AREA DI PROGETTO: TRA UTOPIA E PRATICABILITÀ

Storia, caratteristiche e modalità di realizzazione

 

Fabio Olmi

 

L’area di progetto costituisce un importante elemento caratterizzante dei nuovi programmi Brocca e rappresenta uno strumento che intende sbloccare la struttura rigida e la gestione routinaria della scuola aprendo nuove prospettive di impegno culturale, metodologico e didattico per allievi e docenti.  L’ideazione, la messa a punto delle caratteristiche e la precisazione delle modalità di realizzazione di questa area da parte del gruppo di lavoro coordinato dal prof. Pescarini (di cui il sottoscritto ha fatto parte) si sono venute sviluppando e precisando nell’arco di alcuni mesi: ripercorrere brevemente le tappe della riflessione e della discussione può contribuire a far cogliere appieno il significato che quest’area ha assunto nell’ambito del progetto Brocca.  Durante i lavori per la definizione della struttura dei vari indirizzi (Gruppi di ambito) e della successiva revisione (autunno ‘91), fu avanzata dal sottoscritto e da altri colleghi la proposta, subito accolta dai gruppi di lavoro, che al 5° anno degli indirizzi Scientifico e Scientifico-Tecnologico ai quali lavoravamo, le discipline scientifiche venissero rivolte allo studio di problematiche interdisciplinari per una congrua parte del loro tempo scuola.  

 

Si prefigurava una cosiddetta area interdisciplinare scientifica nel Liceo Scientifico e un’area di progetto nello Scientifico-Tecnologico, in accordo a quanto veniva già da tempo realizzato in alcune sperimentazioni sia in Istituti Tecnici che in Licei Scientifici.  Nella prima stesura della struttura degli indirizzi in cui furono stabilite le discipline e fissati i relativi orari settimanali, furono indicate con asterisco le discipline che al 5° anno avrebbero dato vita a queste aree di ricerca (Chimica, Fisica, Biologia, Scienze della Terra).  L’idea fu fatta propria anche dagli indirizzi Classico, Linguistico e Socio-psicopedagogico, ma senza che in questi indirizzi venisse affrontata la discussione sul significato e sulla praticabilità effettiva della proposta dato il numero di ore esiguo delle discipline scientifiche, l’assenza di alcune di esse al 5° anno e la mancanza,, all'interno di questo gruppo, di competenze scientifiche che affrontassero il problema (successivamente il gruppo fu integrato in modo opportuno).  In questa fase, negli indirizzi classici suddetti si è creata una situazione di notevole confusione sull’area interdisciplinare e c’è stato anche un tentativo, peraltro rapidamente rientrato, di inventare una superdisciplina (?) cui affidare in toto lo sviluppo di quest’arca di ricerca.  

 

Nel Novembre ‘91 il problema venne portato alla discussione della Commissione Brocca, presentato dalla prof.ssa Cesarina Checcacci, coordinatrice della Commissione stessa.  L’idea dell’area di ricerca terminale venne discussa a lungo in questa sede e ne emerse la volontà unanime di estenderla, se possibile, a tutti gli indirizzi facendone un punto di forza dei progetto.  La Commissione delegò ad un gruppo di lavoro lo studio di fattibilità e la eventuale messa a punto motivazionale, metodologica e procedurale-realizzativa di quella che venne chiamata area di progetto.  Sulla base di tre documenti (Pescarini, Sabatini, Olmi) il gruppo di lavoro attivato ha discusso e messo a punto quanto compare nel § 1.4 (pagg. 44-51) dei documento sui nuovi programmi che fu letto e approvato dalla Commissione Brocca il 18/2/92.

 

Analisi dell'area di progetto: progetto perché?

L’area di progetto si propone di venire incontro alla esigenza di fondo, sempre più pressante per la scuola, di fornire agli allievi capacità di orientamento e di intervento su problemi complessi di tipo interdisciplinare.  Si legge infatti (§ 1.4.2. pag.46): “... la sua finalità primaria è quella di offrire agli alunni un aiuto più concreto, per riconoscere valori, metodi, procedure, linguaggi, confini disciplinari  In particola re, tale area si propone di:

 

a) aprire uno spazio temporale al termine del quinquennio che permetta di introdurre (istituzionalmente, non in forma opzionale) elementi di flessibilità nella formazione altrimenti fondata soltanto sulla sistematizzazione disciplinare;

b) verificare operativamente come i molteplici apporti formativi possano concorrere insieme ad affrontare problemi complessi di carattere interdisciplinare;

c) consentire la trattazione di problemi rilevanti e complessi propri anche del mondo esterno alla scuola.

 

L’area di progetto si presenta dunque come innovazione essenziale del progetto di riforma, e non deve essere confusa con tentativi di esperienze simili realizzate in altri livelli scolari (v. scuola secondaria di primo grado) o con altre esperienze condotte in contesti educativi diversi dal nostro che hanno caratterizzazione e finalità differenti (v. esperienze francesi).  Quest’area rappresenta un elemento di caratterizzazione e diversità dei nostro sistema educativo rinnovato rispetto al contesto europeo.  Ciò non deve essere guardato come aspetto negativo, ma costituisce anzi un importante elemento di ricchezza che qualifica il progetto e lo rende più rispondente alle attuali necessità di formazione dei giovani.

