SEMINARIO DIDATTICO DELLA FACOLTÀ DI SCIENZE DELL’UNIVERSITÀ DI PISA.

10 anni di attività

 

Paolo Meletti

 

Nel prossimo dicembre il Seminario didattico della Facoltà di Scienze mfn compie 10 anni: è infatti nella seduta dell’1l dicembre 1979 che la Facoltà decise la istituzione di un Seminario didattico, che rappresentasse un punto di riferimento per le iniziative a favore della didattica extrauniversitaria, le quali da molto tempo vedevano impegnati docenti della Facoltà nell’interazione con insegnanti e scuole di ogni ordine.  Come previsto dallo statuto, furono costituite le sezioni, subito – matematica, chimica, fisica, scienze naturali –, mentre la più giovane informatica, per qualche anno rappresentata da un osservatore nel direttivo del Seminario (formato dal presidente e da un rappresentante per sezione), arrivò alla formalizzazione della sezione nell’anno accademico 1983-84.

 

Iniziative didattiche

Fin dalla primavera 1980, all’inizio della attività, il Seminario decise di dare la precedenza allo studio di una possibilità di intervento nel settore della didattica delle scienze al momento più caldo.  Erano stati appena varati i nuovi programmi della scuola media inferiore che davano molto spazio all’argomento di grande attualità, l’ecologia, con la necessità conseguente di preparare gli insegnanti ad avere una visione integrata della realtà naturale.  Nacque così l’idea di organizzare, per l’anno 1980-81, una esperienza didattica interdisciplinare con il coinvolgimento di 30 insegnanti di discipline scientifiche della scuola media inferiore appunto (26 della provincia di Pisa, più 4 osservatori, 1 per ognuna delle province di Grosseto, Livorno, Lucca, Massa), da portare in campagna ed in laboratorio, dopo qualche lezione introduttiva, a studiare le condizioni chimiche, fisiche e biologiche di una pozza d’acqua, nel contesto più ampio di un ambiente da caratterizzare per gli aspetti geopedologici, floristici e vegetazionali.  Nel 1981-82 l’impegno del Seminario si sviluppò in 2 direzioni:

 

a) approfondimento delle esperienze dell’anno precedente con gli stessi insegnanti divisi in gruppi per procedere, a livello disciplinare, con il lavoro di traduzione didattica e fare un primo tentativo di verifica e valutazione;

b) aggiornamento di altri insegnanti di scuola media inferiore sul significato del lavoro sperimentale, organizzazione e preparazione dell’attività in laboratorio, elaborazione di dati sperimentali, ecc.

 

Nel 1982 una nuova iniziativa fu presa allo scopo di impegnare alcuni insegnanti di scuola media inferiore con una esperienza interdisciplinare su un tema di interesse molto generale quale è la fotosintesi, che si presta molto bene per le implicazioni di carattere biologico, fisico e chimico e per 1a possibilità che offre di preparare esperimenti dimostrativi d laboratorio.  Nel 1983-84, in seguito al varo da parte della Facoltà della proposta per la istituzione di una ‘Scuola a fini speciali di matematica e scienze della natura per maestri elementari’, il Seminario decise di rivolgere la propria attenzione alla scuola elementare, in vista anche della adozione di nuovi programmi.  L’idea di sviluppare una attività di tipo sperimentale fu rapidamente ridimensionata per il numero delle iscrizioni –oltre 300– che obbligarono ad organizzare un ciclo di lezioni (24 incontri pomeridiani di 2 ore circa da metà novembre a fine maggio) su aspetti fondamentali o metodologici della matematica e dell’informatica e delle scienze della natura (biologia, chimica, fisica e scienze della terra).  Particolarmente attenta ed assidua fu la partecipazione dei maestri alle lezioni.  Nell’anno successivo (1984-85) un centinaio degli stessi insegnanti, selezionati sulla base del numero delle presenze durante l’anno precedente, divisi in 3 gruppi secondo le preferenze espresse dagli stessi, sono stati ammessi a frequentare 3 corsi paralleli di matematica e informatica (1), chimica, paleontologia e zoologia (2), biologia vegetale e fisica (3), programmati in modo da approfondire alcuni tesi trattati in precedenza o sviluppare una nuova esperienza, a livello disciplinare o interdisciplinare.  Negli anni 1985-86 e 1986-81 il Seminario si è concesso una pausa di riflessione allo scopo di rivedere criticamente la attività svolta, mentre veniva programmato e svolto un ciclo di conferenze, ad uso interno, sui rapporti tra l’informatica e le altre scienze.  Nel 1987-88 è stato messo a punto il progetto per la istituzione di un Corso di perfezionamento in didattica della matematica e delle scienze sperimentali.

