UN'ESPERIENZA  DI  AGGIORNAMENTO EFFETTUATA  PRESSO  L'UNIVERSITÀ  DELLA CALIFORNIA

 

Paola Ambrogi*,  Massimo Misefari**

* I.P.F. "Sidoli-Bellerio", Reggio Emilia. ** I.T.I. "Vallauri", Reggio Calabria.

 

 

La partecipazione degli autori all'UCI Summer Science Institute è stata resa possibile dalla Divisione di Didattica Chimica della Società Chimica Italiana e dalle numerose ditte che sponsorizzano il progetto americano; tra queste ditte vi è l'Allergan Pharmaceuticals, una compagnia che ha una filiale a Pomezia, la Allergan SpA. A loro va il ringraziamento degli autori.

 

II calo delle iscrizioni a corsi scolastici di materie scientifiche e quindi anche di chimica non è un problema solo italiano.  Anzi, negli USA il problema ha assunto una tale gravita per cui apposite Commissioni nominate dall'Autorità Centrale hanno stilato diversi voluminosi rapporti [1-3].  L'UCI Summer Science Institute dell'Università della California di Irvine (Los Angeles) da l'opportunità agli insegnanti di qualsiasi grado di aggiornare ed approfondire le loro conoscenze nelle materie scientifiche e matematiche.  Ognuno dei 130 partecipanti iscritti nel 1986 poteva frequentare due corsi tra quelli proposti per la fisica, chimica, matematica, biologia, medicina ed igiene più un corso facoltativo dal titolo: "Demonstration lessons".  In questo anno particolari attenzioni sono state dedicate alla chimica. Ogni corso aveva durata di quattro settimane per due ore al giorno.  Per essere ammessi occorreva la presentazione di uno sponsor o del direttore del proprio distretto scolastico.  L'UCI Summer Science Institute si è tenuto dal 28 luglio al 22 agosto del 1986, presieduto dalla dott.ssa Mare Taagepera docente di chimica organica della UCI.

 

Per la prima volta nel 1986 l'Istituto ha ospitato quattro insegnanti stranieri: due finlandesi (Marjatertu Einio, insegnante elementare, ed Elina Nasakkala, insegnante di scuola media inferiore) e due italiani (i due Autori, entrambi insegnanti di scuola media superiore).  Ciò è chiara dimostrazione dell'attenzione e dell'impegno che, in modo sempre crescente, vengono dedicati al problema della didattica delle discipline scientifiche.  Per quanto riguarda la chimica, recenti statistiche riportano che nel 1980 soltanto il 17% degli studenti all'uscita della High School ha studiato chimica [4, 5].  La scuola sin dai primi anni può fare molto affinché gli studenti si avvicinino alla chimica con meno sospetto e riluttanza, atteggiamento che certo non giova all'apprendimento di nessuna disciplina.  È importante quindi creare un giusto approccio con la chimica sin dai primi anni scolastici e ciò andrà fatto in modo adeguato all'età degli studenti.  Se da noi il problema è che la chimica viene introdotta solo alle medie superiori, per i californiani il problema sta nel fatto che molti insegnanti devono insegnare chimica avendola studiata poco e superficialmente [6].  Mentre in Italia per insegnare chimica o altra disciplina occorre conseguire un diploma di laurea e superare un concorso abilitante, in California (e più in generale in tutti gli States [7]) basta avere un bachelor con qualche esame specifico nella materia che si vuole insegnare.. Non è raro incontrare insegnanti di scuole dell'ottavo grado (terza media inferiore) che insegnano chimica, storia e grammatica.  Per essere accettati presso una scuola si deve fare domanda al distretto a cui la scuola appartiene.  Il distretto a suo arbitrio decide se accettare o meno l'insegnante; ovviamente l'istruzione di grado superiore è titolo preferenziale. Avere un master o un degree permette altresì di avere uno stipendio migliore.  Il problema dell'approfondimento delle materie di insegnamento è quindi molto sentito.