 

Progetto di cosa?

Un qualsiasi progetto di ricerca ha senso se riferito ad una situazione problematica che, dopo essere stata adeguatamente chiarita, si intende affrontare ricercandone una soluzione: il progetto allora consiste nella messa a punto di una serie di interventi di varia natura, da realizzare in un tempo determinato, volti a dar risposta alle ipotesi formulate in ordine ai tentativo di risoluzione dei problema.  Il testo chiarisce ancora (§. 1.4.2. pag. 46): "... si tratta in definitiva di dar vita ad una ricerca-azione che muova dal l'interno delle situazioni per individuare i problemi, le procedure, i modelli, i linguaggi, le tecnologie che portano alla soluzione dei problemi.”  E ancora: “i problemi possono essere di natura e ordine del tutto diversi: conoscitivo, applicativo, tecnologico, informatico, economico, di ricerca operativa, ...”  Per problema non va inteso, necessariamente, qualcosa che ad oggi non ha trovato soluzione: si può prendere in considerazione in modo problematico per l’allievo qualsiasi questione che già ha avuto una soluzione; basta che si tratti comunque di problemi che abbiano rilevanza, sufficiente ampiezza, carattere interdisciplinare e dimensionati in modo da poter essere affrontati con buona possibilità di successo da parte degli allievi.  Saranno comunque i Consigli di Classe a decidere, possibilmente già a partire dal 4° anno, lo specifico problema da affrontare nell’area di progetto e la programmazione annuale relativa al 5° anno.

 

Progetto come?

Come chiarisce anche il documento, si può immaginare che l’attività relativa a quest'area inizi con una riunione del Consiglio di Classe specificamente dedicata alla definizione di un progetto preliminare sulla base di idee precedentemente espresse dai singoli docenti interessati.  “Detto progetto preliminare deve passare successivamente ad una analisi di fattibilità che metta in luce la natura e l’ampiezza delle varie risorse necessarie alla realizzazione”.  Tra le risorse dovranno essere definite le competenze necessarie ad affrontare i molteplici aspetti del problema, precisando compiti e affidando questi alle competenze presenti nella scuola (non dando mai per chiuso questo aspetto che, per natura stessa del lavoro, è suscettibile di continui aggiustamenti); definendo, in secondo luogo, le competenze esterne alla scuola che ragionevolmente si possono coinvolgere.  Si dovranno definire poi le attività di documentazione generale, di ricerca bibliografica, discussione critica dell’informazione reperita, modalità, risorse e tempi a disposizione per eventuali attività sperimentali connesse allo studio del problema.  

 

Si dovrà infine definire il prodotto dell’attività di ricerca e le modalità intermedie e finali di comunicazione dello stato di avanzamento del lavoro e del risultato finale.  Si dovranno chiarire, inoltre, i criteri sui quali impostare la verifica del lavoro, sia per quanto riguarda l’attività degli allievi, che dei docenti.  Il progetto di fattibilità si conclude con l’attribuzione di specifici compiti per i docenti coinvolti che in un tempo assegnato dovranno rispondere al Consiglio di Classe sulle informazioni raccolte, per giungere ad uno schema di progetto sulla base del quale iniziare l’attività con gli allievi.  Queste prime fasi organizzativo-preparatorie possono essere sviluppate al 4° anno.  La realizzazione dell'attività di ricerca-azione (5° anno) si concretizza in momenti di (§ 1.4.5.3):

 

a) lavoro di gruppo per i soli docenti in fase di progettazione, discussione e formulazione del progetto preliminare, di controllo dell'andamento in itinere, valutazione dei risultati finali;

b) lavoro seminariale con tutti gli allievi, in cui due o più competenze (docenti e/o collaboratori esterni) espongono punti di vista rispettivi su un determinato argomento, effettuano visite presso istituti, laboratori,ecc., forniscono pareri sulla messa a punto di progetti di esperienze, ecc.;

c) lavoro di gruppi di allievi teorico o sperimentale da svolgersi su compiti assegnati con la presenza di uno solo dei docenti interessati o da affrontare in tempi extrascolastici;

d) lavoro disciplinare, in cui ciascun docente, nell’ambito dell’orario di lezione, sviluppa il suo specifico apporto per la risoluzione dei problema;

e) partecipazione a conferenze-dibattito, visite guidate, effettuazione di ricerche bibliografiche all’esterno della scuola sotto la guida di singoli docenti;

f) altro.

 

Ogni attività avviata necessita di controlli in itinere per verificare la congruenza agli obiettivi programmati e deve condurre ad un riesame critico del progetto preliminare con formulazione di un progetto aggiornato (momento collegiale).  Fa parte dell’attività da svolgere in itinere la comunicazione dell'avanzamento dei lavori nei singoli settori e la partecipazione dei docenti coinvolti (copresenza da realizzarsi in orario curricolare od extracurricolare).