 

Revisione critica dell'attività didattica svolta

L’esperienza accumulata dal Seminario, che si aggiunge al lavoro fatto nel tempo a vario titolo dai docenti della Facoltà, ha messo ancora una volta in evidenza i problemi della didattica delle scienze, così cose si presentano ai docenti universitari che si trovano ad interagire con gli insegnanti e le scuole di ogni livello.  La relativa novità delle iniziative prese dal Seminario è rappresentata dal quasi costante impegno sul fronte delle attività interdisciplinari, le quali però, programmate con entusiasmo ed una certa disinvoltura, finiscono di solito con il rivelarsi irte di difficoltà.  Il più grosso ostacolo è costituito dalla mancanza di abitudine a fare una didattica delle scienze ‘integrate’, specialmente quando queste sono relativamente lontane ma ciò derivano la disomogeneità dell’impostazione della esperienza didattica in termini metodologici e la difficoltà di individuare una linea continua di sviluppo della esperienza interdisciplinare che diventi elemento unificante in un contesto, il quale è comunque eterogeneo per la diversità dei linguaggi.  E non è risolutivo il solo fatto di riunire intorno a un tavolo le diverse competenze, a meno che non si programmi l’attività interdisciplinare con estrema attenzione e puntigliosità, alla luce delle esperienze che si vanno via via maturando.  È possibile in altre parole ad un livello soddisfacente di integrazione delle discipline per aggiustamenti successivi, alla condizione ovvia che si resista ogni volta alla tentazione di riportare il discorso nell’ambito delle singole discipline.  Non è superfluo ricordare la necessità di valutare con atteggiamento molto critico il lavoro che si va facendo: per questo è risultato molte utile far seguire alle singole iniziative un testo scritto, ciò che comporta evidentemente una ulteriore attenta riflessione sull’attività svolta.  Indipendentemente dal tipo di esperienza didattica, il Seminario, nel programmare il suo lavoro in questi anni, ha dovuto tener conto di:

 

1. I programmi ministeriali: la conoscenza dei programmi della scuola dell’obbligo (da parte dei docenti universitari), che in anni recenti sono stati modificati, appare essenziale nel contesto dell’interazione con gli insegnanti che hanno bisogno di sapere come utilizzare al meglio, in senso didattico, le più recenti acquisizioni scientifiche nel contesto dei nuovi programmi.

 

2. La preparazione degli insegnanti: le carenze nella preparazione di base degli insegnanti vanno in genere aumentando come si scende nel livello scolare, dalle superiori alle elementari.  Questo fatto rende molto problematico un lavoro di aggiornamento, visto che si dovrebbe scegliere fra a) la formazione culturale dell’insegnante, b) la informazione sui recenti progressi della scienza e c) l’esperienza di laboratorio da riportare successivamente in classe.  In genere si tende a fare un po’ di tutto, ciò che può essere ragionevole se i) il settore (disciplinare) di intervento è limitato e allora è di grande aiuto la scelta di un tema, ii) la trattazione è semplificata, iii) l’aspetto didattico è particolarmente curato.

 

3. La capacità degli insegnanti di organizzare esperimenti di laboratorio, per quanto semplificati.  Questo appare essere molto difficile per insegnanti che non abbiano fatto esperienze precedenti, possibilmente ripetute, sotto la guida di esperti, dovendo gli insegnanti spesso imparare tutto, dalla organizzazione del piano di intervento sulla classe alla predisposizione delle singole prove.  Ancora più complicato è per gli insegnanti riuscire a valutare il significato didattico delle esperienze che fanno, per cui è sempre molto problematico ottenere le informazioni di ritorno sull’esito finale dei corsi di aggiornamento e simili.

 

Un’ultima considerazione sull’attività didattica del Seminario.  A proposito di aggiornamento, continue sono state le sollecitazioni perché il Seminario si assumesse il carico di una attività di servizio, anche a carattere ripetitivo, per l’aggiornamento degli insegnanti di ogni ordine.  Il Seminario come tale (a prescindere cioè dalle singole sezioni che henne la prerogativa di muoversi autonomamente) ha esaminato più volte questo problema per arrivare sempre alla conclusione che l’interazione con gli insegnanti deve rappresentare un passaggio necessario, comunque indispensabile, nel corso della sperimentazione per la sessa a punto di modelli didattici, nel contesto di una vera e propria attività di ricerca.

 

Attività editoriale

Le esperienze didattiche condotte dal Seminario sono state spesso oggetto di pubblicazione con l’intento di creare un ulteriore e più efficiente mezzo di comunicazione con gli insegnanti, anche con quelli che non hanno mai partecipato alle attività del Seminario.  Purtroppo i 6 fascicoli finora prodotti hanno circolato pochissimo, perchè l’esistenza e le iniziative del Seminario continuano ad essere sconosciute alla massa degli insegnanti.  Sono stati pubblicati:

 

Bosman L., Lazzieri F., Legitimo J., Introduzione al concetto di densità attraverso un lavoro sperimentale, Pisa, 1984.

