L’USO DEGLI AUDIOVISIVI NELLA DIDATTICA DELLA BIOLOGIA

 

Vincenzo Terreni

 

La produzione di videocassette dedicate più o meno direttamente alla scuola ha subito un incremento fortissimo negli ultimi anni: i distributori italiani ed in particolare la Rai si sono accorti di un mercato sino ad allora ritenuto specialistico che era dominato da vecchie quanto gloriose produzioni americane o inglesi.  I film didattici della Esso standard per la fisica e la chimica rimangono ancora un punto di riferimento per la chiarezza espositiva, i tempi e la scelta dei contenuti.  È stata tentata un’operazione analoga dall’Enciclopedia Britannica con ottimi documentari in 16 mm, riciclati poi in cassetta, che ogni scuola come si deve possiede.  Piero Angela ha scoperto l’America, l’Inghilterra e il Giappone: il documentario scientifico interessa un pubblico più vasto di quelle quattro vecchie galline che insegnano scienze.

 

Si è cominciato ad importare quanto ottimamente prodotto da D. Attenborough, dai giapponesi (che si sono affacciati da poco sul mercato, ma hanno già dimostrato di saper copiare e produrre con notevole perizia), dagli spagnoli, dai sudamericani e da tutti coloro che sposavano ottime immagini con una tecnica impeccabile il tutto condito spesso con una biologia tra le righe, non troppo esplicita nei contenuti, ma affascinante per questi mondi meravigliosi e in pericolo . È chiaro che il documentario classico, o meglio il film didattico, è rimasto inizialmente schiacciato dall’invasione di produzioni eccezionalmente curate sul piano formale e delle immagini, tecnicamente perfette e affascinanti per i luoghi esotici e per la straordinarietà delle scene che lasciano poco o niente alla fantasia.  Si possono ammirare copule di rinoceronte, di coleotteri, il frettoloso leone (con canonico morso sul collo alla riluttante compagna) senza dimenticare la spumeggiante balena.

 

Sembra che tutti i segreti siano stati scoperti, in fondo non c’è più bisogno di andar a cercare fuori dell’aula, tanto certe cose non riusciremmo mai a vederle neppure con anni di pazienti appostamenti.  E allora la finzione (è chiaro che gli animali non sono altro che attori inconsapevoli sottoposti ad un paziente lavoro di montaggio) può sostituire la realtà che oltretutto è lontana, scomoda, meno spettacolare.  Ecco, giunti a questo punto è opportuno spengere il televisore, staccare il videolettore e riflettere coi ragazzi per vedere che cosa è rimasto di biologia. La scoperta è spesso amara: tante belle immagini, ma nessun concetto fondamentale, l’ubriacatura dello spettacolo, della storia ad ogni costo, della sensazione forte, non ha prodotto gli effetti sperati!  Sono solo immagini che senza un uso adeguato rimangono fini a se stesse come un qualunque poliziesco ben confezionato.  Occorre programmare la visione di un documentario così come programmiamo l’esperienza di laboratorio più opportuna per migliorare la comprensione di un dato argomento.  Può esser necessario utilizzare un vecchio film perché ritenuto più adatto al momento e alla classe piuttosto di un moderno documentario ricco di stimoli, ma poco strutturato didatticamente.

 

Alcuni distributori scolastici di audiovisivi hanno iniziato a corredare le loro proposte con schede didattiche piuttosto ben fatte che continuano l’opera iniziata dalla Enciclopedia Britannica che presentava addirittura un questionario finale per una verifica immediata del grado di apprendimento, e quindi dell’efficacia didattica, del film.  Stavo per dire del filmino, come molti colleghi continuano a chiamare i film didattici con un diminutivo che suona molto dispregiativo.  In sostanza molti di noi continuano a ritenere che la lezione, quella vera, deve essere unicamente espositiva e c’è una sorta di vergogna ad utilizzare uno strumento che viene ritenuto sostitutivo dell’insegnante, della sua fatica nella ricerca delle parole, degli esempi più adatti, del suo attento controllo per riportare rapidamente nei limiti della decenza il livello di sonnolenza raggiunto dagli astanti.

