EDUCAZIONE AMBIENTALE: RIFLESSIONI PER LA SCUOLA DELL’OBBLIGO

 

Fiorenzo Gori

 

Educazione Ambientale e scuola

Sono in molti a concordare sul fatto che la scuola dovrà svolgere un ruolo sempre più significativo nel campo dell’Educazione Ambientale.  Molte sono ormai le iniziative condotte in questa direzione, ma rimane ancora largamente da chiarire la sua collocazione all’interno del curricoli e la conseguente relazione con le discipline scolastiche.  Esperienze di Educazione Ambientale compaiono e scompaiono spesso in modo occasionale, sollecitate dai periodici concorsi che piovono sulla scuola, dalle occasionali quanto generiche circolari che ci ricordano che quel dato ministero si à accordato con l’altro per accelerare iniziative ambientali, dalle occasionali iniziative di enti e associazioni, dalla moda, dalle lodevoli impennate di impegno civile.  In questo modo si dimostra ancora una volta di non aver pienamente colto il valore formativo che potrebbe rivestire un’attività didattica che valorizzi le varie componenti presenti sul territorio: naturali, antropiche, culturali, storiche e sociali.

Vogliamo riportartare in modo sintetico alcuni equivoci di natura pedagogica e didattica in cui talvolta incorrono le iniziative scolastiche di Educazione Ambientale.

 

1) Non si fa distinzione sul significato di Educazione Ambientale ed Educazione Naturalistica.

L’Educazione Naturalistica rappresenta una parte dell’Educazione Ambientale che riveste un più ampio ventaglio di aspetti e di problematiche.  L’ambiente si presenta infatti “come un vasto campo di attività, in cui si verificano le condizioni per la vita degli organismi individuali e delle loro popolazioni, considerando anche gli aspetti e le modificazioni che questa vita apporta al contesto spaziale.  Il complesso di queste modificazioni riguarda non solo la dinamica del mondo naturale, ma anche le componenti sociali della vita umana”. [1]

Quindi l’Educazione Ambientale non puà riferirsi soltanto agli aspetti naturalistici, ma deve riguardare anche le interazioni che l’uomo ha ed ha avuto con il suo territorio (aspetti storici, sociali ed economici).

 

2) L’Educazione Ambientale non puà e non dovrebbe essere trattata e presentata come una disciplina.  Essa si avvale sicuramente di concetti, contenuti e procedure attualmente codificati in molte delle discipline  insegnate nella scuola di ogni ordine e grado, ma si sostanzia soprattutto per atteggiamenti, modi di pensare, di vedere, di utilizzare contenuti abbastanza diversi dall’attuale formalizzazione delle discipline.  Da qui la necessità di riflettere sui fondamenti, sui

principi basilari che possono caratterizzare un intervento di educazione ambientale tale da connettere conoscenza, esperienza e comportamenti.  A tale riguardo è necessario ricercare degli indicatori che orientino l’azione didattica nei confronti dell’ambiente per frenare l’attuale tendenza che porta ad inserire di tutto nei progetti di educazione ambientale, magari sollecitati soltanto da tensioni politiche, dalla moda o da un non ben definito attivismo didattico. [2]

 

3) Un’adeguata educazione ambientale non è possibile soltanto con l’aggiunta di nuovi contenuti al curricolo, ma soprattutto con un’impostazione non più nozionistica dell’insegnamento, che sia, cioà, effettivamente capace di stimolare nello studente un atteggiamento attivo e riflessivo nei confronti della realtà.  All’interno di questa dimensione educativa, anche le informazioni, che nell’insegnamento tradizionale finiscono spesso con il veicolare nozioni prive di significato per lo studente, se selezionate in modo opportuno, acquistano rilevanza cognitiva.

 

4) Devo infine rilevare una generalizzata tendenza ad inquadrare le problematiche ambientali nella pura dimensione “morale” del rispetto della natura, oppure nella presa di coscienza (ci sarebbe anche da verificare se questo obiettivo viene poi effettivamente raggiunto dai ragazzi) e nella relativa denuncia del problema inquinamento nelle sue diverse manifestazioni.  Concorrere all’educazione civica del preadolescente e operare in un dinamico e concreto rapporto con il reale sono senza dubbio elementi importanti del processo di apprendimento insegnamento, ma un significativo intervento di educazione ambientale non può esaurirsi all’interno dell’educazione civica.  In sintesi intendiamo proporre un’azione educativa che sappia realmente far tesoro delle potenzialità formative del territorio e che persegua le seguenti finalità:

 

a) Attivare una relazione tra ragazzo e territorio (aspetti psicologici, sociali, cognitivi).

b) Concorrere all’affermazione di una necessaria continuità educativa e formativa.

c) Ripensare ad alcuni aspetti del processo di apprendimento insegnamento (tempi e modi, individualizzazione, spazi operativi, revisione disciplinare).

