CRITERI EDUCATIVI DI UGO SCHIFF

 

Carlo Fiorentini, Paolo Manzelli

Gruppo Università/Scuola, Dip. di Chimica, Università di Firenze, via G. Capponi, 9 – Firenze

 

 

Cosa sarebbe della storia se non ce ne rammentassimo più?  È una verità banale che la ragione del presente sta nel passato, eppure si vive in una epoca in cui l’estrema specializzazione della ricerca scientifica ed il sostanziale disinteresse per la ricerca educativa nell’ambito degli insegnamenti scientifici, sembra far dimenticare che ogni nuova ricerca presuppone un lavoro storico critico delle concezioni precedenti.  Diverse erano le condizioni storiche e culturali nelle quali ha vissuto U. Schiff del quale oggi abbiamo commemorato la nascita.  Abbiamo con ciò dedicato una giornata di attenzione alla nostra storia culturale, forse perché si sente l’esigenza di rivedere la situazione generale a riguardo del precedente atteggiamento che ha portato alla separazione tra scienze umane e scienze naturali e quindi ad un progressivo frazionamento specialistico delle due culture.  Conviene quindi sottolineare, che era profonda convinzione di Schiff, che ogni elaborazione cognitiva, anche quella considerata la più innovativa, è necessariamente dipendente dallo sviluppo concettuale precedente.  La conoscenza scientifica è importante, non solo come sapere specialistico e tecnico, ma come uno degli aspetti più significativi della conoscenza umana.  La mentalità veramente scientifica consiste nella capacità di rimettere in discussione le conoscenze acquisite.  Ciò è possibile se delle conoscenze accumulate dall’umanità si conosce la genesi, lo sviluppo, gli aspetti ipotetici e problematici e non solamente ciò che è ancora attuale da un punto di vista utilitario.  Particolarmente chiarificatrice a questo riguardo è l’impostazione data da Schiff al suo libro: "Introduzione allo studio della Chimica".

 

Schiff sottolinea l’importanza pedagogica del far comprendere l’evoluzione storica delle dottrine chimiche con quel grado di parziale certezza o di probabilità che compete loro, indicandone nel contempo, sempre in via problematica, le possibilità di un succesivo sviluppo.  Schiff, sulla base della sua "esperienza" didattica, è convinto che questa impostazione può fare acquisire non solo le conoscenze fondamentali della chimica, ma di "eccitare alla riflessione e di servire come veicolo della cultura intellettuale". [1]  I tre aspetti centrali strettamente connessi tra loro, che costituiscono la struttura portante del libro, sono:

 

1) "il valore pedagogico" di partire dai fatti, dagli esperimenti, dalle proprietà macroscopiche delle sostanze, dei quali le teorie cercano di fornire una spiegazione adeguata. Ma questa esigenza di colle gare l’esposizione delle teorie alla realtà fattuale della chimica non corrisponde ad un’impostazione pragmatista.  Anzi Schiff afferma che "l'importanza vera e grandissima dei fatti non sta in essi medesimi, ma piuttosto nella correlazione tra differenti fatti.  Soltanto questa cognizione trasforma il sapere e l'erudizione in scienza." [2];

2) l’esposizione delle teorie chimiche non deve avere "un'apparenza di troppa certezza dogmatica", ma essere effettuata sottolineando "quel grado di certezza e probabilità che loro compete." [1];

3) la problematicità delle dottrine chimiche è strettamente connessa con l’esposizione che tenga conto dell’"andamento storico del successivo sviluppo delle dottrine chimiche" [1].

 

Il primo capitolo, dedicato all’individuazione dell’ambito specifico della chimica all’interno dei tentativi millenari dell’uomo di conoscere la reità, si conclude con l’esposizione del concetto fondante la chimica moderna, quello di elemento chimico.  Schiff in quattro pagine essenziali, ma stupende, è capace di trasmeterci il complesso significato di questo concetto: "Il concetto che oggi si combina colla voce elemento chimico soltanto alla fine del secolo scorso ed in seguito alle rimarchevoli ricerche di Lavoisier, è stato eretto come fondamento delle nostre considerazioni ed investigazioni intorno alla costruzione sostanziale dei corpi.  Era da questo tempo soltanto che quel concetto poteva acquistare significato scientifico ben determinato, ma secoli di lavori sperimentali erano necessari per preparare quello sviluppo delle nostre cognizioni chimiche, il quale col concetto dell'elemento poteva erigere le basi di una chimica scientifica" [3].