 

Insomma la diffusa, e per molti versi, sacrosanta, credenza che l’apprendimento (e l’insegnamento) passa attraverso la sofferenza porta a considerare con sospetto o con passeggera autoindulgenza l’uso di un audiovisivo; da cui il termine filmino affettuoso come si può essere nei confronti di qualcuno che ci toglie, in modo disdicevole, una seccatura: quella di stare a sproloquiare per alcune decine di minuti.  È un atteggiamento che ricorda un po’ quello che alcuni colleghi sembrano pensare dell’uso del laboratorio: un diversivo per la classe da utilizzare con cautela e sempre con l’ausilio del tecnico che, unico, può stare a rimestare con quella roba.  Io ritengo invece che non si possa far a meno, per un corretto insegnamento della Biologia, né del laboratorio, né degli audiovisivi.  La Biologia non è fatta di formule, non è possibile la deduzione da leggi generali: si tratta invece di una infinità di osservazioni che sommate insieme danno un’idea dei fenomeni.

 

Quindi l’attività di osservazione deve essere potenziata al massimo utilizzando tutti i mezzi a disposizione: se appena è possibile quella diretta in laboratorio (meglio sarebbe sul campo, ma è un’impresa quasi disperata con la scuola superiore strutturata in questo modo), se non è possibile, utilizzando gli audiovisivi.  Ma occorrono delle precauzioni ed un’accorta programmazione che consenta di fondere organicamente i vari stimoli cui vogliamo sottoporre gli allievi.  Innanzi tutto è opportuno considerare l’uso delle tecnologie audiovisive come abituale e di pari dignità; come ogni mezzo di comunicazione presentano dei limiti, l’importante è che il docente li conosca e si affidi a loro chiedendo il possibile.  Non è possibile affidare completamente lo svolgimento di una qualunque parte del programma esclusivamente agli audiovisivi: per quanto ben fatti non sono interattivi e la presenza del docente è indispensabile.  Proviamo con esempi concreti.

 

Possiamo utilizzare un filmato come introduzione ad un argomento che poi verrà ripreso e sviluppato dall’insegnante che prenderà spunto dalle immagini per stimolare la discussione, chiarire dubbi rispondere alle domande ed eventualmente apportare delle correzioni.  Condizione indispensabile per riuscire a programmare efficacemente l’uso di audiovisivi è quella di conoscere bene il brano che si vuol proporre; questa sembra una condizione ovvia, ma molto spesso si cade nel fascino del titolo o nel consiglio frettoloso di un collega.  Le case distributrici non si sognano neppure di consentire una prima visione agli insegnanti.  È difficile che qualcuno di noi pensi di fotocopiare completamente un libro: troppo faticoso e soprattutto inutile dal momento che vengono mandate in omaggio copie più che sufficienti per riempire una capiente soffitta, ma duplicare un film di mezz’ora richiede mezz’ora: basta attaccare i due registratori e dopo un caffè il lavoro è completato.  In questo modo circolano un numero di copie pirata non inferiore agli originali; da una parte i distributori se lo meritano con quello che li fanno pagare.

 

Buona a questo proposito la politica commerciale de “Le Scienze”: non è economicamente conveniente copiare, si perde parecchio in qualità e si risparmiano poche migliaia di lire; ma non tutti la pensano così e più di 100.000 lire per 20 minuti di filmato sono decisamente troppe specialmente se il prodotto non è recentissimo.  Meglio sarebbe se i distributori lasciassero in visione le loro proposte, magari distribuendo solamente degli spezzoni, una specie di provini, per evitare di comprare a scatola chiusa dei prodotti che si caratterizzano solo per il titolo o per una striminzita presentazione di parte.  Non solo è opportuno conoscere il filmato che si vuol proporre agli studenti, ma occorre conoscerne parecchi sullo stesso argomento; sull’evoluzione per esempio sono stati prodotti un’infinità di documentari (alcuni dei quali bellissimi), ma con quale classe si vuol affrontare l’argomento?  Qual è la preparazione di base?  A quale grado di approfondimento intendiamo arrivare?