 

Nel progettare questo intervento occorre tenere presenti almeno tre fattori:

a) La significatività di un qualsiasi progetto didattico dipende anche dalla sua aderenza alle competenze e agli interessi manifestati dal docente/i che lo deve condurre.

b) L’efficacia e l’efficienza dell’intervento educativo e formativo dipende soprattutto dalla sua aderenza alla realtà cognitiva, affettiva e sociale del discente.

c) La significatività del processo di apprendimento passa altresì da una revisione delle varie strutture disciplinari che andrebbero reinterpretate alla luce delle attuali conoscenze nel campo della psicologia dell’apprendimento.

 

Quindi è necessario, in fase di progettazione didattica, fare scelte che sappiano trovare una appropriata sintesi tra le esigenze di apprendimento del soggetto e le strutture dei programmi disciplinari e di area disciplinare.  Dobbiamo affermare un progetto didattico “aperto” e flessibile, ed una pratica programmatoria “leggera” che sappia superare le attuali noiose e spesso formali programmazioni.  Dobbiamo inseguire un progetto che si concretizza nel suo divenire ma che ha dei saldi punti di riferimento: l’oggetto di studio, le tracce di lavoro, un gruppo permanente di progettazione, riprogettazione e verifica, un gruppo mobile di docenti che partecipano all’azione educativa ed avere un quadro di riferimento non dominato da pratiche didattiche spontaneistiche, specialistiche, dogmatiche e confuse.  Il progetto a cui pensiamo non deve necessariamente fondarsi sui grandi problemi del degrado e delle catastrofi mondiali, ma nel rifarsi alla realtà vicina deve evidenziarne il valore, favorendo così l’interpretazione del ruolo e delle responsabilità umane.

“Non ci interessano molto le escursioni in cima alla collina per verificare lo strato di smog quando in questo modo si perdono gli alberi e gli uccelli e i fossili lungo la strada”. [3]

 

Il soggetto e il suo territorio

Il consolidamento dei legami tra soggetto e territorio, tra comunità e territorio è una pratica educativa non solo stimolante e rispettosa dei modi di agire-pensare dei bambini e degli adolescenti, ma rappresenta un’azione formativa indispensabile per la crescita culturale e sociale di una collettività.  Quindi una didattica che fa dell’ambiente non soltanto il suo oggetto di speculazione scientifica ma lo assume come strumento, territorio, opportunità di crescita globale del soggetto e delle sue relazioni interpersonali, si inserisce correttamente in un’ottica di rispetto e valorizzazione dei processi socio-affettivi del soggetto, da cui sono sempre e pesantemente condizionati gli apprendimenti.

 

Attraverso una didattica di educazione ambientale possiamo meglio aggredire la “confusione tra gli obiettivi dell’insegnante e gli obiettivi del ragazzo, che rivela tra l’altro non soltanto una cecità didattica, ma una posizione pregiudiziale del tutto incapace di rendersi conto della problematicità che inserisce costitutivamente al rapporto educativo in quanto tale, a meno di non muoversi entro un quadro ingenuamente idealistico.  Certo che l’insegnante deve avere ben chiari i propri obiettivi e deve poter controllarne operativamente il raggiungimento.  Ma questa ovvietà non toglie che anche l’agire del ragazzo è un agire finalizzato, che i suoi obiettivi non sono di per sé quelli degli insegnanti, e dunque che questi ultimi devono architettare una metodologia capace di collegare gli uni agli altri”. [4]

 

Pensiamo di operare all’interno di una valorizzazione degli obiettivi dei ragazzi quando si propongono attività che si rifanno e si esplicano nel territorio di vita quotidiana, che si collegano alle esperienze vissute o vivibili concretamente, quando offriamo loro attività che implicano una forte valenza interattiva con l’ambiente, con il docente, con i compagni e i cittadini.

 

“Nella scuola il soggetto va stimolato a percorrere itinerari di conoscenza, che lo portino a divenire sempre più consapevole delle interazioni tra percezione dell’ambiente e comprensione dello stesso.  Per sviluppare capacità di analisi e differenziazione dei fenomeni ambientali la scuola non può non partire, e ritornare ciclicamente, al piano delle esperienze vissute dal soggetto, esperienze che si collocano in un contesto ambientale vicino e nelle dimensioni dello spazio e del tempo”. (5)

 

Note

1. R. Semeraro, Educazione Ambientale – Ecologia – Istruzione, Franco Angeli, Milano, 1988, pag. 11

2. A tale riguardo si veda: AA.VV, Educazione ambientale: gli indicatori di qualità ISFOL Strumenti e ricerche, Franco Angeli, Milano, 1991.

3. D. Hawkins, Imparare a vedere Loescher Torino 1979 pag. 180.

4. R. Mazza, Oltre il cognitivismo, Riforma della scuola, 10, 1988.

5. R. Semeraro, Scuola, linguaggi culturali e sperimentazione dell’ambiente, Italia Nostra, 235, 1987.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1994, 7 (3), 22-23.