 

Alcuni corsi sono stati assistiti da mentors (insegnanti di provata esperienza che, dopo anni di insegnamento, possono ottenere tale titolo da una opportuna commissione che esamina il loro curriculum) altri da esperti o docenti universitari.  Il corso di chimica dal titolo "Conceptual Chemistry" è stato tenuto dal dott. George Miller ed ha avuto grosso modo il seguente sviluppo:

 

1 a settimana

unità di misura, sistema SI, materia ed energia, teoria atomica, composti e miscugli;

2 a settimana

leggi fondamentali della chimica, struttura atomica, le soluzioni, i gas;

3 a settimana

carbonio e chimica organica, stereoisomeria, alcuni composti organici e reazioni principali;

4 a settimana

chimica organica e argomenti d'attualità a sfondo chimico.

 

Le lezioni erano tenute in modo tradizionale e talvolta venivano integrate da dimostrazioni pratiche.  I corsisti venivano stimolati ad intervenire, chiedere chiarimenti e dare interpretazioni, in tal modo venivano evidenziati i problemi e le difficoltà che più frequentemente si incontrano nell'apprendimento della chimica.  Confrontare i diversi metodi di approccio e risoluzione per lo stesso problema è utile per poter scegliere il metodo di insegnamento più efficace per le conoscenze degli studenti.  Spesso, a metà lezione, dopo la spiegazione, i corsisti (circa 35) venivano divisi in gruppi di cinque o sei per risolvere quesiti o problemi inerenti all'argomento trattato.  Questo era un momento molto stimolante, in quanto erano a confronto persone con diversa preparazione e abituati ad insegnare in scuole di grado diverso, quindi i metodi di approccio ad uno stesso problema erano assai diversi ed era molto interessante poterli confrontare.  Una volta alla settimana venivano effettuate prove pratiche in laboratorio.  Ognuno, all'inizio del corso, poteva scegliere quattro prove tra una serie di esperienze tratte dal testo: (Jones, Netterville, Johnston, Wood) "Laboratory Manual for Chemistry Man and Society", Ed. W.B. Sanders Comp.  Alla fine dell'esperienza venivano proposti due questionari sulla teoria integrati da calcoli inerenti ai risultati sperimentali.  Ovviamente per molti corsisti questo era il primo impatto con il laboratorio.  È ovvio che essendo la chimica una scienza sperimentale la confidenza con il laboratorio ed una certa manualità sono molto importanti per un insegnante.  Per questo corso non era prevista una valutazione finale ma sono stati presi in considerazione soprattutto i risultati delle prove pratiche e le risposte ai questionari.

 

Queste sono alcune delle esperienze:

– chimica analitica qualitativa: riconoscimento di alcuni cationi ed anioni;

– separazione dei componenti di un miscuglio;

– estrazione di un elemento da un suo minerale;

– reazioni caratteristiche degli aminoacidi.

 

Se il corso di chimica era in pratica un compendio di chimica generale inorganica ed organica utile per un veloce ripasso o per alcuni occasione di approfondimento e per altri, di età superiore, di aggiornamento, le Demonstration lessons, coordinate dalla dott.ssa Taagepera, erano un pratico ed utile mezzo per avere un'idea di come presentare in modo adeguato un argomento in scuole di diverso grado.  Venivano evidenziati gli argomenti che maggiormente attiravano l'attenzione degli studenti e spiegato il perché della loro efficacia.  Anche questo corso si è articolato su quattro settimane ma per la durata di un'ora al giorno, le prime due settimane sono state dedicate alla chimica, la terza alla fisica e la quarta alla biologia.  Gli argomenti erano organizzati da mentors.  Le lezioni sono state tenute dagli stessi corsisti che presentavano un argomento o una lezione allo stesso modo in cui li avrebbero svolti in classe.  Si sono susseguiti insegnanti di scuola elementare che mostravano esperimenti semplici e chiari in modo da attirare l'attenzione degli studenti e degli insegnanti di scuola superiore che si avvalgono ovviamente di supporti più complessi. All'inizio di ogni dimostrazione sono state distribuite fotocopie della traccia degli esperimenti.  Alla fine è stata distribuita una scheda sulla quale si dovevano esprimere: l'indice di gradimento, se si sarebbe adottato l'esperimento nella propria classe ed eventualmente le modifiche che si sarebbero apportate, se si fosse potuto svolgere l'esperimento con i mezzi in dotazione alla propria scuola, se il materiale fosse facilmente reperibile e se si fosse scelta l'esperienza come dimostrazione eseguita dall'insegnante o come prova pratica per gli allievi e perché.