Bargellini A., Lardicci L., Raspi G., Sviluppo curricolare di alcune unità didattiche a carattere specifico e a carattere interdisciplinare, Pisa, 1984.

Trevisan L., Uno sguardo alla mobilità della crosta terrestre, Pisa, 1984.

Anguillesi M.C., Bosman L., Grilli I., Lazzieri F., Legitimo J., Monti G., Rossi R., La fotosintesi (come spunto per un lavoro interdisciplinare), Pisa, 1984.

Bargellini A., Lardicci L., Menesini E., Raspi G., Riani P. Insegnamento delle scienze sperimentali a livello di scuola elementare: alcuni spunti nel settore delle scienze chimiche e delle scienze della terra. Pisa, 1985.

Anguillesi M.C., Bosman L., Fabri E., Grilli I., Lazzieri F., Legitimo J., Martinelli L., Meletti P., Monti G., La macchina albero (aspetti fisici nello studio di argomenti di biologia vegetale), Pisa, 1985.

 

Corso di perfezionamento

Nella primavera del 1988 il Seminario, dopo una attenta riflessione sulla attività svolta e sulle prospettive, considerata anche la limitata ricaduta delle proprie iniziative sulla scuola, decise di proporre alla Facoltà la istituzione di un ‘Corso di Perfezionamento in didattica della Matematica e delle Scienze Sperimentali’ per laureati in Scienze mfn.  Lo scopo era quello di creare un ponte fra i corsi universitari, che generalmente non preparano i giovani all’insegnamento, e la didattica delle scienze nella scuola media dell’obbligo.  La scelta del livello scolare si giustifica sulla base della necessità di disporre di insegnanti meglio preparati sia in campo naturalistico, come competenza disciplinare e come capacità didattica, sia nel settore della matematica.  Il Corso, aperto per questo anno al numero massimo di 24 partecipanti, prevede 5 insegnamenti disciplinari –biologia, chimica, fisica, matematica, scienze della terra– e 2 insegnamenti di Metodologia didattica, uno per la matematica e uno per le scienze sperimentali.  Tutti i corsisti devono frequentare i 2 insegnamenti di metodologia didattica, mentre seguono 3 dei 5 insegnamenti disciplinari a seconda del titolo di studio: ad esempio, i laureati in scienze biologiche devono frequentare fisica, matematica e scienze della terra.  Sono annessi al Corso di perfezionamento i laureati in Scienze mfn senza limiti di età!  In altri termini possono accedervi giovani laureati in attesa di sistemazione, come pure laureati da alcuni anni, già impegnati nell'insegnamento anche a pieno tempo.  È proprio in vista di questo che il Corso, il quale prevede l’obbligo di frequenza alle lezioni teoriche e alle attività sperimentali, è stato organizzato, in modo cioè di offrire agli insegnanti in servizio la possibilità di una frequenza sufficientemente regolare.

 

Quest’anno le lezioni, iniziate il 17 gennaio, tenute nei giorni martedì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 18,30, termineranno il 4 maggio.  Alla fine del Corso agli iscritti, che hanno svolto le attività e hanno adempiuto agli obblighi previsti, viene rilasciato un attestato di frequenza.  Secondo la legge che regolamenta i corsi di perfezionamento l’attestato di frequenza non è valutabile nell’esercizio degli uffici e delle professioni e nell’ambito della ricerca scientifica.  Recenti disposizioni riguardanti la scuola fanno pensare ad un possibile superamento di questa incongruenza: i Corsi di perfezionamento, istituiti con legge dello Stato, dotati di un direttore e di un Consiglio del Corso, che possono e devono formulare giudizi sull’operato dei corsisti, svolgono una attività ufficiale che alla fine non viene riconosciuta.  Queste difficoltà non giustificano disattenzione nei confronti dell’iniziativa assunta dalla Facoltà di Scienze la quale conserva in ogni caso una sua validità in quanto 1) rappresenta uno dei pochi tentativi, su scala nazionale, perché alla didattica sia riconosciuto lo spazio che merita come materia professionalizzante, 2) rappresenta una forma diversa e nuova di avvicinamento alla didattica delle scienze di laureati in cerca di una migliore qualificazione professionale, 3) rappresenta una occasione di incontro formale fra l’Università e il mondo della scuola.  Stanno attualmente frequentando il Corso 4 laureati!  Se il numero degli iscritti non dovesse aumentare, già con il prossimo anno la Facoltà potrebbe decidere di abbandonare la iniziativa.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1989, 2 (2), 4-6.