APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO: RESOCONTO DI UN WORKSHOP

 

Silvia Mancinelli

Scuola Elementare "Allegretto Di Nuzio", Fabriano – AN

silvia.ma@libero.it

 

Un workshop condotto da

Richard M. Felder

Hoechst Celanese Professor of Chemical Engineering, North Carolina State University

Rebecca Brent

President, Education Designs, Inc.

 

Il 16 novembre 2004 a Fabriano (AN), la città famosa nel mondo per la carta, nella bella sala dell’Oratorio della Carità ha avuto luogo un evento importante per il mondo della scuola: una giornata dedicata alla presentazione dei metodi attivi di apprendimento e del Cooperative Learning.  La presentazione del metodo e la conduzione del workshop è stata fatta da due grandi esperti e direttori del NETI: Rebecca Brent e Richard Felder. Felder ha presentato il metodo addirittura in Italiano; nel pomeriggio il worshop è stato condotto in Inglese e la traduzione in Italiano è stata fatta da Liberato Cardellini e Silvia Mancinelli.  In ciò che segue vengono riportati i punti più importanti, i suggerimenti, le situazioni e le tecniche illustrate nella giornata.

 

 

James E. Stice (The University of Texas at Austin), Rebecca Brent, Richard M. Felder, Direttori del NETI (National Effective Teaching Institute).

 

Incominciamo con la presentazione del workshop. Con i partecipanti a questo workshop verranno esaminati ed illustrati i principi di base e le tecniche dell’apprendimento attivo e cooperativo.  Verranno date risposte alle seguenti domande:

 

    Com’è possibile coinvolgere attivamente gli studenti, anche se nell’aula c’é ne sono 200?

    Quali sono i criteri importanti dell’apprendimento cooperativo e come possono essere messi in pratica?

    Che cosa dice la ricerca sull'efficacia dell’apprendimento cooperativo?

    Quali sono le maniere produttive per fare partecipare i gruppi di studenti nella lezione, in laboratorio e nei progetti?

    Come si dovrebbero formare i gruppi nell’apprendimento cooperativo?

    Quali abilità sono richieste per funzionare efficacemente nei gruppi?  Come possono acquisire queste abilità gli studenti?

    Com’è possibile valutare i diversi contributi del lavoro nei gruppi e considerarli nel voto individuale?

    Quali forme potrebbe prendere la resistenza degli studenti all'introduzione del lavoro di gruppo e come è possibile minimizzare o eliminare questa resistenza?

 

 

L’apprendimento attivo è un tipo di istruzione condotto in classe (aula) che fa partecipare gli studenti in altre attività oltre che guardare e ascoltare il docente.  Lavorando individualmente o in gruppi, gli studenti possono essere invitati a fornire le risposte a delle domande, a risolvere problemi, discutere, dibattere, riflettere, generare idee, o a formulare delle domande.

 

 

L’apprendimento cooperativo è un tipo di istruzione che fa partecipare gli studenti nei progetti di gruppo sotto certe condizioni che rispondono a diversi criteri, compresa l’interdipendenza positiva (i membri del gruppo devono fare affidamento l’uno sull’altro per portare a termine il progetto) e la responsabilità individuale per ogni parte del progetto.  Sia la scienza cognitiva che la ricerca empirica condotta in aula hanno dimostrato ripetutamente che una volta condotte correttamente, queste tecniche motivano gli studenti ad imparare, aumentano la quantità e la qualità di ciò che possono imparare con un maggior coinvolgimento nei programmi academici e migliorano gli atteggiamenti degli studenti verso la loro formazione.

 

E così il primo punto importante che si ricava da questo workshop è il seguente: se non state applicando questo tipo di metodo di lavoro nella vostra classe, pensate allora di farlo almeno occasionalmente.  Non richiede un grande esercizio creativo.  Presumibilmente di solito già interrompete la vostra spiegazione e fate una domanda. Invece di chiedere alla classe intera e dover sopportare il silenzio che segue, fate la stessa domanda, poi dite agli allievi di girarsi verso i vicini per lavorare insieme, date 30 secondi per fornire una risposta, fermate il tempo dopo i 30 secondi, invitateli a fornire varie risposte, assicuratevi che la risposta giusta sia stata trovata e pronunciata, quindi continuate la vostra spiegazione.