 

Quale prodotto?

Il capitolo sull’area di progetto non si pronuncia sul tipo di prodotto che da questo dovrebbe emergere.  Si può tuttavia pensare che la ricerca-azione si concluda con i risultati di un lavoro singolo e di un lavoro di gruppo(i).  Il lavoro di ciascun studente non costituirà l’intero lavoro fatto, ma lo sviluppo di un compito specifico che acquista significato nell’ambito dell'intero lavoro comune alla classe entro cui si colloca; l’allievo, pertanto, dovrà progressivamente affinare, approfondire e precisare il proprio lavoro nell’ambito del problema generale esaminato.  L’effettuazione di un lavoro di ricerca nell’area di progetto non può avere un valore di per sé oggettivo, paragonabile a quello di una ricerca condotta nelle sedi appropriate: assume significato solo nella misura in cui è riuscito a far acquisire le metodologie di indagine proprie della ricerca effettiva e, se tale progetto – di tipo teorico-sperimentale, è valido in quanto i risultati conseguiti si possono porre in rapporto con quelli emersi in analoghi lavori condotti dalla ricerca vera e propria, pura o applicata che sia.

 

In conclusione, il prodotto di questa ricerca in ambito scolastico potrà essere un rapporto redatto da ciascun allievo dal quale devono emergere chiaramente la messa a punto del progetto, la metodologia di indagine seguita, la conduzione della ricerca, l’apporto del proprio lavoro e l’ambito specifico in cui questo si colloca rispetto a quello generale e i risultati globali conseguiti.  La stesura di questo rapporto di ricerca fornirà ai docenti coinvolti nel progetto l’elemento fondamentale per esprimere la valutazione del lavoro svolto, in riferimento agli obiettivi prestabiliti.  Il documento pubblicato nella parte conclusiva sottolinea che “... il lavoro dell’area di progetto entra a far parte della valutazione conclusiva ed è da tenersi presente anche ai fini del giudizio di ammissione all’esame e, quindi, anche della valutazione in sede di esame di maturità”.  Al termine di questo rapido esame dell’area di progetto, non si può fare a meno di domandarsi come essa potrà essere accolta dai docenti.

 

Prima di tentare una risposta, è necessario tenere presente che il progetto Brocca contiene essenzialmente tre elementi innovativi: il primo è quello relativo alla riscrittura dei curricoli e vedrà i docenti impegnati in una revisione dei contenuti tradizionalmente trasmessi dalla disciplina; il secondo, più incisivo, estraneo a gran parte dell’attuale scuola secondaria superiore, riguarda i metodi di insegnamento: da metodologie pedagogico-didattiche tutte implicite, si dovrà passare ad una trasparenza dei modo di fare scuola connessa all'introduzione della programmazione dei lavoro didattico per obiettivi; il terzo elemento innovativo e, se vogliamo, in grado di destabilizzare profondamente la tendenza alla ripetitività del fare scuola, è rappresentato appunto dal lavoro di ricerca-azione suggerita dall’area di progetto.  Essa può coinvolgere tutte le discipline presenti negli ultimi due anni e la sua realizzazione comporta un deciso salto di qualità nelle modalità di insegnamento/ apprendimento, tendendo a fare dei docente un ricercatore.

 

Si può richiedere questo a tutti i docenti?  In linea di principio sì, e il progetto rispetta questo punto essenziale; se teniamo presente poi che una prima attuazione dell’area di progetto arriverà 4 - 5 anni dopo il concreto avvio della riforma, questo appare concretamente realizzabile.  In ultima analisi la praticabilità delle ipotesi sottese alla realizzazione dell’arca di progetto dipenderà dalle condizioni di realizzazione della riforma : se ancora una volta si caricherà unicamente sulle spalle dei docenti l’intero fardello del l’innovazione, ignorando la posta in gioco che riguarda la formazione delle nuove generazioni, si andrà incontro ad un sicuro fallimento.  Se invece si avvierà la riforma con atti concreti e tempestivi (rispetto dei rinnovi contrattuali, ridefinizione del ruolo dei docenti, finalità chiare assegnate ai diversi indirizzi, sburocratizzazione dei rapporti con il Ministero, riconduzione delle schegge impazzite delle riforme settoriali alle linee dei progetto Brocca, aggiornamento serio e tempestivo dei docenti, ecc. ecc.) allora è ragionevole sperare che si possa realizzare l’effettivo rinnovamento che costituisce l’anima della riforma.  Non rimane che sperare che si trovino ancora tra qualche anno (!?) docenti disposti a lavorare in una scuola sì più viva, interessante e formativa dell'attuale, ma anche assai più impegnativa sul piano delle energie intellettuali e dei tempo necessario alla sua attuazione.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1992, 5 (Speciale), 14-16.