 

Sono domande che ci poniamo sempre prima di una esercitazione ed è giusto trovare la risposta prima della visione di un documentario che affronti temi relativi agli orologi molecolari, alla modellistica del DNA, agli equilibri puntuati e ad altre questioni di grande rilievo, ma fuori luogo per una seconda geometri (come per una seconda scientifico).  Da tener presente inoltre la durata: con il numero delle ore per classe che generalmente ci ritroviamo non possiamo trascurare che il fattore tempo è determinante: non potremo ritornare sull’argomento, una introduzione sbagliata e tutta la questione sarà mal interpretata dall’intera classe.  Se si è dell’opinione di riuscire ad approfondire il tema è opportuno ricorrere ad un filmato breve poco specialistico, non troppo sbilanciato sul piano spettacolare che tracci in modo piano le linee che intenderemo sviluppare verbalmente e con osservazioni dirette.  È inoltre indispensabile che gli studenti si rendano conto che il film non è un momento di riposo, ma una proposta di approccio complessa perché maggiormente coinvolgente; si troveranno avvantaggiati coloro che ricorrono abitualmente all’uso di audiovisivi rispetto ai colleghi che ne fanno un uso sporadico.

 

Più difficile è la scelta di un documentario di approfondimento: non solo non dovranno trovarsi difformità rispetto a ciò che già è stato detto, ma è necessario che gli studenti ci si ritrovino sia come tematiche che come linguaggio adottato, non tanto per paura di essere smentiti dal televisore, quanto per evitare inutili fraintendimenti che porterebbero solo a perdite di tempo.  L’utilizzazione più problematica è quella di tipo sostitutivo: ho conosciuto docenti di scuola media dell’obbligo che in un’ora proponevano, a sconcertati studenti, Mitosi e Meiosi della Enciclopedia Britannica (durata 20' circa ciascuno) e uscivano dalla sala di proiezione un po’ indispettiti perché era avanzato del tempo.  Da illegali indagini condotte di soppiatto ho avuto conferme inconfutabili al sospetto ovvio che i malcapitati non avevano capito niente né della divisione cellulare, né della cellula in generale.  È l’analogo del miracolino in laboratorio di chimica: tanti colori, poca sostanza!  Si ricorre a questa utilizzazione quando si rinuncia a svolgere compiutamente un argomento e ci si affida alla logica del “meglio che niente”.

 

Per alcuni argomenti, molto specialistici, ma di notevole importanza sul piano dell’attualità o dell’etica, può essere un lodevole tentativo di suscitare un interesse che poi dovrebbe essere sviluppato autonomamente.  Per esempio gli studenti sono generalmente fin troppo attratti dai problemi relativi all’ingegneria genetica (e sono portati a fare una grande confusione aiutati da una stampa sensazionalistica e talvolta ignorante), difficilmente abbiamo occasione di proporre una trattazione organica dell’argomento, ma un filmato ben fatto può fare molto e delle buone letture consigliate spingere i più interessati a chiarirsi le idee.  Quando non è disponibile il laboratorio o il tempo non lo consente, si possono proporre documentari che aiutano a rendere più concreta la lezione: per esempio per la sistematica animale ci sono buoni filmati (molto tradizionali nell’impostazione e certi nella resa) dell’Enciclopedia Britannica.

 

È opportuno, quando ci sono le condizioni ottimali, volgersi verso una utilizzazione integrata degli audiovisivi: integrata cioè con la lezione espositiva, le esperienze di laboratorio, i quiz periodici che non possono prescindere dal verificare la ricaduta della lezione, delle esperienze fatte e degli audiovisivi visti.  Solo in questo modo sia il docente che i ragazzi considereranno la visione di un documentario un mezzo, in molti casi più efficace di altri, per comprendere più chiaramente un argomento.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1992, 5 (1), 3-5.