Vi posso assicurare che se applicherete questa modalità di lavoro soltanto per un totale di 5 minuti nel corso di una lezione di un'ora scandita da diverse attività brevi, la classe sarà molto attenta e motivata per i 55 minuti restanti.  Gli studenti saranno svegli, interessati, pensando a che cosa desiderate sapere da loro in quei cinque minuti e presteranno attenzione durante il resto della lezione, come non fanno mai quando parlate per un’ora intera.

 

 

Desidero cominciare da una ricerca che illustra perchè l’apprendimento attivo risulta essere una tecnica di insegnamento così efficace. In questo studio, gli studenti in classe hanno seguito una lezione di 50 minuti – non conosco la materia insegnata.  Era una lezione frontale tradizionale – senza nessuna attività richiesta agli studenti.  Alla fine della lezione, e senza che ne fossero a conoscenza, agli allievi è stata sottoposta una prova sull’argomento spiegato durante la lezione. I ricercatori hanno valutato la prova ed hanno tracciato la percentuale delle risposte corrette ad ogni domanda in funzione del momento in cui le informazioni erano state presentate.  Qui è indicato l'inizio della lezione t = 0 e qui la fine della lezione t = 50 minuti.  Potete indovinare a che cosa assomiglia la curva ?

 

 

Ecco.  La capacità di ritenere informazioni da parte degli allievi sale per i primi dieci minuti.  Sapete bene come è l’inizio di una lezione – gli allievi sistemano libri, comunicano tra loro circa il lavoro svolto a casa o parlano di cosa fare sabato sera e rivolgono gradualmente la loro attenzione all’insegnante.  La capacità di ritenere informazioni è ad un massimo di circa 70%.  Ma mentre la lezione procede, la loro attenzione diminuisce molto rapidamente e per la fine della lezione la capacità di ritenere informazioni è scesa al 20% – anche se questi sono gli argomenti che hanno sentito più recentemente.

 

 

Ora, perchè questo accade?  Credo che sia perché gli studenti sono esseri umani… e gli esseri umani non sono biologicamente programmati per mantenere l’attenzione troppo a lungo se restano passivi.

 

Dunque state tenendo una lezione e dopo alcuni minuti quando l’attenzione comincia a calare proponete una breve attività – mettete gli studenti in gruppi o per rispondere ad una domanda o per cominciare a trovare la soluzione di un problema o per generare una lista di qualcosa o per qualunque altra attività.. e allora il livello di attenzione risalirà.  Allora ricominciate a parlare e negli allievi l’attenzione ricomincerà a calare, e dopo 10 o 15 minuti riproporrete un’altra attività e l’attenzione risalirà.  Ora la loro capacità di ritenere informazioni si aggira intorno al 70%, il che è probabilmente il miglior risultato che possiate sperare, invece di scendere esponenzialmente al 20%, più o meno.  E questo è appunto uno dei motivi per cui suggeriamo l’apprendimento attivo – mantiene gli allievi svegli (a volte letteralmente) – e conduce ad un maggior livello di apprendimento rispetto ad una lezione totalmente passiva.

 

 

Questo ci conduce ad una domanda: che cosa potete chiedere agli studenti di fare in queste attività?  Vi suggerisco alcune, ma non tutte le possibilità.  Poi vi mostrerò un video su come questo metodo viene applicato in una classe reale.

 

Notare che non si dice mai "risolvere un problema."  La maggior parte dei problemi nei vostri corsi richiedono più di 3 o 5 minuti per essere risolti completamente e voi non volete che queste attività durino più a lungo.  Quindi dovete suddividere il problema in parti più piccole e lavorare su una parte per volta.

