UNA COMUNICAZIONE EFFICACE PER UNA CHIMICA FORMATIVA

 

Francesco Randazzo

Coordinatore del CIDICHEM di Bergamo

 

Una proficua opera di educazione e di istruzione scientifica si realizza tramite un equilibrato rapporto tra le strutture cognitive dell’allievo, una consona strutturazione dei contenuti e dei metodi delle discipline, e una pertinente formulazione linguistica.  Nella scuola italiana la comunicazione scientifica è pertinente?  Riusciamo a rendere la "scienza comprensibile agli altri parlando in modo semplice, chiaro, non pretenzioso"? [1].  A mio parere, si ricorre ancora molto ad un linguaggio scientifico specialistico, che è quello usato nelle comunicazioni tra scienziati, generalmente ricco di termini tecnici che altri non conoscono.  Si dovrebbe ricorrere, invece, ad un linguaggio più accessibile, perché nell’impegno didattico occorre tradurre i concetti in linguaggi che siano comprensibili da parte di non specialisti.

Pertanto, l’insegnante deve tener presente il linguaggio corrente per una efficace trasmissione verticale (agli alunni) e orizzontale (ai colleghi).  In sostanza, il linguaggio scientifico per le diverse discipline costituisce un "ponte" tra il linguaggio specialistico e il linguaggio corrente della società: fino a che i linguaggi di un chimico, di un fisico, di un biologo, saranno gerghi per iniziati, ciò rappresenterà un ostacolo quasi insormontabile alla comunicazione scientifica nella scuola [2].  Tale comunicazione deve partire da problemi che siano alla "portata" dello studente, in modo da creare in lui una "sfida mentale accettabile" [3].  In altre parole, lo studente deve incontrare problemi per cui la sua macchina mentale si accenda; altrimenti, se il problema è linguisticamente difficile, la macchina mentale dello studente non si accende o, almeno, si inceppa.  Di conseguenza egli non trova motivazione ad imparare.  In particolare, per la chimica di base nelle superiori, bisogna considerare che gli studenti provenienti dalla media manifestano notevoli difficoltà linguistiche e, quindi, soprattutto al biennio, la comunicazione deve essere semplice, chiara, accessibile, onde evitare che essa renda inaccessibili livelli contenutistici e metodologici abbordabili.  Un linguaggio che possieda questi tre requisiti non solo non sarà d'ostacolo ai contenuti scelti, ma anzi faciliterà il raggiungimento di più alte soglie: "il possesso linguistico" di un fenomeno serve a fissare, a precisare i concetti interessati e a facilitarci successivi ragionamenti che utilizzino quei concetti [4].

 

L’obiettivo di un linguaggio chiaro, semplice, accessibile, non sempre viene perseguito dagli insegnanti, che sovente rifiutano testi con queste caratteristiche, per il timore di "banalizzare" la scienza.  Per accendere la macchina mentale degli studenti e avviarli al linguaggio scientifico specifico, è essenziale la scelta di esemplificazioni efficaci.  Un caso, per far comprendere agli studenti un concetto complesso come la quantizzazione dell'energia, innanzitutto va spiegato il significato del termine quantizzazione.  A tal fine diventano dei toccasana semplici esempi come il confronto di due diverse salite effettuate da una persona: la prima salita su un piano inclinato; l'altra su una scala.

Nel primo caso, la persona si può fermare a qualsiasi altezza (continuità dell' energia nel macroscopico); nel secondo caso, essa si può fermare soltanto ad alcune altezze stabilite, corrispondenti ai gradini: la seconda salita è un esempio di quantizzazione [5].  Invece, sovente, i testi scolastici introducono l’espressione "numero quantico" senza far alcun accenno al significato dell’aggettivo quantico: un aggettivo mi sembra, che non sia tanto in uso nelle famiglie italiane!  Ma un linguaggio adeguato, per renderlo efficace, va inserito in un contesto di comunicazione accattivante e stimolante, caratterizzata da un linguaggio moderno e strettamente legato, come argomentazioni, alla società, in particolare alla vita quotidiana e all'ambiente.

