure continuare come stiamo facendo e finire completamente disumanizzati e a mani vuote. 

 

L’interesse per la giustizia mondiale, per la pace e per l’ambiente sono temi profondamente sentiti dalle nuove generazioni.  Gran parte del disamore per l’apprendimento scolastico, che si accentua via via che si passa dalla fanciullezza alla giovinezza, è dovuto – a mio avviso – alla mancanza di connessione tra gli argomenti dei programmi scolastici e le tematiche del mondo esterno; delle interrolazioni tra le varie discipline impartite e la vita che ci circonda.  La curiosità, il bisogno di conoscenza, la capacità di comprensione invece di aumentare con la crescita, si spengono sempre più sino all’apatia, alla noia, all’indifferenza, all’egoismo.  È possibile che lo sviluppo culturale porti all’isolamento dell’uomo in un mondo che per molteplici aspetti dovrebbe condurre al massimo della socialità, del bisogno di comprensione sempre più esteso, al concetto di solidarietà, a valori etici sempre più ricchi?  Se gli insegnanti avessero in se l’esigenza di sempre più ampi orizzonti culturali, sentirebbero la passione di trasmettere un’ampia visione del mondo, di proporre un quadro unitario dell’ambienta naturale, nel quale ogni forma di attività umana possa esprimersi in armonia con tutte le espressioni che il pianeta ci offre.  Una cultura scientifica non può prescindere assolutamente oggi da una visione globale dei problemi che la comunità umana si trova ad affrontare.  Non ci accontentiamo più di un approccio puramente razionale alla vita.  Si sente il bisogno di guardare ai fini ultimi delle nostre azioni, l’esigenza di rapporti interpersonali cosmici.

 

L’interesse per il futuro ci ispira un senso di responsabilità tutto particolare che si trasforma in grave ansietà.  La notevole conoscenza del passato ha avuto l’effetto di volgere l’attenzione al futuro.  Dopo milioni di anni l’umanità ha raggiunto un punto culminante.  La responsabilità della continuazione dello sviluppo è divenuta nostra.  L’evoluzione finora è stata un sistema aperto, ricettivo verso influenze nuove e capaci di adattarsi ad esse.  Un sistema che non fosse così ricettivo sarebbe chiuso, destillato inevitabilmente a perire.  Con l’emergere del pensiero e della libertà, l’adattamento e il mutamento sono divenuti problematici, perché dipendono scopre più da opzioni.  La speranza del futuro dipende dalla ampiezza delle nostra culture scientifica, perché si tratta di prendere giuste decisioni riguardanti i livelli di vita e la crisi ecologica, in quando questi due aspetti sono proporzionalmente correlati.  L’uomo deve conoscere il limite delle sue possibilità se avulse dal contesto generale. attraverso l’elaborazione di una criticità collettiva, la quale produrrebbe una concezione nuova dello sviluppo, con una visione storica dell.ambiente e un’analisi dei fondamento filosofici della democrazia e il superamento discorsivo della violenza e dei conflitti.  Il mondo studentesco è in fermento dalla Cina alla vecchia Europa: come non capire che dalla scuola deve partire il nuovo modo di pensare e da essa i nuovi valori devono emergere?

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1990, 3 (2), 5.