 

Un altro ottimo esercizio di apprendimento attivo consiste nel generare domande.  Se la vostra classe è come la maggior parte delle classi, quando chiedete "avete delle domande?", gli studenti non avranno domande.  Perché?  È forse perché hanno capito tuto ciò che avete detto? Ovviamente no.  È perché non vogliono provar l’imbarazzo magari facendo una domanda "stupida" e quindi se non fanno domande non rischiano niente … ma voi non sapete se vi stanno seguendo o se si sono persi.  Invece supponete di dire, "BENE, ora giratevi verso il vostro compagno.  Vi darò 30 secondi per pensare a due buone domande riguardo a ciò di cui vi ho parlato negli ultimi 20 minuti. Potete cominciare. "

 

Quando dico di raccogliere alcune risposte, intendo dire di invitare alcuni allievi a dirvi che cosa hanno elaborato.  Quello che voi generalmente non VOLETE fare è chiedere semplicemente dei volontari.  Se infatti normalmente fate così, tutti gli studenti sapranno che possono stare passivamente seduti perché presto o tardi qualcun'altro fornirà la risposta.

 

Una variante delle esercitazioni in cui gli studenti lavorano individualmente e poi confrontano il ragionamento in coppia per confrontare le risposte e quindi formularne insieme di migliori è la coppia che condivide il ragionamento (Think-pair-share).

 

Riguardo a "finire il programma," in primo luogo vorrei chiedervi di pensare allo scopo dell’insegnamento.  Io affermo che non si tratta di finire, ma di apprendere.  Non importa dove arrivate col programma.  Se gli allievi non imparano, voi non siete riusciti come insegnanti.  Se non su tutto, la scienza cognitiva concorda almeno sul fatto che gli individui imparano attraverso la pratica e il feedback – quindi facendo, attraverso correzioni e suggerimenti e riprovando ancora.  Con queste brevi esercitazioni state dando agli allievi la possibilità di fare e di ricevere un feedback immediato su ciò che voi volete essi facciano nei compiti e negli esami.  Probabilmente impareranno più in cinque minuti di attività che nei 55 minuti restanti della lezione.

 

 

Perderete il controllo della classe? No. Ne avete il pieno controllo.  Decidete voi quando applicare le tecniche di apprendimento attivo, cosa chiedere, quanto tempo concedere, quante risposte volete raccogliere, ecc.  Potreste aver bisogno di stabilire un segnale per indicare quando il tempo è finito, specie in una classe numerosa – io di solito batto le mani – ma non mi è mai capitata una classe in cui sono occorsi più di 5 minuti per ottenere di nuovo l’attenzione degli allievi.  Guardate i video che vi mostrerò tra un minuto e giudicate voi stessi se gli allievi sono fuori controllo.

 

Gli studenti contesteranno le esercitazioni di apprendimento attivo?  Forse qualcuno, ma se osserverete alcune precauzioni che vi dirò alla fine di questa presentazione, sarà solo un piccolo numero e le proteste svaniranno nel giro di poco tempo.

 

C’è una nuova esercitazione che desidero illustrare.  È denominata TAPPS (Thinking-aloud-pair-problem-solving, Pensare ad alta voce in coppia in una situazione di problem solving).

 

TAPPS è un'esercitazione più lunga delle altre cui ho accennato, e per questo motivo la svolgo soltanto tre o quattro volte in un corso.  Di solito la propongo quando incontro un problema complesso nel testo o in una dispensa.  Se gli allievi realmente capiscono come risolvere questo problema, avranno capito tutto ciò che ho cercato di insegnare loro nelle quattro settimane precedenti.  Ma naturalmente loro non capiscono la soluzione, perchè se anche consultano il libro di testo, lo leggono come un romanzo piuttosto che pervenire alle soluzioni riga dopo riga, e cercare di capire ogni passaggio prima di procedere a quello successivo.