 

Un linguaggio moderno

Il linguaggio didattico deve tenere presente il linguaggio attuale, il linguaggio dei media, il linguaggio dei giovani: il rigore scientifico coniugato con la modernità può portare ad incredibili risultati.  Questa è un’operazione impegnativa, perché va ben calibrata, per evitare banalizzazioni, che porterebbero a risultati controproducenti.  Proviamo a seguire alcune "piste".  Una pista, potremmo usare parole riccorrenti nel mondo giovanile, per utilizzarle come metafore.  Per esempio parole tratte dallo sport: lo stato di equilibrio, a cui tende una reazione chimica incompleta, potrebbe essere indicato come "traguardo della reazione", al posto dell’arida (per i ragazzi) espressione "stato finale".  Un’altra pista, sono molto funzionali espressioni che si possono trarre dal mondo dei media: nella trattazione della cinetica chimica, invece di ricorrere a espressioni "dure", quale fattore temperatura, influenza della concentrazione ecc..., sono molto più efficaci le espressioni "effetto temperatura, effetto concentrazione ecc...".  Una terza pista, bisogna ricorrere, con più coraggio, a mezzi di comunicazione diversi da quello verbale, prendendo nella dovuta considerazione la cultura delle immagini, che fa da protagonista nel mondo giovanile.  Il protagonismo sociale del mondo delle immagini di solito viene poco rilevato dagli editori, dagli autori di testi scolastici, dagli insegnanti, perché viene ritenuto che le immagini non possono trasmettere più informazione e più cultura di un discorso verbalizzato [6].  Ritengo invece che il linguaggio delle immagini, per esempio quello delle vignette, vada ritenuto un prezioso strumento di conoscenza: una vignetta di Forattini sovente fa cogliere la realtà meglio di un lungo articolo giornalistico!

 

Le vignette, se finalizzate ad evidenziare un certo aspetto concettuale, fanno migliorare notevolmente l'apprendimento degli studenti, perché le parole dell'insegnante, o del testo, sovente "volano", mentre la situazione buffa evidenziata nella vignetta difficilmente viene dimenticata.

Due esempi di vignette per la chimica di base che sottolineano le difficoltà di inserimento nella società di nuove unità di misura e di variazioni nella nomenclatura chimica:

·  per le unità di misura, la vignetta può puntare sull'espressione preoccupata di un paziente, a cui viene comunicato, senza preavviso il valore della sua pressione arteriosa in Pascal, invece che in millimetri di mercurio.

·  per la nomenclatura chimica, di grande efffetto è la vignetta che rappresenta una persona che evita di bere in una fontana in cui è stato affisso il cartello: "monossido di idrogeno potabile".

Vignette del genere valgono più di cento parole!

 

Il legame Scienza-Società

La nostra comunicazione diviene tanto più convincente quanto più essa viene calata nella vita quotidiana, e quanto più permette ai giovani di comprendere il mondo che li circonda.  Invece, le leggi, le teorie scientifiche, non destano particolarmente interesse, se rimangono soltanto nell'ambito della "scienza pura".  I giovani trovano sovente la chimica distante dalla loro realtà: la trovano noiosa. Pertanto, essa va avvicinata ai giovani, facendo loro cogliere le relazioni fra la chimica e la vita quotidiana, fra la chimica e la società.  Per raggiungere tale obiettivo, non bisogna limitarsi a trattare, alla fine della parte generale, argomenti monografici di grosso interesse sociale, quali l'aria, l'acqua, le fonti energetiche, gli inquinamenti ecc, ma bisogna realizzare, sin dai primi argomenti di chimica di base, una continua connessione tra concetti esaminati e la realtà.

Vediamo qualche esempio.

In genere, quando si parla di miscugli, si ricorre al classico esempio del granito.  Questo materiale presenta, ahimè, l'incoveniente di non essere tanto familiare agli studenti; pertanto, essi non vengono coinvolti dal concetto di miscuglio.  Ricordiamoci che anche la mela, la marmellata, la birra e, perché no, il salame, sono dei miscugli.  Il ricorso ai prodotti così noti renderà l’argomento più stimolante, più alla portata dello studente, e quindi la sfida mentale proposta verrà facilmente accettata.  Esistono molteplici esempi sul legame chimica-società, ma particolarmente interessante è quello riguardante il pH, perché permette una riflessione su atteggiamenti culturali-sociali molto diffusi.

