I CORSI DI AGGIORNAMENTO PER LA SCUOLA PRIMARIA

 

Vincenzo Terreni

terreni@anisn.it

 

Nel 1985 sono usciti i nuovi programmi per la scuola elementare che comprerdono, tra l’altro, una consistente parte dedicata all’insegnamento delle scienze sperimentali.  La lettura del programma può confortare un insegnante di scuola media superiore che ritrova, né più né meno tutto ciò che avrebbe interazione di fare in un corso, ad non e mai riuscito a completare in una vita.  C’è il presupposto implicito dell'onniscienza!  Non solo nel nostro campo, ma anche il quello della chimica e della fisica, senza trascurare la scienza della terra ed alcuni rudimenti di astronomia.  Si tratta, evidentemente, di un progetto ambizioso come lo fu quello dei nuovi programmi della scuola media: speriamo che la fine non sia la stessa!  Nel caso della scuola media dell'obbligo abbiamo assistito ad una ignobile farsa: da una parte i programmi innovativi e nessuno strumento innovativo per renderli applicatili, dall'altra una classe docente recalcitrante a novità spesso inapplicabili per mancanza, non solo di volontà, ma anche di competenze professionali.

 

È naufragato in questo modo il sogno di fare qualcosa di diverso nelle sei ore di 'Educazione scientifica' che settimanalmente vengono sacrificate sull'altare del calcolo letterale.  Le scienze naturali vengono insegnate come sempre, cioè poco e male, e la situazione non è destinata a cambiare finché non si cambiano le condizioni complessive della scuola dell'obbligo.

 

Nella scuola elementare un tentativo diverso è stato portato avanti: la formazione di gruppi di docenti di varia provenienza che – secondo uno schema preconfezionato – portano 40 ore di aggiornamento.  L'esperimento non è da sottovalutare, ma da controllare attentamente nello svolgimento, negli sviluppi e nei risultati, perché al di là delle polemiche iniziali potrebbe essere una via; quanto meno si tratta di un tentativo concreto a fronte di tante chiacchiere che per tanto tempo hanno annoiato i pomeriggi pedagogici di insonnoliti docenti costretti a digerire quanto di meglio era stato compreso dall'ispettore sull' uso delle moderne tecniche audiovisive o simili facezie.  La contestazione dell'esperienza è stata immediata e non solo da parte dei Cobas si sono espresse perplessità sui criteri di reclutamento, sui contenuti dei corsi, sulle loro modalità di svolgimento.  La situazione reale è tutt'altro che esente da critiche: in fondo il reclutamento è avvenuto su autosegnalazione e le referenze che ciascuno ha dovuto presentare non sono state controllate.  In presenza di un mercato imperfetto tutto ciò che viene offerto, viene acquistato.

 

Occorre però tener sempre presente che si tratta comunque del primo tentativo di generalizzazione dell'aggiornanento in servizio.  Questo non va scordato mai se si vuoi dare un giudizio obiettivo sull'intera vicenda.  Gli appunti e le critiche alle modalità di svolgimento dei corsi ed ai contenuti scelti non si fanno cercare, questi sono evidenti e difficilmente contestaabili.  Cominciamo dallo svolgimento: i corsi sono condotti da una equipe di quattro persone di diversa estrazione, condizioni culturali e competenza, uniti solo dal comune destino di aver fatto domada, di risiedere nello stesso posto o in posti limitrofi (questi è importante per gli spostamenti) si svolgono presso le Direzioni Didattiche in orario pomeridiano, dopo cioè che sia i corsisti che gli animatori hanno fatto quattro ore di lezione ed un numero imprecisato di ore di Macchina.

 

Si rivolgono all'intero Collegio senza distinzioni di competenze e di interessi.  Hanno una durata di 40 ore comprendenti sia un breve escursus di carattere epistemologico, sia le esercitazioni di laboratorio, le discussioni e le osservazioni finali.  Le discipline di cui si dovrebbero fornire gli elementi fondamentali (per quanto riguarda il modulo si scienze) sono: zoologia e botanica, fisica, chimica, scienza della terra, pedagogia delle scienze sperimentali.  Per portare a termine questi compito i ·formatori (denominazione agognata e negata) sonò stati a loro volta formati in quattro giorni di corso (questi volta residenziale ed intensivo) gestito direttamente dall'IRRSAE in collaborazione con 1'Università di Pisa.  Le proposte di lavoro da condurre con i docenti elementari sono apparse ragionevoli anche se talora viziate da un eccessivo ottimismo in merito all'autoaggiornamento da parte dei maestri.  Il ciclo di aggiornamento per le elementari prevede nel quinquennio il completamento dell'intervento per tutte le discipline.  In questo modo si prefigura la creazione di un nuovo tipo di docente elementare: maggiore specializzazione disciplinare per un insegnamento più ricco di contenuti, più rigorosamente impostato, meno nozionistico e più sperimentale.

 

Questo nelle lodevoli intenzioni, anche se non va dimenticato il pericolo di una “secondarizzazione” dell'insegnanento elementare in termini generali (l'eccessiva specializzazione disciplinare e la conseguente perdita di vista del bambino che risulta bersagliato da potenti stimoli di varia natura) nel caso dei corsi di aggiornamento questo si traduce in un interesse potenziale verso la disciplina proposta da parte di circa un quinto del Collegio.  Si provi ad immaginare une classe di una sessantacinquina di adulti che hanno gia fatte quattro ore di lezione e le faccende e si ritrovano costretti nelle seggiolino dei loro allievi tutti i santi giovedì a sentire le chiacchiere o vedere i “miracolini”, o addirittura ad essere chiamati a partecipare alla realizzazione di una esperienza o alla progettazione di unità didattiche di una disciplina che non insegneranno mai.  In generale i risultati sono superiori alle più rosee aspettative, dimostrando ancora una volta che la coscienza professionale del corpo docente italiano è di molto superiore alla considerazione che questo gode presso la pubblica opinione e la pubblica amministrazione.

 

Non solo non si sono verificati casi di linciaggio di formatori, ma questi sono stati accolti molto bene, ascoltato e presi in una considerazione tale addirittura da mettere in imbarazzo, come se si trattasse della proposizione di formule altamente collaudate e non di proposte ancora da verificare nella loro compiutezza.  Non è legittimo trarre delle conclusioni di un esperimento appena iniziato, ma un auspicio e giusto formularlo: speriamo che non venga erosa ulteriormente la fiducia che il corpo docente ancora nostra di nutrire verso la possibilità di un miglioramento della qualità del lavoro e della didattica: non ci sono più molti margini.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1988, 1 (1), 10-11.