STORIA E FILOSOFIA DELLA SCIENZA: IL CASO DELLA CHIMICA

 

Giovanni Villani

Istituto per i Processi Chimico-Fisici del CNR, Pisa

villani@icqem.pi.cnr.it

 

La storia e la filosofia della scienza hanno ricoperto un ruolo diverso in differenti epoche storiche.  Per la prima si è passati da posizioni del tipo: non c’è nessun posto per la storia delle scienze, perché la scienza non ha storia a quelle: non esiste una definizione di una disciplina scientifica; la sua definizione è la sua storia, il suo reale formarsi ed enuclearsi intorno a teorie e concetti nati in un determinato momento storico.  Ovviamente anche la storia della scienza si è modificata nel corso del tempo.  Da mera curiosità e rievocazione d’epoche lontane, da inventario delle scoperte, di memorie, di biografie è passata ad una disciplina consapevole del proprio oggetto e degli strumenti metodologici per affrontarlo.  Per la filosofia della scienza, o epistemologia (termini considerati in questo contesto sinonimi), il discorso è diverso.  La scienza moderna è nata in contrapposizione alla scienza classica e alla filosofia.  Tuttavia, poiché la scienza ha sempre avuto un’ambizione d’interpretazione generale del mondo è sempre stata essa stessa, globalmente, filosofia della natura.

 

Un passo importante del cambiamento di prospettiva sia per la storia sia per la filosofia della scienza è costituito dal dialogo che la prima ha istituito con la seconda, portando alla nascita di un approccio storico-epistemologico.  Tale approccio è oggi largamente utilizzato, ma credo necessiti di precisazioni.  La scienza è un’attività sociale umana e come tale è inserita nel contesto di tutte le attività umane.  Questo significa che la scienza è influenzata da problemi economici, sociali, politici, ecc., quindi, sulle singole discipline scientifiche incidono senz’altro questi aspetti.  Esiste, tuttavia, una storia "interna" delle idee scientifiche, una storia epistemologica senza per questo pensare con essa di esaurire il problema storico di una branca scientifica particolare.  Consideriamo a titolo d’esempio il caso della chimica.  Proprio in questo campo gli apporti esterni a questa scienza sono ben presenti e studiati.  Per esempio sulla nascita della chimica, è ben nota l’influenza dell’attività mineraria, come sono ben note le influenze dei problemi igienico-sanitari.  E allora perché soffermarci sulla storia delle idee?  Almeno per due motivi.  Per prima cosa chi lavora in ambito scientifico ha competenze sporadiche su come i campi esterni alla chimica abbiano esercitato traino o freno nello strutturarsi di questa disciplina.  È, quindi, da affidare agli storici di professione, quelli con la esse maiuscola, lo sviscerare questi campi se avranno la sensibilità di capire che la storia è molto di più della storia politica, istituzionale, sociale, ecc.  Il campo invece dell’evoluzione delle idee scientifiche non credo possa essere lasciato a questi storici.  Esso è troppo intriso di problemi scientifici per essere lasciato a persone esterne alle singole discipline.  Per esempio, la chimica nasce intorno all’analisi del concetto di "elemento".  Come può uno storico, formatosi sull’analisi di ben altri concetti, capire l’importanza della rivoluzione di Lavoisier del concetto d’elemento?  Questa pagina della storia, che è anche una pagina d’epistemologia, non può che essere trattata dai chimici. 

 

Venendo al caso chimica, l’importanza della storia e della filosofia della scienza, mi appaiono esemplari.  Oggigiorno la chimica è soggetta a due tipi d’attacchi: uno culturale e generale ed un secondo interno alla problematica scientifica.  Nella pubblica opinione "chimico" è diventato sinonimo di "artificiale", "innaturale" e comunque ha sempre un’accezione negativa.  Da un punto di vista storico non è stato sempre così; non è possibile qui ragionare su come e perché si è creato questo punto di vista, anche se, è compito di tutte le organizzazioni e istituzioni chimiche capire storicamente questo fenomeno per potere, dove possibile, contrastarlo.  Il secondo attacco alla chimica è quello di non riconoscere una sua autonomia epistemologica e metodologica e, quindi, ridurla a fisica applicata.  Celebre è l’asserzione di Dirac che, parafrasata, riduce la chimica ad una applicazione della meccanica quantistica e quanto quest’idea sia presente in tanti chimici è una mia constatazione giornaliera.  Proprio per la chimica, quindi, l’approccio storico-epistemologico è fondamentale per contrastare queste due attacchi capaci, a mio avviso, se non contrastati di disgregare tale disciplina e renderla una "scienza di servizio", un "insieme di tecniche".  Ovviamente questi problemi essenziali non possono essere affrontati qui.  Voglio solo segnalare il mio recente libro La chiave del mondo. Dalla Filosofia alla scienza: l’onnipotenza delle molecole (CUEN, Napoli, 2001) come posto in cui sono stati, invece, ampiamente trattati.  Indipendentemente dalla riuscita di tale trattazione, se essa riuscisse a far nascere su questi argomenti una discussione in ambito chimico uno scopo sarebbe stato sicuramente raggiunto.