UN APPROCCIO "A RITROSO" PER LA SOLUZIONE DI ESERCIZI ARTICOLATI

 

Antonella Casarini

Istituto “F. Albeghetti” – Imola

antocasarini@tiscali.it

 

Per gli studenti del primo anno degli ITI la soluzione dei problemi applicativi (applicati sia alla chimica che alla fisica, ma di fatto anche quelli di algebra applicati alla geometria) risultano difficoltosi: infatti molti ragazzi non hanno ancora acquisito degli schemi mentali razionali e spesso perdono di vista il risultato da raggiungere.

 

Tra gli errori più frequenti si osservano:

 

a)

cattiva impostazione dei dati e inadeguata messa a fuoco del risultato da raggiungere partendo dal testo (spesso anche confusi con ipotesi e tesi, come nelle dimostrazioni di geometria: ovvero “prof, cosa devo trovare?”)

b)

combinazione casuale dei dati (“qui devo sommare o moltiplicare?”)

c)

perdita di vista del cammino intrapreso (“dove dovevo arrivare?”)

d)

incapacità di usare in modo razionale le unità di misura (“prof, a cosa mi servono durante il calcolo? Se non le scrivo mi toglie dei punti?”)

e)

incapacità di usare in modo razionale le unità di misura (“prof, a cosa mi servono durante il calcolo? Se non le scrivo mi toglie dei punti?”)

 

Le difficoltà indicate nelle voci a, d ed e sono state affrontate sin dall’inizio del corso, spesso congiuntamente con gli insegnanti di fisica e matematica; quando abbiamo però affrontato i primi problemi applicativi che di fatto richiedessero almeno 2 passaggi, cioè quelli di stechiometria, sono emerse anche le altre difficoltà.

 

 

Proprio per limitare al minimo gli errori sopraindicati, sono partita dall’utilizzo di un schema indicato sul testo adottato (Bagatti, … CHIMICA, Zanichelli), che utilizza il numero di moli come chiave per accedere a varie grandezze correlate tra di loro: per la sua forma è stato ribattezzato da alcune classi “ragno” o “santino”

 

Abbiamo poi affrontato un quesito alla volta: siamo partiti da questo chiedendoci quale delle formule o dei ragionamenti dovessimo applicare per ottenere il risultato finale, quali dati ci servissero per fare il calcolo, se fossero disponibili o se dovessimo calcolarli a nostra volta.  Mano a mano che si incontrava un dato già disponibile lo cerchiavamo, evidenziandolo anche sullo schema dei dati.  Alla fine, una volta evidenti sia i dati da utilizzare e in quale sequenza, partivamo dall’ultimo passaggio indicato e, a ritroso li facevamo tutti sino a raggiungere l’obiettivo da raggiungere.

 

Questo approccio, che molti ragazzi non avevano acquisito come spontaneo dalle classi precedenti, ha permesso a molti miei studenti di acquisire un metodo di lavoro e gradatamente lo hanno abbandonato, essendo essi in grado, senza bisogno di una traccia scritta, di eseguire tutti i calcoli in corretta sequenza.  Se vogliamo, in questo modo si affronta un problema “pensando positivo”, senza cioè spaventarsi se i dati sembrano troppi o troppo pochi, ma affrontando una difficoltà alla volta.