 

Il pH ricorre sovente nella pubblicità, e i messaggi commerciali conferiscono a questa grandezza un significato tra il magico e l’arcano, allo scopo di convincere il consumatore che il prodotto reclamizzato, in virtù di quel valore di pH, ottenuto con metodi eccezionali, risolve i suoi problemi relativi alla bellezza della pelle, alla caduta dei capelli ecc: sono divenute familiari frasi quali "il pH della pelle", "il più che neutro" ecc.  Sarebbe bene che l'insegnante eliminasse dal pH questo alone magico, perché non giova all'educazione scientifica e anche perché, fra le finalità della scuola, vi è quella di creare un consumatore più critico. Pertanto gli studenti devono aver chiaro che il pH è una normale proprietà posseduta da tutte le sostanze in soluzione acquosa.  Inoltre potremo convincere sperimentalmente gli studenti che variare il pH di una soluzione è un'operazione estremamente semplice.  Così operando, allontaneremo le tendenze alchimistiche indotte dalla pubblicità, spostando gli interessi degli studenti verso "veri problemi", quali le relazioni tra pH e mondo vivente, di cui la punta di iceberg è costituita dalle piogge acide.

 

Imparare per intervenire

Se si riuscisse a realizzare una comunicazione che possieda i requisiti esposti, la didattica chimica farebbe dei salti di qualità incredibili, che determinerebbero, nella scuola e nella società, nuovi atteggiamenti nei confronti della nostra scienza, se non altro atteggiamenti correttamente critici.  Non è poca cosa, rispetto all'attuale atteggiamento acriticamente negativo dell’opinione pubblica.  Insieme alla rivalutazione sociale della chimica, riusciremmo a raggiungere anche l’obiettivo formativo dell’"imparare per intervenire": la scuola italiana necessita di obiettivi formativi di questo genere, perché in essa è preponderante la trasmissione di una cultura disinteressata, che sviluppa capacità e abilità al di fuori del contesto fenomenologico.

Anche se è possibile sviluppare capacità in situazioni astratte, però le società moderne ad alto sviluppo tecnologico necessitano di una cultura spendibile nel reale.  Altrimenti, avremmo grossi danni nello sviluppo complessivo del Paese, soprattutto in questa fase storica in cui sono entrate in campo diverse nuove tecnologie.  Inoltre, dal punto di vista strettamente didattico, l’imparare per intervenire porta ad un notevole coinvolgimento degli studenti, e questo aspetto non va trascurato in una scuola di massa, come è la Superiore, in cui gli studenti vanno motivati continuamente.  Purtroppo, questo obiettivo trasversale, comune a tante discipline, trova pochi adepti.  Credo che il ruolo di "apripista", in questa operazione, spetti alle scienze sperimentali, "interventiste" per statuto.  Per esempio, il chimico non si limita ad analizzare la realtà fenomenologica, ma se essa non lo soddisfa, egli interviene per modificarla.  Un interessante e semplice esempio didattico di questa prassi può essere tratto dalla cinetica: se il chimico non è soddisfatto dell’andamento cinetico di una reazione, perché troppo lento o troppo veloce rispetto ai suoi scopi, egli interviene variando la temperatura, mutando la concentrazione di un reagente, aggiungendo o togliendo un catalizzatore ecc.  Nel nostro campo, possiamo "pescare" molteplici esempi del genere.

 

Purtroppo, gli aspetti formativi della chimica, che sono tanti, non vengono ancora presi nella dovuta considerazione.  Di conseguenza, gli studenti colgono l’immagine di una scienza arcana e misteriosa, nonché noiosa.  Invece, questi aspetti vanno valorizzati e, in questa ottica, fondamentale è la scelta del codice comunicativo.  Solo così, lo studente potrà acquisire una cultura chimica, e scientifica, moderna, perché "la ricchezza linguistica partecipa direttamente alla ricchezza di scoperta e di possesso della realtà che ciascun individuo realizza nel suo sviluppo.  La presa linguistica sul reale viene a coincidere con l’autonomia di giudizio, con la possibilità della critica, intesa come analisi dei limiti ma, perciò stesso, delle possibilità" [7].

 

Bibliografia

1. K. R. Popper, Scienza e Filosofia, Einaudi, Torino, 1979.

2. M. Milani Comparetti, F. Mattei, Il linguaggio scientifico tra scienza e didattica, La Scuola, Brescia, 1987.

3. P. Angela, A piedi nudi sul vetro, La Repubblica, 23.01.1987.

4. M. Alinei, La struttura del lessico, Il Mulino, Bologna, 1974.

5. AA.VV., La Chimica: fenomeni, esperimenti, concetti, Marietti, Casale Monferrato, 1988.

6. G. Mezzetti, La cultura come sistema, in AA.VV., La scuola italiana verso il 2000, La Nuova Italia, Firenze, 1984.

7. S. Statt, Il significato delle parole, D’anna, Firenze, 1975.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1990, 1-2, 19-21. Riprodotto con l'autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.