ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI TEST E SUI PROGRAMMI DI GEOGRAFIA FISICA IN USO NELLE SCUOLE MEDIE

 

Sandra Piacente

Istituto di Geologia, Università di Modena.

 

La produzione di testi di geografia generale e geologia, indirizzata alla scuola media inferiore e superiore, ha avuto negli ultimi dieci anni un notevole sviluppo.  Infatti la geografia, le scienze della Terra in generale, stanno godendo di un periodo particolarmente favorevole, sia per una maggiore sensibilità verso i problemi dell’ambiente, sia per il continuo rinnovarsi delle conoscenze scientifiche in questo settore.  Sono così comparsi sul mercato numerosi nuovi testi, aggiornatissimi, ricchi di contenuti e teorie moderne, queste presentate in modo accattivante, simpatico (vignette, questionari, splendide immagini a colori da satellite, allegati vari, carte, problemi).  In questi libri c’è tutto: la geografia astronomica, la topografia, la geografia fisica, la climatologia, l’oceanografia, la geologia, la geofisica, la geomorfologia, l’antropologia, l’economia, la politica, le lingue, le religioni, le comunicazioni.  Centinaia di nomi, di definizioni, di schemi, di grafici, di dati statistici, il tutto compreso in capitoli, sottocapitoli, paragrafi, note.

 

Quello che manca quasi sempre è l'aspetto unitario e dinamico della Terra: il problema Terra come pianeta vivente.  Tenuto conto che in genere durante un anno scolastico, l’insegnante, sia per l’orario estremamente ridotto, sia per la difficoltà di trattare tante nozioni, spesso non semplici, a volte assolutamente nuove, riesce a svolgere si e no la metà del programma, ne scaturisce una cultura geografica monca, frammentaria, spesso casuale, quasi sempre inutile.  Quale deve essere allora la funzione di un testo di Scienze della Terra indirizzato a studenti di scuola media inferiore e superiore?  Esso deve mirare al raggiungimento di una mentalità geografica attraverso una visione dinamica della Terra che scaturisce dal porsi innanzi tutto un problema e nel saper utilizzare le nozioni presenti nel testo per risolverlo.  Un programma ben svolto deve fare acquisire una corretta metodologia di ricerca; deve offrire la possibilità di iniziare lo studio dinamico della Terra da qualsiasi tema fondamentale, ad esempio: dall’acqua, dalle rocce, dai climi e soprattutto dall’uomo.

È indispensabile avere ben chiari gli elementi essenziali, i meccanismi che intervengono e concorrono, nello spazio e nel tempo, alla modificazione dell’ambiente.  Una volta acquisito il metodo d’indagine, magari attraverso uno studio campione, gli alunni saranno in grado di affrontare qualsiasi tema di carattere geografico-fisico.  Nell’arco di un anno scolastico potrà al limite essere sviluppata ed ampliata una sola delle tante tematiche possibili.  Ad esempio, un itinerario didattico potrebbe svolgersi sul ciclo dell’acqua, così articolato:

 

 

Questo schema didattico a sviluppo verticale, potrà essere agevolmente svolto prima nelle sue parti elementari, in uno schema semplice ma compiuto, successivamente a vari livelli di approfondimento, trattando anche le opportune connessioni a sviluppo orizzontale.  Quest’ultime, a discrezione dell’insegnante e degli alunni, potranno vertere ad esempio su tematiche particolari e locali.  Da uno studio di questo tipo, se ben condotto, apparirà finalmente la realtà geografica come il risultato di relazioni tra elementi naturali ed umani (Mezzetti, 1979) assimilabile a sistemi semplici e compiuti, le cui variabili hanno concorso e concorrono a trasformare il nostro pianeta.  L’individuazione di queste variabili, che sono non solo fisiche ma anche antropiche, la ricerca e la comprensione delle loro relazioni e delle loro modificazioni nel tempo, la consapevolezza del ruolo determinante dell'uomo in tutto questo, assolveranno almeno in parte al compito non solo informativo ma soprattutto educativo e formativo che la scienza ha soprattutto quando è nella scuola.

 

Bibliografìa

Mezzetti G., Geografia, Nuova Italia Ed., Firenze, 1979.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1982, 6, 20-21.  Riprodotto con l'autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.