 

Un'esercitazione molto facile e molto efficace è il cosiddetto “minute paper”.  Interrompete le attività di classe due minuti prima della fine dell’ora, dite agli studenti di rispondere alle due domande su un foglio di carta, e dite che le loro risposte sono i loro biglietti di uscita.  Quindi raccogliete i fogli mentre gli allievi se ne vanno.  Leggete rapidamente le loro risposte, cercando modelli ricorrenti.  I loro "punti principali" vi diranno se hanno capito le idee essenziali che avevate presentato.

 

Richard M. Felder, Ph.D., è Hoechst Celanese Professore Emerito di Ingegneria Chimica alla North Carolina State University, Raleigh, North Carolina. È coautore di Elementary Principles of Chemical Processes (3rd Edition, John Wiley & Sons, 2000), che viene usato come libro di testo in più di 100 università negli USA e in molte istituzioni internazionali da più di venti anni. Ha pubblicato oltre 200 lavori di ingegneria dei processi chimici e di didattica ed ha presentato centinaia di seminari, workshops e corsi brevi per istituzioni di ricerca sia nelle università che nelle industrie, negli USA e all’estero.

 

Il dr. Felder ha conseguito la laurea B.Ch.E. nel City College di New York nel 1962 e il Ph.D. in Ingegneria Chimica nell’università di Princeton nel 1966.  Ha lavorato per l’Atomic Energy Research Establishment (Harwell, England) e nel Brookhaven National Laboratory prima di diventare professore nella North Carolina State nel 1969.  Vincitore del R. J. Reynolds Award for Excellence in Teaching, Research, and Extension nel 1982, dell’AT&T Foundation Award for Excellence in Engineering Education nel 1985, del Chemical Manufacturers Association National Catalyst Award nel 1989 e del premio ASEE Chester F. Carlson per l’Innovazione della didattica nell’Ingegneria, nel 1997.  Nel 2002 ha vinto il premio AIChE Warren K. Lewis per i suoi contributi alla didattica dell’Ingegneria Chimica, il premio ASEE Chemical Engineering Division Lifetime Achievement per la conoscenza Pedagogica e numerosi premi nazionali e regionali per le sue pubblicazioni sulla didattica dell’ingegnera.  Molte delle sue pubblicazioni si possono trovare all’indirizzo: <http://www.ncsu.edu/effective_teaching>.

 

Rebecca Brent, Ed.D., è Presidente dell’Education Designs, Inc., una ditta di consulting in Cary, North Carolina.  I suoi titoli accademici sono stati ottenuti nel Millsaps College (B.A., 1978), nel Mississippi State University (M.Ed., 1981), e Auburn University (Ed.D., 1988).  I suoi interessi includono gli sviluppi nell’insegnamento delle scienze e dell’ingegneria, la simulazione e i multimedia nella formazione degli insegnanti.

 

Fino al dicembre 1996 la dott.ssa Brent è stata professore associato all’East Carolina University, dove ha insegnato corsi undergraduate e graduate del linguaggio delle arti, corsi di pianificazione del curriculum, organizazione e gestione della classe.  Ha organizzato e diretto Teachers Learning Collaboratively, un gruppo accademico che ha studiato pratiche di insegnamento efficace e ha favorito cambiamenti e miglioramenti nell’insegnamento universitario.  Nel 1990 ha ricevuto il premio Research Article dall’Organization of Teacher Educators in Reading e il premio 1993-94 East Carolina Alumni Association Teaching Excellence.

 

Separatamente e insieme, Drs. Felder e Brent hanno presentato molto più di 100 workshops e seminari sull’insegnamento efficace, progetto di corsi, formazione e supporto di nuovi professori universitari, sviluppi del corpo docente nelle scienze e nella tecnologia, nelle università degli Stati Uniti, in Europa, Asia, Sud America e Sud Africa.  Hanno co-diretto e facilitato l’annuale National Effective Teaching Institute condotto sotto gli auspici dell’American Society for Engineering Education.