 

L’individuazione da parte di Lavoisier di 33 sostanze semplici, non decomponibili con i mezzi allora a disposizione della scienza, rappresentò la rottura definitiva con un lungo periodo della chimica indicato come alchimia.

I lavori degli alchimisti ci mostrano che ciò che oggi si chiama elementi chimici sono delle individualità sostanziali impossibili per ora a tramutarsi; ma i lavori perseveranti di più secoli non condussero soltanto a dei risultati negativi; vero egli è che questi tentativi non produssero direttamente neppure la minima traccia di un metallo prezioso, ma senza averne l'intenzione gli alchimisti accumularono il materiale prezioso, dal quale quindi, nacque la chimica. ... Oggi la trasmutazione dei metalli non è più questione di chimica scientifica.  La questione potrebbe rinascere un giorno se si trovasse un mezzo per l'ulteriore semplificazione delle sostanze oggi considerate come elementi chimici, ma certamente allora non si tenterebbe la produzione dell'oro e dell'argento, ma senza dubbio quella più importante del carbone, del bronzo e del ferro" [3].

 

Ancora nel 1876 Schiff ritiene che il problema della "semplicità" è relativo allo stato attuale della scienza, per cui è "più conveniente chiamare queste sostanze piuttosto corpi indecomposti" [3], che semplici, nonostante che le esperienze dei cinquant'anni precedenti avessero confermato la semplicità dei 64 elementi conosciuti.  Con Lavoisier si consumò la rottura col passato, ma questo passo in avanti gigantesco fu possibile per le conoscenze chimiche lasciate in eredità dal lavoro secolare dell'alchimia. Schiff, nell’analizzare il rapporto tra alchimia e chimica moderna, ne rileva la complessità e non solo il più evidente aspetto di discontinuità.  In questo modo si può cogliere il legame esistente tra la rivoluzionaria concezione lavoisieriana e le teorie dei suoi predecessori.  Questi continuarono a considerare valida la teoria dei quattro elementi, ma col loro fondamentale contributo analitico, scoprirono nuove terre e nuove arie, premessa indispensabile alla liquidazione definitiva della millenaria concezione.  Che contrasto tra il giudizio di Schiff e quello presente in molti libri di chimica odierni, secondo i quali il periodo precedente a Lavoisier rappresenterebbe semplicemente la fase pre-scientifica della chimica.

 

All’interno di questa profonda concezione, Schiff ritiene rilevante anche la conoscenza del contributo e della dimensione umana dei grandi scienziati.  È indicativo in tal senso il discorso letto per la inaugurazione dell’anno accademico del Regio Istituto di Studi Superiori in Firenze il 4 novembre 1889, sulla figura di G. Priestley.  Così Schiff inizia la sua prolusione: "Isolato e quasi solo a 72 anni, perseguitato per le sue opinioni politiche e religiose, esiliato dalla sua patria, di propria volontà confinato alle sorgenti ancora incolte del Susqueana vicino alla piccola città di Northumberland in Pensilvania, spirò sui primi di febbraio del 1804 il teologo e filosofo Giuseppe Priestley.  Ricco d'ingegno, di sapere e di merito, egli morì in condizioni abbastanza modeste.  ... Ma spesse volte i grandi ingegni, come le comete, devono compiere la loro lunga strada nelle regioni lontane e recondite del cielo, per poi tornare più splendenti di prima ai tardi nipoti, i quali accolgono festosamente e cingono di luminosa corona, chi ai padri non fu, come appunto le comete ai nostri, che segnale di lotta e di divisione.  Così fu di molti, così fu pure di Priestley" [4].  Questa prolusione, che sa di poesia, sembra inoltre contenere elementi autobiografici, proprio in quanto Schiff era esule in Italia, ma anche perché la emarginazione delle idee innovatrici è un fatto storico peculiare dello sviluppo concettuale della scienza, in particolare di quella chimica.

