ITINERARI NATURALISTICO-DIDATTICI

Altopiano della Vetricia nel gruppo della Pania (Alpi Apuane)

Laura Banchieri

 

Alcune formazioni calcaree che costituiscono buona parte del nucleo Apuano, per la notevole purezza litologica, per la fratturazione intensa e per la forte umidità del clima, hanno subito una profonda carsificazione.  Le manifestazioni epigee assumono considerevole sviluppo sul versante settentrionale della Pania della Croce.  Il gruppo delle Panie, che comprende Pania Secca (m. 1711), Pania della Croce (m. 1859) e Pizzo delle Saette (m. 1720), è un’unità tettonica posta tra l’autoctono e la Falda Toscana, ed è quasi interamente calcarea, predominando in essa i calcari-dolomitici, facilmente aggredibili dalle acque carbonatiche.  L’area intensamente carsificata nel gruppo delle Panie è indicata col nome di Altopiano della Vetricia, straordinariamente ricca di manifestazioni carsiche superficiali ed ipogee: si tratta soprattutto di campi solcati, con crepacci e voragini impostati su due principali sistemi di diaclasi che solo marginalmente e recentemente sono stati colonizzati dalla vegetazione.

 

Primo giorno

Per raggiungere l’Altopiano della Vetricia, situato nella zona tra Pania Secca e Pizzo delle Saette, si percorre la strada che da Lucca passa per Borgo a Mozzano, fino a Rocchetto (con un autopulman piccolo da 30 posti è possibile percorrere il tratto non asfaltato fino all’inizio del sentiero).  Al termine del tratto non asfaltato si attacca il sentiero né 7 fino ad un bivio; si prosegue sulla sinistra fino ad un pianoro con rocce e ruderi e si sale ancora lungamente per una faggeta fino a raggiungere l’ampia distesa prativa dell’Uomo Morto.  Il sentiero obliqua a sinistra poi a destra giungendo al rifugio Rossi in circa un’ora e mezza.  Il rifugio Rossi si trova a 1609 m ed è situato sul versante settentrionale dell’uomo Morto, fra la Pania Secca e la Pania della Croce, si compone di due vani più servizi ed è arredato per circa 25 posti letto.

 

Secondo giorno

Dal rifugio Rossi si seguono tracce di sentiero attraverso l’altopiano della Vetricia (da 1000 a 1500 m) dove è possibile osservare le caratteristiche forme carsiche sia epigee (macroforme e microforme) che ipogee.  Tra le macroforme sono ben evidenti: i campi carreggiati, con solchi molto profondi in direzione nord-sud e con fessurazioni meno vistose in direzione est-ovest; le doline che si trovano all'inizio dei solchi maggiori e presentano quasi tutte la caratteristica forma a ciotola con apertura circolare; i pazzi che sono molto numerosi in questa zona e sono profondi al massimo un centinaio di metri ad eccezione dell’Abisso di Revel che ha una campata iniziale di circa 300 m.  Tra le microforme possiamo notare le scannellature verticali a pettine; i solchi meandriformi scavati su tratti pianeggianti e lisci della roccia che tendono a disporsi dove sono più numerosi, in modo da formare una rete idrografica in miniatura; scannellature, che sono minute incisioni larghe 2-3 cm e lunghe da qualche cm fino anche a 30-40; solchi arrotondati che sembra abbiano origine sotto una copertura di suolo, da solchi incisi precedentemente in roccia scoperta.

 

L’insieme dei fenomeni carsici riscontrabile in Vetricia e il grado generale di evoluzione inducono a ritenere che l'inizio del processo carsico, che qui si è manifestato soprattutto nell'allargamento di discontinuità presenti nella roccia, sia sicuramente connesso al glacialismo quaternario.  L’azione dissolvente delle acque e l’azione fisica dovuta a sbalzi di temperatura hanno raggiunto un grado tale che si sta assistendo al decadimento della tipica morfologia carsica.  Infatti la disgregazione fisico/chimica dà luogo a frammenti che si accumulano nella parti depresse; tutto ciò è anche accompagnato dalla comparsa di ciuffi d’erba e di arbusti che determinano l’instaurarsi di fenomeni carsici diversi.

 

Rifugio Rossi, tel.: 0583/710386-418443.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1991, 4 (3), 25.