 

Come verifica per questo corso si doveva scegliere un argomento a piacere tra quelli trattati e, in base al grado della scuola nella quale si sarebbe svolto, modificare l'esperimento presentato.  Si dovevano inoltre proporre almeno altre due esperienze inerenti allo stesso argomento.  Dopo ciò si doveva elaborare un metodo di verifica dell'apprendimento degli obiettivi delle sperimentazioni suggerite.  In particolare va ricordato il corso "Modern technology" al quale ogni giorno intervenivano qualificati collaboratori di grosse società (come Beckman, FLUOR, Allergan Pharmaceuticals) per esporre un problema di attualità nel quale la loro Società era particolarmente impegnata.  Sono stati trattati molti temi, tra cui fibre ottiche, smaltimento dei rifiuti chimici e radioattivi, laser in medicina, costruzioni antisismiche, intelligenza artificiale, combustibili sintetici.  Alcune Società hanno dato l'opportunità di visitare le loro sedi per mostrare i loro metodi e mezzi di indagine e ricerca.  Molte società hanno dato contributi economici oltre che scientifici, poiché hanno ben chiaro che sponsorizzare la presenza di insegnanti a corsi come quello tenuto dalla UCI vuol dire permettere la formazione di persone che sapranno introdurre nel migliore e più moderno dei modi tanti studenti al mondo della scienza e della tecnologia e creare dei cittadini più coscienti ed attenti ai problemi dello sviluppo e più consapevoli delle moderne tecnologie.  Scuola ed industria possono così rendersi vicendevolmente un grosso servizio.  È auspicabile che anche in Italia si attui qualcosa di simile, ovviamente adeguato alla nostra realtà.  D'altra parte, già qualcosa sembra si stia muovendo sia da parte della Società Chimica Italiana, che ha reso possibile questo scambio culturale, sia da parte di alcune industrie chimiche che incominciano a preoccuparsi dell'immagine della chimica presso l'opinione pubblica (si veda, ad esempio, il "Progetto Cultura" della Montedison).

 

Bibliografia

1.  The National Science Board, Commission on Precollege Education in Mathematics, Science and Technology: "Educating Americans for the 21st Century: A plan of action for improving mathematics, science and technology education for all American elementary and secondary students so that their achievement is the best in the world by 1995". A Report to the American People and the National Science Board, I vol., pp. 124 (1983).

2. V. rif. 1, Source Materials, I vol., pp. 251 (1983).

3. National Commission on Excellence in Education: "A Nation at Risk: The Imperative for Educational Reform", US Government Printing Office (1983).

4. Gardner M.H., "Are US Students Getting Enough Science and Math?" Today's Education, Sept./Oct. 1981, (pg. 54-57).

5. Science Education Data Book, NSF, Publication 80-3.

6. Gardner M.H., "The Future and the Place of Science Education", testo della conferenza tenuta alla Georgia's First Annual Conference for School Science Education Leaders, 30 aprile 1982.

7. AA.VV., "Rapporto sull'insegnamento della matematica e delle scienze negli USA" - COASSI, Officine Grafiche Tecnoprint, Bologna (in corso di stampa).

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1987, IX (3), 15-16.  Riprodotto con l'autorizzazione del Prof. Pirluigi Riani, direttore di CnS.