 

U. Schiff, fu allievo di F. Wöhler (1800-1882), il quale trovò tutta una serie di difficoltà culturali nello spiegare ai suoi contemporanei la sua interpretazione sulle variazioni di legame che conducono alla transizione del cianato di ammonio in urea, per semplice effetto della temperatura e non tramite la manipolazione di oscure forze vitali che permettevano il passaggio dal regno inorganico a quello animale.  Questa esperienza del suo maestro impressionò indubbiamente Schiff, che nella sua impostazione educativa tenne in attenta considerazione la necessità di evitare un apprendimento acritico dei fondamenti concettuali della scienza, poiché in fin dei conti tale atteggiamento conduce a produrre resistenze concettuali nel prendere in considerazione osservazioni che non trovano riscontro nelle teorie storicamente accettate.  Fatte le dovute differenze d’epoca, una impostazione storica della educazione chimica permette di osservare che le idee innovative, ieri come oggi, non sono facilmente accettate dalla comunità scientifica, proprio per il fatto che un ricercatore prima di rivedere l’impianto culturale ed interpretativo al quale è stato educato, ha la tendenza a non accettare o ad attenuare la portata delle innovazioni, in quanto generalmente, l’osservato viene considerato probante quando è solidale con il sistema tradizionale di modelli interpretativi e di schemi mentali comunemente accettati [5].

 

Una tale considerazione è didatticamente importante poiché focalizza l’attenzione sul fatto che solo una impostazione educativa dell’evoluzione concettuale della scienza può evitare la persistenza di interpretazioni storicamente obsolete.  Oggi, nella commemorazione di Schiff, è opportuno sottolineare l’attualità di tali considerazioni, sull’uso educativo della storia della chimica. Schiff, come è facilmente deducibile dalla lettura dei suoi libri, impostava l’educazione come ricerca della fondatezza delle congetture.  Provare la fondatezza storica delle strutture teoriche di base e delle deduzioni logiche che da esse derivano per il principio della non contraddizione, vuol dire educare a pensare scientificamente.  Sulla base di una tale abilità Schiff era solito distinguere lo "scolaro" dallo "studente", in quanto quest’ultimo non ripeteva la lezione appresa in termini di acquisizione mnemonica, ma dimostrava di saper evitare l’appiattimento del sapere, ponendo in discussione le proprie premesse e le proprie deduzioni logiche in relazione a quanto si era proposto di osservare sperimentalmente.

 

Queste considerazioni sul valore della impostazione storico-critica della educazione scientifica esercitate da U. Schiff, possono oggigiorno essere riformulate in termini più aderenti alle esigenze moderne di una programmazione didattica innovativa, che sappia tener conto dello sviluppo delle relazioni tra psicologia cognitiva e sviluppo della scienza, che si delineano in potenza proprio nella progettazione del sistema educativo.  Infatti, vivendo oggigiorno in un’epoca in cui i valori ideologici e culturali di un tempo sembrano essere in gran parte infranti, nelle contraddizioni complessive dello sviluppo, emerge l’esigenza di saper discernere i valori del passato che hanno un carattere di attualità, ed integrarli in modo pragmatico e progettuale per la risoluzione dei nostri progetti irrisolti.  Quest’ultima è pertanto la ragione principale, per cui il Gruppo – Università/Scuola – di ricerca in didattica chimica e scienze integrate, ha dato il suo attivo contributo alla organizzazione di una commemorazione, tendente a rivalutare secondo le esigenze educative contemporanee, la tradizione di una "Scuola di Chimica" di cui U. Schiff fu artefice e fondatore in Firenze.

 

Bibliografia

1. Introduzione allo studio della Chimica – Secondo le lezioni fatte dal prof. Ugo Schiff, Ermanno Loescher, Torino, 1876 (Prefazione).

2. Empirismo e metodo nella applicazione della chimica alle scienze naturali e biologia, Prolusione alle lezioni dell’anno 1876-77 dettata dal prof. Ugo Schiff, Direttore del Laboratorio di Chimica Generale della R. Università di Torino, F. Cascianova Libreria Editore, Torino, pag. 12.

3. Op. cit. 1, cap. I.

4. Il teologo e filosofo – Giuseppe Priestley e la pneumatologia, Discorso letto il 4 nov. 1889 per l’inaugurazione dell’anno accademico 1889-90 nel R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, Le Monnier, Firenze 1890.

5.A.T. Winfree, The prehistory of the Belusov-Zhabotinskj Oscillator, J. Chem. Educ., 1984, 61 (8), 661.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1987, 9 (1), 14-16.  Riprodotto con l’autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.