LA SFIDA DELLA DIDATTICA A DISTANZA

 

Giovanni Cancellieri

Dipartimento di Elettronica e Automatica, Università di Ancona

cangio@popcsi.unian.it

 

Di teledidattica, o didattica a distanza, si parla da oltre venti anni.  Solo recentemente, tuttavia, sono stati messi a punto sistemi di memorizzazione, riproduzione e trasmissione in grado di supportare questa attività efficacemente e a costi contenuti.  La didattica a distanza trae spunto dalle scuole per corrispondenza, e, come queste, consente di separare spazialmente e temporalmente il docente dai discenti.

Oggi possiamo distinguere due tipi di teledidattica: quella in tempo reale, e quella in tempo differito.  La prima è assicurata da sistemi di videocomunicazione con sussidi multimediali, e consente ai discenti di porre domande al docente, il quale può rispondere direttamente durante le sessioni di comunicazione.  La seconda si avvale invece di supporti dove sono memorizzati programmi interattivi per l’autoapprendimento.  Questi supporti possono essere semplici CD, oppure si tratta di opportuni siti Internet dove i programmi sono fruibili direttamente da parte dei visitatori.  In entrambi i casi è necessario l’impiego di un PC.  Meno efficace, a causa della mancanza della proprietà di interattività, risulta la situazione in cui, come supporto, viene utilizzato un nastro video, riprodotto mediante un videoregistratore ed un apparecchio televisivo.

Con la diffusione dei PC nelle famiglie italiane, e nei luoghi di lavoro, nonché con l’alfabetizzazione informatica di cui può godere ormai la nostra società, sembra ampiamente raggiunta la possibilità di una formazione a distanza in grado di spaziare da argomenti tecnici, fino a quelli culturali ed artistici.  Anche l’offerta di contenuti appare oggi adeguata ed approfondita.  I costi che un telediscente deve sostenere sono calmierati dal mercato, almeno nel caso delle iniziative più note, che sono anche in grado di rilasciare una certificazione.  Il costo di un corso è dunque commisurato con l’entità delle conoscenze che il corso può trasferire, della difficoltà a reperire competenze nel particolare settore trattato, e anche del prestigio dell’istituzione che eroga il corso stesso.

Un’iniziativa di cui si sente probabilmente la necessità, al momento attuale, è quella di censire tutti i corsi in teledidattica che sono disponibili su Internet, fornendo anche giudizi di merito sulla loro validità.  In questo modo, molti potenziali discenti potrebbero venire a conoscenza di opportunità di loro interesse, per riqualificare e aggiornare la propria preparazione scolastica o professionale, e perfino per approfondire o affrontare per la prima volta questioni culturali di grande attualità.  Probabilmente anche le aziende avrebbero l’opportunità per far aumentare la competenza e migliorare l’operatività dei loro dipendenti.  In una società industriale in cui il ruolo delle risorse umane è stato finalmente rivalutato, una opportunità di questo tipo potrebbe costituire un vantaggio competitivo non indifferente.

Purtroppo, a conoscenza di chi scrive, questa iniziativa non è ancora stata intrapresa.  Probabilmente conviene mettere a punto ogni volta un nuovo corso, per soddisfare domande formative limitate nel tempo e nello spazio.  Lo stesso meccanismo di erogazione di fondi per la formazione è basato ancora su criteri estremamente tradizionali, e le procedure di verifica pretendono che il docente firmi registri di compresenza con i propri allievi.  Tuttavia la sfida che la teledidattica oggi può rappresentare sta proprio nel superamento di queste concezioni, e chi, per primo, ne intuirà l’enorme portata, giustamente ne trarrà considerevoli guadagni economici e sociali.  E’ di alcuni mesi fa la notizia che quattro prestigiose università (le statunitensi Princeton, Yale, e Harward, e l’inglese Oxford) si sono consorziate per fornire ai propri laureati corsi di aggiornamento impartiti a distanza.  Lungo questa strada, il momento formativo sarà veramente prolungato per tutta la vita di un individuo, come da più parti viene sostenuto considerando questo fatto una peculiarità irrinunciabile della Società dell’Informazione; ma soltanto le nazioni in grado di comprendere la rilevanza di questa svolta potranno continuare a competere tra loro in campo tecnologico e culturale.

In questo senso, con l’inevitabile globalizzazione di un’offerta così strategica, anche se può sembrare un’osservazione banale, occorre sottolineare l’importanza che in una nazione non anglofona riveste la conoscenza della lingua inglese.  In primo luogo, chi ha familiarità con l’inglese potrà attingere ad un patrimonio di corsi, soprattutto di argomento tecnico, molto più ampio; in secondo luogo, docenti di valore, conoscendo bene l’inglese, potranno mettere la loro competenza e la loro esperienza a disposizione di un pubblico di potenziali discenti enormemente più vasto.  E, per un buon docente, questa dovrebbe essere la soddisfazione più grande.