LABORATORIO FISICA/CHIMICA.  IL PUNTO DI VISTA DI UN CHIMICO

 

Ermanno Niccoli

 

Almeno tre ordini di problemi sono sottesi all'attività della commissione Brocca: le motivazioni politiche, burocratiche, economiche e organizzative; l'ipotesi culturale su cui il progetto si fonda; la funzionalità del progetto stesso.  Ognuno di questi punti può essere valutato in un'ottica strettamente disciplinare (chimica) o più propriamente professionale (didattica).  Non ritengo che abbia molto significato arroccarsi nel proprio ambito disciplinare, questo atteggiamento porterebbe a rivendicare semplicemente un maggiore spazio per l'insegnamento della chimica, sconfinando in rivendicazioni di sapore corporativo.

 

Le motivazioni di vario ordine che hanno dato vita al progetto non sono evidentemente di natura didattica; le esigenze didattiche non hanno mai avuto il potere di smuovere i politici o i burocrati del ministero.  Esiste viceversa l'esigenza dei politici di agire comunque, di riformare, di compiere operazioni politicamente paganti; questa esigenza finisce per coniugarsi con l'oggettiva necessità di ammodernare la struttura scolastica.  D'altro canto il contenitore scolastico, non più dilatabile, sembra destinato ad accogliere uno scibile in continua espansione e non esistono nella cultura collettiva della scuola criteri culturali o epistemologici capaci di suggerire delle scelte.  Infine non si può ignorare l'aspetto sindacale che una riforma comporta: gli organici del personale, la spesa pubblica, l'organizzazione del lavoro.  In un contesto così confuso agiscono infine delle spinte sotterranee, invisibili, spurie, quali quelle esercitate da alcuni editori scolastici.  Si può pensare in prima analisi che si operi a prescindere da qualunque ipotesi culturale cioè burocraticamente, ma la realtà è più complessa.  Ritengo che l'ipotesi culturale esista e che non venga esplicitata, quasi che essa sia scontata e universalmente accettata; in questo modo l'ipotesi culturale viene sottratta alla discussione e l'insegnante trattato da "minus habens".  Questo modo di procedere costituisce un meccanismo di conservazione, antitetico al concetto stesso di riforma; è estremamente insidioso se praticato da un sedicente Comitato Ristretto in posizione di preminenza rispetto ai gruppi di esperti; una procedura fondamentalmente scorretta a cui gli insegnanti, se fossero dotati di maggiore professionalità, dovrebbero sottrarsi.  Su questo terreno vengono liquidati i problemi quali l'armonizzazione del versante culturale umanistico con il versante culturale scientifico.

 

Personalmente sono convinto che nessuno dei due versanti debba prevalere e che il problema non possa essere passato sotto silenzio; sono altresì convinto che si possano concepire curricoli diversi, ma equivalenti sul piano formativo, e che non si possa eludere il problema delle scelte disciplinari con estemporanei accorpamenti di discipline differenti.  Stretti da tutti questi vincoli e da queste contraddizioni gli esperti per gli indirizzi scientifico/tecnologico, scientifico, tecnologici ed economico, hanno tentato la quadratura del cerchio, cercando di comprimere in uno spazio orario ridotto due discipline corpose e distinte quali la fisica e la chimica.  Il progetto è ben confezionato e rivela la mano di persone di sicura esperienza, ma denuncia, in tutta la sua stesura, lo sforzo di giustificare un'operazione che a mio avviso è ad alto rischio didattico.  Sappiamo infatti che le previsioni in campo didattico assomigliano in modo impressionante alle previsioni economiche oppure a quelle meteorologiche; l'unico riparo contro questa incertezza è una cautissima sperimentazione.

 

Vediamo alcuni punti del progetto particolarmente significativi.  Nella premessa si enuncia la necessità di avviare un insegnamento sperimentale ed integrato delle due discipline per evidenziarne gli aspetti comuni e le differenze di impostazione allo scopo di graduare la separazione disciplinare a partire dalla totale integrazione della scuola media.  La mia perplessità nasce dal fatto che l'insegnante, destinato a compiere questa operazione, è comunque condizionato dal suo ambito disciplinare, egli non è un insegnante "integrato".  Questa discrasia verrà tanto più in evidenza in quanto le due discipline hanno in comune il fatto di essere sperimentali; ma l'abito mentale, con cui si affronta l'esperienza di laboratorio su i due versanti, è molto diverso.  A tutto ciò si aggiunga che l'insegnamento su base strettamente sperimentale è notoriamente lento e molto difficoltoso per il docente.

 

I magri risultati ottenuti nella scuola media dovrebbero perlomeno farci assumere un atteggiamento di grande prudenza.  Passando alle finalità dell'insegnamento, non sono d'accordo che già in partenza si enunci che le finalità sono raggiungibili in modo limitato e parziale e che devono essere intese come linee di tendenza.  Le finalità devono essere enunciate in modo prudente e realistico, ma devono costituire dei punti fermi dettati dall'esperienza professionale di chi ha steso il progetto.  Per quanto concerne le finalità, esse sono state ben formulate.  Anche gli obiettivi sono stati ben formulati, tuttavia alcuni di essi mi sembrano un poco ambiziosi.  Ritengo, ad esempio, improbabile che uno studente del biennio possa "fare approssimazioni compatibili con l'accuratezza richiesta" e sappia inoltre "valutare criticamente i limiti di tali semplificazioni".  Nutro inoltre qualche dubbio che lo stesso studente giunga a "valutare le incertezze sperimentali ed elaborare i dati in modo corretto e significativo" non fosse altro per il fatto di dovere, in questo caso, introdurre concetti statistici che tipicamente sfuggono alla comprensione del quindicenne; l'uso dei mezzi elettronici rischia in questo caso di surrogare, attraverso automatismi di calcolo, la reale comprensione dei concetti.  Devo ammettere tuttavia che tutti abbiamo soggiaciuto alla tentazione di dare lustro ai nostri progetti introducendo qualche obiettivo particolarmente ambizioso.

 

Sui contenuti non mi sembra necessario fare alcuna osservazione, trattandosi di spezzoni diversi di contenuti fisici e chimici assemblati tra loro secondo una sequenza sufficientemente logica.  Sull'efficacia formativa di questa sequenza sarà possibile pronunciarsi solamente dopo adeguata sperimentazione.  Da qualche parte è stato detto che le indicazioni metodologiche sono troppo prolisse. Ritengo che questo progetto ponga seri problemi ai docenti che dovranno applicarlo e le indicazioni metodologiche portano una certa chiarezza; sono pertanto dell'avviso che questa parte del progetto vada conservata perché qualificante.  Ritengo anzi che la verifica dei docenti debba fare riferimento proprio alle indicazioni metodologiche, che in certe parti sono più significative di alcuni obiettivi i quali evidentemente soffrono di schematismo.  Una lacuna, che mi pare di dover sottolineare, è rappresentata dalla mancanza di una puntuale valutazione della ripartizione del tempo disponibile tra le varie operazioni.  Non vorrei che alla fine si scoprisse che necessita un numero di ore esattamente doppio di quello disponibile; qualche volta le "integrazioni" giocano di questi scherzi.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1991, 4 (speciale), 15-16.